Ragazza pakistana segregata in casa perché troppo bella. Succede a Brescia

Ancora una volta un’inquietante storia di una donna segregata in casa, e ancora una volta la protagonista è una giovane straniera residente nel nostro paese: a Brescia, città che fu teatro nell’agosto 2006 dell’omicidio di Hina Saleem, uccisa dal padre perché voleva vivere secondo i costumi occidentali, una ragazza diciannovenne è stata ‘sequestrata dalla famiglia‘, perché troppo bella.
Il caso di Jamila, nome di fantasia, è venuto alla luce quando un’insegnante della ragazza, attraverso una lettera al quotidiano Bresciaoggi, ne ha denunciato l’assenza prolungata da scuola: subito si è mossa la polizia, che ha scoperto i risvolti inquietanti della vicenda. Jamila, pachistana proprio come la povera Hina, è stata segregata dai suoi parenti perché con la sua bellezza attirava le attenzioni dei compagni di scuola, e questo ai suoi fratelli proprio non andava giù, tanto che la ragazza, promessa sposa a un suo cugino in Pakistan, più volte era stata ritirata da scuola e costretta in casa, e per questo motivo era stata già bocciata a causa delle troppe assenze.
‘Temo di fare la fine di Hina‘ aveva confidato all’insegnante la ragazza, che ha deciso di denunciare l’accaduto con una lettera al quotidiano locale. Un caso non isolato a quanto si apprende attraverso le parole del direttore della scuola frequentata dalla ragazza: ‘I problemi maggiori li abbiamo con le ragazze pakistane. Sono sorvegliate a vista dai familiari, che non di rado vengono qui a fare le ronde. Ma più di prendere a cuore le situazioni che possiamo fare? È maggiorenne. È lei che deve denunciare i suoi‘.
Questo ennesimo caso di violenza sulle donne rivela il grave ritardo nell’integrazione dei popoli di religione musulmana nel nostro paese, e quanto afferma il portavoce della comunità pakistana di Brescia Sajed Shah è emblematico in tal senso: ‘Noi siamo musulmani abbiamo delle regole. I corteggiatori a un padre non piacciono. Un ragazzo che vuole una ragazza deve avere il consenso della famiglia di lei. Però non è giusto togliere da scuola una figlia. Bisognava sorvegliarla meglio‘.
Dopo la denuncia e l’interessamento di media e forze dell’ordine, possiamo dare per una volta una buona notizia: Jamila potrà tornare a scuola, grazie anche all’intercessione del console pakistano, che ha parlato con i familiari della ragazza. La domanda che ci poniamo però è: quante Jamila ci sono nel nostro paese che vivono in queste condizioni, senza ottenere una ribalta mediatica?
sab 16/04/2011 da Giulio Ragni in Scuola, violenza sulle donne.














