Bufale su Internet: i pop-corn che rilevano le radiazioni atomiche

Internet è il luogo virtuale dove circola la migliore informazione, quella libera dalle censure – almeno così dicono. Il ‘tam-tam’ in rete è il miglior modo per diffondere informazioni, di conseguenza l’utente che sappia cercare le notizie con un po’ di discernimento potrà sopperire alla mancanza di informazione esaustiva spesse volte imputata agli organi di informazione ufficiale. Ma la rete è per lo stesso motivo anche un’arma a doppio taglio: perché può diffondere in maniera virale tanto notizie vere quanto colossali bufale.
Se non altro, alcune di queste regalano qualche minuto di divertimento, per ciò che chi le ha messe in circolo si è inventato. Il modo migliore di diffondere una notizia falsa è attaccarsi alla cronaca, quella vera, e magari solleticare anche l’apprensione della gente.
La bufala di questi giorni, dunque, prendeva spunto dal disastro nucleare della centrale di Fukushima, e dalle conseguenti notizie della diffusione della radioattività nel resto del pianeta. L’e-mail arrivava nella casella di posta e insegnava un modo semplice e inequivocabile per verificare se era già il caso di allarmarsi.
Facile e alla portata di tutti: bastava prendere una busta di pop-corn per microonde, aprirla, metterla sul tavolo… e attendere. Se l’aria fosse già stata carica di radiazioni, queste avrebbero, dopo un po’, fatto esplodere i pop-corn. Perlomeno ci si sarebbe potuti consolare della spaventosa scoperta con un simpatico spuntino.
Ma la scienza elementare fa crollare l”inganno’: non sono le radiazioni che fanno esplodere i pop-corn, bensì il semplice calore. Quindi i chicchi di mais non sarebbero scoppiati nemmeno nei dintorni della centrale. Per cui, niente: se volete farvi i pop-corn da soli, vi toccherà ancora usare i metodi tradizionali.
ven 20/05/2011 da Gea Ferraris in bufale, centrali nucleari, Fukushima, Internet.

















