Referendum contro la casta: i moduli spesso non si trovano

Se ne parla dall’inizio del mese di luglio e sono stati messi sotto accusa i media tradizionali per non aver dato il giusto eco alla vicenda: si tratta del referendum contro la casta, proposta dal movimento Unione popolare, che sta accendendo gli animi di questa politica estiva nostrana. Messo sicuramente in secondo piano sui giornali italiani dal ritorno in campo di Silvio Berlusconi, che cerca di riportare lustro al suo partito tornando al vecchio nome Forza Italia, il referendum ha creato però un vero e proprio tam tam in rete, utilizzando come mezzi privilegiati i social network, in primis Facebook.
Come vuole procedere questa iniziativa contro i benefici della casta politica? La proposta è quella d’abolire la diaria, ovvero il rimborso che ogni parlamentare riceve in busta paga per il trasferimento a Roma durante i giorni in cui si riuniscono Camera e Senato. In totale si aggirerebbe intorno ai cinquemila euro mensili, cioè quasi un terzo della cifra che ogni mese portano a casa. Si parla già di rivoluzione gentile, ma è già giallo sulle schede per le firme, spesso irreperibili nei vari Comuni d’appartenenza. A denunciare il fatto è stato il quotidiano Repubblica, che ha parlato anche di funzionari spesso ignari dell’iniziativa quando i cittadini si recano negli uffici comunali per aderire. Ci vogliono 500mila firme per presentare il quesito in Cassazione e intoppi di questo tipo non facilitano certo il compito di chi vuole intervenire su alcuni privilegi politici.
Sul sito ufficiale dell’Unione popolare tutto sembra funzionare a dovere, con il modulo scaricabile in formato pdf, con tanto d’istruzioni per la raccolta e moduli da salvare direttamente sul proprio pc. La macchina burocratica insomma sembra incepparsi e lasciare ancora una volta dietro di sé, come unica vittima, la volontà popolare, che ormai viaggia sul filo della rete, forse ancora troppo veloce per i tempi della politica. Sempre sul sito internet del movimento si legge che, in data 12 maggio, sono stati mandati i moduli per il referendum in 8.000 comuni d’Italia, con poste italiane, tutti con lettere d’accompagnamento firmate dalla leader Maria Di Prato. Ultimo barlume di speranza, l’intervento diretto del cittadino, che, alla mancata ricezione del modulo da parte del proprio comune, può farlo richiedere all’indirizzo referendum@unionepopolare.eu.
Tutti i cittadini possono poi dare un loro contributo alla raccolta firme, con la possibilità d’organizzare banchetti per la raccolta firme nei propri comuni. Sarà stato sicuro un problema di ricezione e di comunicazione ma c’è anche chi vede dietro questi intoppi la mano invisibile di una casta ancorata ai propri privilegi. In rete un altro spettro aleggia sopra l’iniziativa popolare: c’è chi mette in discussione la validità legale dell’iniziativa. “Prima di parlare dovrebbero leggere la normativa. E’ tutto valido, andiamo avanti” rispondono da Unione Popolare, ma su una pagina Facebook precisano: secondo la normativa che regola i referendum, nel 2013 finirà l’attuale legislatura quindi nel corso dell’anno precedente, il 2012, non è possibile presentare una richiesta di referendum. Per ora sembra una strada in salita ma la stessa Di Prato ha annunciato un incontro in Cassazione per mettere in chiaro la vicenda.
sab 16/07/2012 da Simona Buscaglia in Referendum.
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