Elezioni Quirinale 2013: Giorgio Napolitano di nuovo Presidente della Repubblica [FOTO]

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Giorgio Napolitano rieletto Presidente della Repubblica

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Giorgio Napolitano è nuovamente Presidente della Repubblica. Un lungo applauso a scrutinio ultimato, con i parlamentari che si sono alzati in piedi per celebrare la riconferma di Giorgio Napolitano al Quirinale, eccetto gli appartenenti del M5S. Sono stati 738 i voti per il presidente uscente, dieci in meno rispetto a quanto previsto dagli analisti, andati al principale sfidante Stefano Rodotà, che ha ottenuto 217 voti. Napolitano ha ottenuto i voti di Pd, Pdl e Scelta Civica, mentre Sel e Fratelli d’Italia si sono sfilati. No assoluto del M5S, con Grillo che ha parlato di golpe da parte della ‘Casta’, ed ha invitato la popolazione a raggiungere Roma per protestare contro il Palazzo. Rodotà in un comunicato si è dissociato da qualsiasi ipotesi di ‘marcia su Roma’ paventata dal M5S. Una grande folla si è riunita sin dal primo pomeriggio, e si temono tensioni per la rielezione di Napolitano voluta dalla maggioranza della classe politica, cosa mai accaduta prima nella storia del nostro paese: dalla piazza urlano slogan come ‘vergogna‘ e ‘Italia libera‘, e lo spazio al di là delle transenne è ormai pieno, come mai si è visto in questi tre giorni di elezioni.

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Asfissiante era stato stamane il pressing su Napolitano da parte non solo del Partito Democratico, ma anche da Pdl e Scelta Civica, che già nelle settimane precedenti si erano detti a favore della rielezione. Giorgio Napolitano aveva rilasciato una nota prima della sesta elezione dichiarando: ‘Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità‘.

Alle ore 14 e 30 Giorgio Napolitano ha infatti sciolto la riserva chiedendo però ai partiti di assumersi la responsabilità di formare un governo subito dopo, e voci di corridoio parlano già di un possibile esecutivo guidato da Giuliano Amato o Enrico Letta. Oggi più che mai Napolitano è Re Giorgio.

GR

Quinta fumata nera: reincarico a Napolitano?

Nulla da fare anche dopo la quinta votazione per il Presidente della Repubblica, si voterà per il sesto scrutinio alle 15. Non ci sono state grandi novità con la maggioranza dei partiti che ha deciso di votare scheda bianca, (445, 17 le nulle), e M5S e Sel che ha appoggiato Stefano Rodotà. L’ex garante della Privacy ha ottenuto 210 voti, seguito da 20 voti per Giorgio Napolitano, 15 per Rosario Monteleone (Udc, Liguria), 9 per Emma Bonino, 3 per Anna Maria Cancellieri. Quello che però emerge fuori da Montecitorio è la notizia di una possibile rielezione di Giorgio Napolitano: Bersani, Berlusconi e una delegazione dei grandi elettori regionali si è recata al Colle per chiedere all’attuale Presidente di rendersi disponibile a una rielezione. Il presidente uscente ha sempre detto di aver terminato il suo settennato, ma davanti alle pressioni di tutti i partiti potrebbe cedere: si attende per il primo pomeriggio la risposta di Napolitano. Se dovesse dare il suo assenso, potrebbe avere i voti già dalla prossima votazione per un mandato bis.

Dopo caos scoppiato tra le fila del Pd, non sarà neanche questa la volta buona. La mancata elezione di Romano Prodi che avrebbe dovuto compattare il Partito Democratico ha invece accelerato lo sfascio: l’ex premier non solo non ha raggiunto il quorum, ma non ha preso neanche tutti i voti del partito, con 101 grandi elettori che hanno dirottato il loro voto su altri candidati o hanno scelto scheda bianca.

Dopo le dimissioni di Rosy Bindi e Pier Luigi Bersani, i democratici hanno deciso di votare scheda bianca per prendere tempo e decidere il da farsi: stessa scelta per Scelta Civica che ha proposto Anna Maria Cancellieri e potrebbe trovare i voti sia del centrodestra che di una parte dei centrosinistra. Il Pdl ha deciso nella riunione della mattinata di non partecipare al quinto scrutinio: per il partito di Silvio Berlusconi ci vuole un candidato condiviso. Il M5S invece voterà compatto Stefano Rodotà, così come Sel.

