Agguato manager Ansaldo, fermati due anarco-insurrezionalisti

Agguato manager Ansaldo, fermati due anarco-insurrezionalisti

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Svolta nelle indagini riguardanti l’agguato al manager Ansaldo Roberto Adinolfi, gambizzato quattro mesi fa sotto la sua casa di Genova: due esponenti del movimento anarco-insurrezionalista sono stati fermati in Piemonte mentre erano in procinto di abbandonare l’Italia. Secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbero di due persone già note alle forze dell’ordine ed entrambi residenti a Torino: sono Nicola Gay, 44 anni e Alfredo Costito, 46, uno disoccupato e l’altro titolare di una piccola tipografia. Risulterebbe indagata anche la compagna di Costito, ma la donna ma non è stata sottoposta a fermo.

Indagini sono in corso in tutta Italia, con agenti della Digos e carabinieri dei reparti speciali che stanno svolgendo in queste ore perquisizioni nelle residenze ma anche nei centri di aggregazione di area anarchica a Cuneo, a Pistoia, e in Liguria, a Bordighera. Ricordiamo che l’agguato all’ingegnere Adinolfi venne rivendicato dalla Federazione anarchica informale pochi giorni dopo l’aggressione.

GR

Arresti di anarchici in tutta Italia

Controffensiva delle forze dell’ordine contro i gruppi anarchici responsabili di diversi attentati in Italia e in Europa, gli appartenenti al Fai, Federazione anarchica informale, e al Fri, Fronte rivoluzionario internazionale: un’operazione che ha portato a dieci arresti e oltre 40 perquisizioni in tutto il territorio italiano, nei confronti di ulteriori 24 indagati. Il provvedimento ha raggiunto anche due anarchici detenuti in Svizzera e Germania che hanno progettato gli attentati nel territorio italiano, e anche sei cittadini greci risultano indagati. Tra gli episodi rivendicati dai gruppi estremisti ricordiamo l’attentato al manager di Ansaldo Nucleare a Genova, ma anche al dg di Equitalia a Roma, e poi quelli del 2009 alla Bocconi e al Cie di Gradisca d’Isonzo. Nel curriculum criminale anche gli attacchi alla Deutsche Bank di Francoforte e all’ambasciata greca di Parigi nel 2011. Uno degli arrestati è un siciliano residente a Genova, e nella città ligure sono state denunciate altre 4 persone, due uomini e due donne di giovane età. Effettuati anche sequestri di materiale cartaceo e informatico: non sarebbero persone direttamente collegate all’attentato di Adinolfi, ma potrebbe trattarsi comunque di un gruppo molto vicino agli esecutori materiali del manager Ansaldo.

18 maggio 2012 – Minacce a Giuseppe Orsi negli uffici dell’Ansaldo

È ancora alta tensione a Genova, negli uffici dell’Ansaldo dove lavora Roberto Adinolfi, il manager ferito due lunedì fa vicino alla sua abitazione da un agguato ad opera del gruppo anarchico Fai: una scritta con minacce rivolte a Giuseppe Orsi, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, che controlla l’Ansaldo, è stata trovata questa mattina in un ufficio del personale al quarto piano della sede di Ansaldo Energia, società collegata ad Ansaldo Nucleare, in via Lorenzi a Cornigliano. Accanto alla scritta ‘Orsi a morte‘, la firma delle Br e una stella a cinque punte, simbolo del gruppo brigatista. Sul posto sono giunti gli investigatori, che per ora esprimono prudenza circa l’attendibilità dell’attribuzione: si tratta, affermano fonti interne, ‘di una minaccia vergata a matita, larga circa 30-40 centimetri, in una zona molto frequentata dell’edificio, tra due ascensori‘.

12 maggio 2012 – Rivendicazione di un gruppo anarichico

È giunta finalmente la rivendicazione dell’agguato al manager di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi: un comunicato a firma Federazione anarchica informale-Cellula Olga, ritenuto attendibile dagli investigatori, e composto da più pagine, è giunto presso la sede del Corriere della Sera minacciando altri attentati di questo tipo, mentre Adinolfi viene definito fra le altre cose ‘uno dei tanti stregoni dell’atomo dall’anima candida e dalla coscienza pulita‘.

