Fli perde pezzi. Fuori anche Pontone. A rischio i numeri in Senato

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La decisione di Fini di affidare la presidenza del nuovo partito FLI – Futuro e Libertà - ad Italo Bocchino, sta provocando una fuga di politici: dopo Giuseppe Menardi, è infatti venuto il turno di Franco Pontone. Pontone, l’ex tesoriere di Alleanza Nazionale già coinvolto nel caso della casa di Montecarlo, avrebbe deciso di tornare al gruppo del Popolo della Libertà; sebbene non ci sia ancora ufficialità, il politico avrebbe già informato della propria decisione il capogruppo del FLI al Senato, Pasquale Viespoli.
Ma Fini non ci sta e sostiene che le cause del disastro sono esterne. Quali? Ovviamente il suo arcinemico Silvio Berlusconi, che avrebbe messo in atto una nuova compravendita di parlamentari. Lo sfogo di Fini in una lettera al Secolo d’Italia.
‘Sarebbe davvero inutile negare l’evidenza: il progetto di Futuro e Libertà vive un momento difficile, sta attraversando la fase più negativa da quando, con la manifestazione di Mirabello, ha mosso i primi passi’, così scrive Fini al Secolo d’Italia.
E poi: ci sono ‘Tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente’. Quali sarebbero queste armi seduttive? Ovviamente i soldi. Poi la promessa di incarichi istituzionali ed infine anche cose piuttosto grottesche, come ospitate in trasmissioni Mediaset ed interviste ai TG del Biscione.
L’addio di Pontone riduce così a 9 i senatori Fli che per formare un gruppo devono essere almeno 10. Altri politici sarebbero comunque in pole position per andarsene dal partito gestito da Fini e Bocchino dopo la linea lanciata nella prima assemblea costituente tenutasi a Milano la scorsa settimana: tra i ‘sovversivi’ si fanno i nomi di Mario Baldassarri e Maurizio Saia. Saia, infatti, dichiara di stare valutando la situazione, contestando il clima e l’organigramma emerso dal congresso costituente del partito. Baldassarri, a sua volta, secondo quanto dichiarato a Il Velino, si dice ‘in profonda riflessione’.
Se tutti e quattro i politici decidessero di abbandonare il partito, Futuro e Libertà non avrebbe nemmeno i numeri per costituire un gruppo parlamentare a Palazzo Madama.
Gianfranco Fini, dopo la prova di forza alla Camera del 14 dicembre scorso, sta perdendo, pezzo dopo pezzo, tutti i suoi uomini, anche quelli, come Luca Barbareschi, che avevano condiviso con lui i passaggi chiave della sua fuoriuscita dal PdL. Gli rimane, però, ancora l’ufficio di presidenza di Montecitorio, che gli consente di indirizzare il dibattito parlamentare e mettere i bastoni tra le ruote della maggioranza.
gio 17/02/2011 da Serena Lena in Futuro e Libertà, Gianfranco Fini, Senato.