Dopo il fallimento di Franco Marini e il naufragio di Prodi, il Pd è sull’orlo del disastro: in molti vorrebbero appoggiare l’ex garante della Privacy, ma sono altrettanti quelli che non lo voterebbero. La spaccatura è conclamata: si attende un nuovo incontro tra i grandi elettori dopo la quinta votazione per capire che direzioni prendere. Bersani incontrerà anche Mario Monti alla ricerca di un nome che possa mettere d’accordo.

Quasi tutti gli schieramenti però sembrano voler prendere tempo: Scelta Civica e Lega Nord hanno scelto scheda bianca, come il Pd, almeno nelle intenzioni. Il Pdl non partecipa alla quinta votazione: a votare solo M5S e Sel.

L.C.

Quarta votazione: Prodi non ce la fa

Nulla da fare per il quarto scrutinio dell’elezioni per il Quirinale; nemmeno da questa votazione è uscito il nome del nuovo presidente della Repubblica. Prodi non raggiunge il quorum dei 504 voti e sabato mattina si torna in aula per la quinta votazione. Il candidato del centro sinistra si ferma a 395 voti, a ben 109 di distanza dalla soglia da raggiungere. Rodotà porta a casa 213 preferenze, mentre la Cancellieri 78. Le carte sono ancora tutte in tavola.

“Prodi”, “R. Prodi”, “Romano Prodi”, “Prodi Romano”, “Prodi R.”, queste le modalità con cui è stato votato Romano Prodi sulle schede compilate dai parlamentari. Secondo gli analisti del voto, si tratta di un metodo con cui i sostenitori di Prodi valutano il contributo all’elezione da parte dei vari gruppi del centro sinistra, cioè vendoliani, renziani, eccettera. Prodi si ferma, dunque, a 395 preferenze, mentre Rodotà è salito a 213, ottenendo una sessantina di voti in più; la Cancellieri, sostenuta da Scelta Civica, incassa ben 78 voti.

Un nulla di fatto, dunque, per questa quarta votazione anticipata da critiche e proteste. Il centro destra si è astenuto dal votare ed è sceso in piazza per protestare contro la candidatura di Romano Prodi, proposta dalla coalizione di centro sinistra. Davanti a Montecitorio si sono riuniti molti esponenti del PDL, tra cui Daniela Santanché, Stefania Prestigiacomo, Elio Vito, Raffaele Fitto, Denis Verdini, Daniele Capezzone, Franco Carraro e Mara Carfagna. In aula, invece, si è presentata Alessandra Mussolini con indosso un’eloquente t-shirt con scritto “Il diavolo veste Prodi”. La presidente della Camera, Laura Boldrini l’ha ripetutamente richiamata all’ordine, ma la parlamentare piediellina non ha desistito; alla fine, la deputata è stata allontanata dai commessi.

T.T.

Elezioni Quirinale 2013, terza fumata nera: al via la quarta votazione

Fumata nera anche alla terza votazione per il nuovo Presidente della Repubblica. Nessuno dei candidati ha raggiunto il quorum, ma i numeri danno qualche notizia interessante: 465 le schede bianche, 47 le nulle, in testa Stefano Rodotà che tocca i 251 voti, il numero maggiore dall’inizio delle elezioni. Seguono Massimo D’Alema a 34 e Romano Prodi a 22: dieci voti per Giorgio Napolitano e 9 per Anna Maria Cancellieri. Tutto rinviato al quarto scrutinio che inizierà alle 15.30. Quello che emerge è che i due maggiori partiti hanno preso tempo: il Pd aspetta la quarta votazione per spingere il suo candidato, Prodi, mentre il Pdl si riunirà intorno alle 14.30 per decidere se sostenere la Cancellieri.