Gli autori dell’attentato lo rivendicano con la qualifica di ‘Cellula Olga,’, dal nome di un’anarchica greca, Olga Ikonomidou. Ecco alcuni estratti del documento: ‘Abbiamo azzoppato Roberto Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell’atomo dall’anima candida e dalla coscienza pulita. L’ingegnere nucleare, amministratore delegato in carica dell’Ansaldo Nucleare ha guidato in qualità di direttore tecnico il consorzio Ansaldo-FIAT, creato per la progettazione degli impianti italiani di Montalto di Castro e Trino Vercellese, ha collaborato al rimodernamento del fu Superphenix e costruito gli impianti a Cemavoda in Romania‘, si legge tra le varie accuse. E poi ancora viene definito ‘uno dei maggiori responsabili insieme a Scajola del rientro del nucleare in Italia. Membro della commissione Unicen per la normativa nucleare e vice presidente della Società Nucleare Italiana, componente del Goveming Board della piattaforma tecnologica europea Sustainable Nuclear Energy‘. E dopo una serie di insulti all’indirizzo di Adinolfi, ecco la conclusione: ‘Ti diamo una cattiva notizia: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, è la tua fisica che c’è lo insegna. Con questa nostra azione ti restituiamo una piccolissima parte delle sofferenze che tu uomo di scienza stai riversando sul mondo‘. Il gruppo anarchico minaccia altre sette azioni contro altri bersagli simbolici.

10 maggio 2012 – ore 18.30

“Non abbiamo risultati spendibili. I tempi della procura sono diversi dai tempi della stampa”. A dichiararlo è il procuratore di Genova Michele Di Lecce durante la conferenza stampa con i media, prevista questa mattina alle 12.30 e rimandata a oggi pomeriggio, per fare il punto della situazione sulle indagini che riguardano l’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.

Michele Di Lecce ha inoltre ribadito che ci sono indagini a 360 gradi e che non ci sono piste privilegiate, che porterebbero all’esclusione di altre meno accreditate. C’è in atto una collaborazione internazionale tra corpi di polizia, perché rimane infatti valida anche l’ipotesi dei motivi commerciali relativi alle commesse della divisione Nucleare di Ansaldo nell’Est Europa, che comprendono anche il settore dello smaltimento dei rifiuti radioattivi. Smentite invece le voci, riportate da alcuni media, riguardanti dei soggetti sospetti, definendo opinioni e non dati certi quelli pubblicati finora da alcuni giornali.

10 maggio 2012 – Sospettati due ex brigatisti rossi

Torna la paura delle Brigate Rosse e degli anni di piombo. Per l’agguato che ha portato al ferimento del manager dell’Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, infatti, sono sospettati due soggetti, ben conosciuti alle forze dell’ordine, che una decina di anni fa hanno tentato di ricostituire una cellula brigatista e che oggi sarebbero legati a un pregiudicato condannato in seguito ad un sequestro di armi proveniente dai paesi dell’ex blocco comunista. Insomma, la pista del terrorismo interno prende sempre più piede. Anche perchè le modalità dell’attentato ai danni di Adinolfi sono molto simili alle tecniche utilizzate dalle Br e dalle altre formazioni terroristiche come i Nuclei Armati Proletari negli anni ’70 e ’80. Per quanto riguarda la mancata rivendicazione dell’attentato, gli investigatori temono ci possano essere altre azioni in programma e che le rivendicazioni possano arrivare tutte insieme al termine della ‘campagna‘ terroristica.

Solidarietà agli aggressori sul web

Non si tratta di una vera e propria rivendicazione, ma sul sito web Indymedia è comparso un ‘documento di appoggio’ che solidarizza con gli autori dell’agguato al manager di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, a firma GAP, Gruppi Armati Proletari, e intitolato ‘Contro la violenza dei padroni, violenza rivoluzionaria‘. Gli inquirenti ritengono probabile che la vera rivendicazione arrivi via posta, e dunque bisognerà attendere ancora qualche giorno. Sull’episodio è intervenuto ieri il Presidente Napolitano, affermando che chi pensa di rievocare il terrorismo ‘non si illuda di intimidire lo Stato e i cittadini‘.

