Segnali di recessione all’orizzonte

La guerra in Ucraina ha riacceso un segnale d’allarme, che le varie economie globali speravano di non vedere più dopo la crisi immobiliare del 2007 e quella causata dalla pandemia.

Uno spettro si aggira per l’Europa, è lo spettro della recessione. Secondo gli esperti tutti i segnali sembrano portare verso questa strada: lo afferma uno studio di Bloomberg. Secondo le analisi rilevate, la rinnovata depressione economica potrebbe influire in maniera molto negativa sul percorso intrapreso dalla Federal Reserve. I rendimenti dei Treasury USA sono precipitati tanto da generare una situazione “invertita”: i tassi a breve termine superano quelli con scadenze più dilatate nel corso del tempo. Anche i costi dell’energia sono saliti in maniera davvero drammatica. Pertanto i dati non danno adito a molte speranze.

Segnali di recessione all’orizzonte – tuttogratis.it

Si sono realizzati i tre fattori che sono soliti condannare l’economia americana ad una recessione: una curva dei rendimenti “al contrario”, uno shock dei prezzi delle materie prime o un’inasprimento della Fed. In questo caso, si sono verificate tutte e tre le situazioni!
Si deve anche sommare un nefasto aumento dei prezzi per quanto riguarda i generi alimentari. Attualmente, secondo gli economisti di Goldman Sachs, le probabilità di una recessione si aggireranno, entro il 2023, intorno al 35%. Bank of America ha confermato la previsione per quanto riguarda l’anno prossimo.
Le speranze di crescita maturate negli ultimi mesi – quando la situazione pandemica ha cominciato a placarsi – sono attualmente stroncate.

La situazione in Europa è peggiore, ma non è una disfatta completa

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Per quanto riguarda il mercato europeo, le previsioni sono ancora più pessimiste. I primi a cadere sotto questa recessione saranno i consumi delle famiglie: un aumento dei prezzi dei generi di prima necessità – come alimenti ed energia – non può che dettare questo modo di comportarsi da parte delle persone, che hanno paura di spendere. Inoltre, si stima una grave crisi energetica, a causa dell’interruzioni degli approvvigionamenti.

Gli unici settori che sembrano aver resistito a questa disfatta su tutti i fronti sono quello energetico e quello minerario. La situazione potrebbe rimanere stabile, a meno che il tasso d’inflazione che si verrà a verificare non sia così altro da annichilire tutti i consumi.
Anche le azioni legati ai settori chimico, agricolo, sanitario e pubblico stanno dimostrando una buona tenuta.
Dimitris Valtsas di Greenmantle consiglia di investire negli immobili, poiché durante le peggiori crisi economiche del secolo scorso, l’edilizia abitativa ha avuto una buona tenuta.

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