Intanto, Stefano Rodotà è stato raggiunto in mattinata dai capigruppo M5S e ha spiegato che se la sua candidatura fosse di impedimento a un accordo su un altro nome, lascerebbe via libera. Il MoVimento però ha ribadito che in queste condizioni non voteranno mai per Prodi, come si sussurra nei corridoi di palazzo: è l’ex garante della Privacy il loro candidato e tale rimarrà.

L’elezione di Prodi però potrebbe non arrivare alla quarta votazione: per il nuovo Capo dello Stato servono ora 504 voti: 450 quelli “sicuri”, a meno di defezioni tra i 330 dei senatori e deputati del Pd, 37 di Sel e 23 dei delegati delle regioni. Mancano i voti di Scelta Civica che propone un suo candidato e sicuramente non ci saranno quelli del Pdl, atteso per un incontro a Palazzo Grazioli prima della votazione pomeridiana.

La sfida potrebbe essere davvero a tre. Oltre a Rodotà e Prodi, Scelta Civica ha avanzato la candidatura della Cancellieri e potrebbe trovare l’appoggio anche del centrodestra. “Siamo interessati ugualmente al dialogo con la sinistra e con la destra”, ha commento Monti ai microfoni del TgLa7. Se in mattinata erano circolate le voci di un possibile ritiro della candidatura di Rodotà, è lo stesso Beppe Grillo a escluderla. “Ho parlato con lui, non si ritira. Il nostro candidato è il signore e professore Rodotà. È un signore che ha dato la sua disponibilità, uno che è rimasto fuori dai giochi”, ha ripetuto il leader dei 5Stelle durante un comizio a Manzano, in provincia di Udine.

Il nome di Prodi ha poi scatenato la netta opposizione di tutto il centrodestra. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha parlato di una candidatura che “unisce il Pd e divide l’Italia. Vanno contro lo spirito della Costituzione e trattano l’elezione del presidente come il congresso del Pci e il Quirinale come se fosse una sede di partito. È chiaro che ci comporteremo di conseguenza”. L’offensiva da destra è partita anche da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia che ha invitato con un tweet i simpatizzanti del partito a recarsi davanti a Montecitorio alle 15 per contestare la candidatura di Prodi.

La terza votazione ha visto uno scenario molto diverso rispetto alla prima giornata. Se centrosinistra e centrodestra scelgono scheda bianca, il M5S sostiene il suo candidato, Stefano Rodotà. Dopo la bocciatura di Franco Marini, candidato Pd condiviso con il Pdl, e soprattutto dopo la spaccatura interna al Partito Democratico e le manifestazioni di protesta della base, Pier Luigi Bersani cambia strategia e candida Romano Prodi: l’ex premier è stato scelto dall’assemblea dei grandi elettori Pd e votato all’unanimità e sarà il nome che voteranno alla quarta votazione, quando cioè non sarà più necessaria la maggioranza dei due terzi. Il nome di Prodi è più che inviso al centrodestra: si tratta pur sempre dello storico avversario di Silvio Berlusconi e questo la dice lunga sul cambio di strategia dei democratici. La scelta è dunque caduta su un nome in grado di ricompattare il Pd e che non dispiace al M5S.

Se è vero che i pentastellati sosterranno il loro candidato, Rodotà, è anche vero che Prodi potrebbe aprire uno spiraglio di dialogo: il professore si è piazzato ottavo nella lista finale delle Quirinarie e quindi è un nome condiviso da una parte della base. Non è detto perciò che qualcuno dei 5Stelle possa votarlo e quindi dare i numeri per l’elezione di Prodi alla quarta votazione.

C’è però anche il nome di Anna Maria Cancellieri: Mario Monti ha infatti candidato il ministro dell’Interno come suo nome per il Colle e lo voterà alla quarta votazione. Il nome dell’ex prefetto potrebbe convogliare su di sé i voti del centrodestra, portando a uno scontro a due.

L.C.

