Catturato un assassino in America: un suo tatuaggio raccontava un omicidio irrisolto

I tatuaggi, segni indelebili che si imprimono sulla pelle, rappresentano sempre qualcosa che ha segnato la nostra vita e non vogliamo dimenticare. Possono essere nomi di persone chiave della nostra vita, o frasi importanti, o ancora più spesso disegni, simboli di una parte della nostra vita che desideriamo portare sempre con noi non solo nei ricordi, ma anche sulla pelle, in modo che tutti la possano vedere. Certo, se sei un assassino forse è meglio se non tatui un omicidio che hai commesso, nemmeno se lo fai in maniera simbolica.
I tatuaggi, per i criminali, hanno spesso un significato ‘rituale’, di appartenenza ad un gruppo. Pensiamo agli yakuza, i mafiosi giapponesi, il cui numero di tatuaggi sul corpo indica l’importanza assunta all’interno dell’organizzazione; ma non solo in Giappone i membri di un ‘clan’ usano tatuare il proprio corpo con simboli inerenti il loro ‘mestiere’, e infatti la polizia di Los Angeles usa registrare non solo le impronte dei criminali arrestati, ma anche fotografare i loro tatuaggi.
L’agente Kevin Lloyd stava per l’appunto effettuando un controllo di routine sulle foto dei vari criminali arrestati negli anni, quando si è imbattuto in un’immagine che gli ha fatto squillare il classico campanello d’allarme.
La foto ritraeva Anthony Garcia, membro della gang Rivera 13, vecchia conoscenza della polizia. Ma il tatuaggio che aveva sul petto era stato quello che aveva trasmesso all’agente una strana sensazione di dejà vu: sotto la scritta Rivera Kills, un negozio di liquori adornato con luci natalizie; nel cielo un elicottero, che spara alcuni colpi contro una nocciolina antropomorfa.
Il che sembrava raccontare in maniera simbolica l’omicidio, ancora irrisolto all’epoca, del ventitreenne John Juarez: coincide l’ambientazione, la scritta ‘Rivera kills’ rimanda fin troppo chiaramente alla gang di Garcia, simboleggiata anche dall’elicottero (chopper in inglese, nome con cui si definiscono i membri della gang); la nocciolina, d’altra parte, rimanderebbe al nomignolo degli appartenenti della gang ‘Pico Nuevo’, di cui Juarez faceva parte.
Arrestato grazie a una soffiata, Garcia si ritrova in cella, ovviamente a sua insaputa, con un infiltrato della polizia, al quale confessa l’omicidio di Juarez, confermando i sospetti dell’agente Lloyd.
Commettere un omicidio è un’azione orrenda, desiderare di tatuarselo sulla pelle aggiunge disumanità alla disumanità. Ed è anche ua cosa piuttosto stupida.
mar 26/04/2011 da Gea Ferraris in Omicidi, Polizia, tatuaggi, USA.

















