Politici e scorte: dopo Gianfranco Fini tocca a Roberto Calderoli

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Tempi duri per i politici italiani e le loro scorte: dopo la polemica innescata da Libero intorno a Gianfranco Fini, il quale ha chiesto che vengano riviste le norme per la sua protezione dopo la notizia delle stanze d’albergo pagate per le vacanze estive alle forze dell’ordine che lo seguono, tocca ora a Roberto Calderoli finire nel tritacarne mediatico. Il senatore della Lega Nord infatti si è visto togliere lunedì scorso il presidio fisso di otto uomini nella villa da lui posseduta sui colli di Mozzo, in provincia di Bergamo: costo complessivo per le tasche dei cittadini, 900 mila euro.
Il servizio predisposto a tutela dell’ex ministro dell’ultimo governo Berlusconi vedeva appunto impegnati ogni giorno otto uomini tra carabinieri, poliziotti e finanzieri, che dovevano restare di guardia davanti alla villa anche quando Calderoli era assente della sua dimora: tale scorta, o meglio tale presidio, era stato disposto dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Bergamo, a seguito della famosa maglietta provocatoria contro l’Islam con una caricatura di Maometto, il quale attirò l’ira funesta degli estremisti quando l’esponente della Lega la mostrò in diretta televisiva. Come dire, lui fa le cavolate e poi i cittadini gli devono pagare la protezione. Va detto che l’ex ministro ha anche in aggiunta una scorta personale, formata da altri 8 agenti, quattro a Roma e quattro a Bergamo, che invece è stata mantenuta.
Calderoli ha spiegato la vicenda del suo presidio al quotidiano L’Eco di Bergamo, negando che la decisione sia stata presa sull’onda delle polemiche che hanno investito il Presidente della Camera Fini: ‘Sono tornato un uomo libero. È una decisione che non fa seguito alle polemiche sulla scorta del presidente Fini, ma concordata una decina di giorni fa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, nell’ottica di un ridimensionamento generale delle scorte. A tutti è stato abbassato di un grado il livello di sicurezza, e trovo che sia giusto‘. Ci chiediamo a questo punto perché nella famigerata spending review non sia stata rivista da subito la politica delle scorte, tagliando quelle superflue e mantenendo solo quelle destinate alle personalità che corrono davvero rischi per la loro sicurezza, senza aspettare che siano i giornalisti a scovare le magagne. Una domanda di cui forse già conosciamo la risposta.
gio 20/08/2012 da Giulio Ragni in Costi della politica, Gianfranco Fini, Roberto Calderoli.
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