Seconda fumata nera, attesa per la terza votazione

Il secondo scrutinio per le elezioni del Quirinale 2013 si è concluso, al pari del primo, con un nulla di fatto. Infatti, il PD e il PdL stavolta hanno deciso di non convergere le loro preferenze su Franco Marini, ma di lasciare le schede bianche. Il numero di queste ha superato la soglia di 335. Si è venuta a creare così una situazione piuttosto paradossale, che ha visto dare dei voti a dei nomi anche inaspettati. Uno dei nomi emersi nel corso dello spoglio è stato quello di Rocco Siffredi. Accanto a questo anche quello di Giovanni Trapattoni. Non mancano altri uomini sportivi, come Roberto Mancini e Gianni Rivera. Una preferenza anche per Sophia Loren. Il segretario del PD ha dichiarato che bisogna prendere atto di una fase nuova e sarà proprio responsabilità del suo partito avanzare una proposta al Parlamento, decisa con metodo democratico.

Candidato 2° scrutinio
Stefano Rodotà
230
Sergio Chiamparino
90
Massimo D’Alema
38
Franco Marini
15
Alessandra Mussolini
15
Romano Prodi
13
Emma Bonino
10
Sergio De Caprio
9
Cosimo Sibilia
7
Rosi Bindi
6
Paola Severino
5
Sergio Chiamparini
4
Giorgio Napolitano
4
Pierluigi Bersani
4
Anna Finocchiaro
4
Silvio Berlusconi
4

Anche il primo scrutinio è stato senza un esito positivo. Franco Marini, con 520 preferenze, non è riuscito a raggiungere il quorum richiesto di 672 voti. Alla fine dello spoglio, le preferenze espresse per gli altri candidati, sommate alle schede bianche, hanno raggiunto un numero molto elevato. Per questo motivo Marini non è riuscito ad ottenere i voti necessari per essere eletto. Secondo, in ordine di voti, si è collocato Stefano Rodotà (243 schede a suo favore). In terza posizione c’è l’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Grande ilarità in aula per tre preferenze “particolari”: in una scheda è stato scritto il nome del Conte Mascetti, di “Amici miei”, in un’altra c’era il nome di Valeria Marini. In una terza scheda qualcuno ha scritto il nome di Veronica Lario, l’ex moglie di Silvio Berlusconi. In realtà, secondo i risultati dello scrutinio, si può capire che il nome di Marini, che doveva rappresentare il frutto di un accordo tra PD e PdL, non ha ottenuto il seguito sperato dai due schieramenti politici. Quasi sicuramente ciò deriva dai disaccordi interni tra varie aree del Partito Democratico, come era emerso nelle ultime ore.

Le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica sono iniziate stamattina, dalle 10, quando il Parlamento si è riunito in seduta comune per votare. Due le votazioni previste per la prima giornata: per le prime tre è richiesta la maggioranza dei due terzi e solo alla quarta si passerà alla maggioranza relativa. La sfida al momento è tra Franco Marini e Stefano Rodotà: il nome dell’ex presidente del Senato è stato scelto congiuntamente da PD e PdL: il nome delle larghe intese, quello condiviso, che ha trovato d’accordo anche Scelta Civica, ha però spaccato il Partito Democratico. Nella riunione dei gruppi parlamentari tenuta mercoledì sera, il centrosinistra si è diviso. SEL ha chiarito subito che voterà per Rodotà, candidato anche del MoVimento 5 Stelle. Lo stesso PD non è d’accordo sul suo candidato: la sua candidatura è stata votata da 222 delegati, 90 i no.

Ecco le votazioni precise che riguardano i candidati più influenti usciti dal primo turno elettorale

Candidato 1° scrutinio
Franco Marini
521
Stefano Rodotà
240
Sergio Chiamparino
41
Romano Prodi
14
Emma Bonino
13
Massimo D’Alema
12
Giorgio Napolitano
10
Anna Finocchiaro
7
Franco Marino
2
Mario Monti
2

Se la sinistra è divisa con Nichi Vendola che chiude a ogni possibile accordo con il centrodestra anche sul Presidente della Repubblica, il PdL è compatto: voterà Marini e lo farà senza nessuna divisione interna. Anche la Lega Nord ha deciso di votare per Marini. Ora si attendono i numeri delle prime votazioni per capire se sarà lui il dodicesimo Presidente della Repubblica.


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sab 20/04/2013 da LorenaCacace in elezioni, Presidente della Repubblica.

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maria grazia idda
maria grazia idda 20 April 2013, 14:48

i nostri politici ancora… ci fanno vergognare di essere italiani….

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