Ecco il testo del documento apparso via web: ‘Oggi 7 maggio 2012, un altro infame rappresentante del capitalismo è stato gambizzato a Genova! La violenza che un pugno di parassiti perpetua contro la classe operaia e le masse popolari inizia a riversarsi contro chi di questa violenza ne ha fatto la sua arma di difesa e di controrivoluzione preventiva. Ma ai padroni verrà tolto il monopolio della violenza che si trasformerà in giustizia proletaria ai fini della rivoluzione. Non piangiamo quindi gli sfruttatori e i loro servi, anzi, ci rallegriamo che lor signori non si sentano più così tanto protetti come in questi ultimi tempi! Lavoriamo per l’organizzazione di un partito rivoluzionario che sappia anche orientare all’autodifesa del proletariato!‘.

9 Maggio 2012 – Tre ipotesi investigative

Sono ore di dubbi e di riflessioni per coloro che investigano sull’agguato al manager dell’Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi: se il modus operandi è tipico del terrorismo eversivo rosso, si seguono anche altre due possibili piste, e ad essere esclusa al momento è solo l’ipotesi di una vendetta personale. L’assalto infatti era strutturato e preparato in ogni minimo dettaglio.

Principali indiziati per ora restano i possibili emuli delle Brigate Rosse: la gambizzazione era un triste rituale dei loro attentati ‘simbolici’ contro il Potere, e tutto farebbe ricondurre a qualcuno che vuole riproporre la lotta armata. Ma al momento non c’è stata rivendicazione, ed alcuni elementi stridono: ha sparato un uomo solo, lo scooter rubato non rimanda a un’organizzazione militare, e poi l’Ansaldo è un’azienda in buona salute. Allora è possibile una matrice anarchica per l’attentato, di ispirazione tanto marxista-leninista quanto ambientalista, e gli inquirenti stanno indagando anche in questi ambienti cosiddetti antagonisti. Resta in piedi una terza ipotesi, che porta alla mafia dei Balcani: Ansaldo Nucleare ha infatti intrecciato relazioni d’affari in Romania, Ucraina, Estonia, Russia, dove le organizzazioni criminali sono molto forti. Il ritrovamento della pistola marca Tokarev può avvalorare questa tesi, in quanto questo tipo di arma è molto diffusa tra le mafie albanesi e balcaniche.

8 Maggio 2012 – Gambizzato manager Ansaldo a Genova

Tre spari alle prime luci del mattino, uno raggiunge la gamba, ferendo l’obiettivo per fortuna non gravemente. Tre spari dal forte gesto simbolico, che fanno tornare alla mente gli anni bui del terrorismo di matrice ideologica nel nostro paese: a Genova Roberto Adinolfi, 59 anni, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, società del gruppo Finmeccanica, è stato gambizzato ieri mattina mentre stava uscendo da casa per andare al lavoro. Autori del gesto due uomini in moto con caschi integrali, fuggiti via subito dopo l’attentato, mentre il manager veniva trasportato all’ospedale San Martino con la tibia destra fratturata. Non è in pericolo di vita, ma l’episodio è a dir poco inquietante.

Le modalità dell’agguato ricordano proprio quelle delle Brigate Rosse, e secondo le fonti della sicurezza il gesto ha un valore altamente simbolico: ‘Uno dei primi attentati delle Br fu proprio all’Ansaldo negli anni Settanta: oggi è come se avessero voluto dire ‘Ricominciamo come 40 anni fa‘. L’uomo che ha materialmente sparato ad Adinolfi lo ha seguito a piedi per alcuni metri, poi ha esploso tre colpi alle sue spalle, mirando all’altezza del polpaccio, prima di raggiungere il complice che lo attendeva su una moto e fuggire. Il manager stava raggiungendo la sua auto, parcheggiata a pochi metri di distanza dal luogo dell’agguato, quando è stato colpito: ha fatto appena in tempo ad urlare, richiamando l’attenzione di alcuni passanti, prima di accasciarsi al suolo sotto shock.

Sulla dinamica dell’episodio c’è ancora un dubbio, in quanto gli investigatori finora hanno ritrovato un solo bossolo e non tre come riferito dai testimoni. Agli inquirenti Adinolfi ha raccontato: ‘Sono uscito di casa, li ho visti fermi sullo scooter. Hanno attirato la mia attenzione, ma non più di tanto. Li ho superati. Mi hanno seguito e mi hanno sparato. Avevano il casco‘. L’Ansaldo Nucleare è un’azienda sana, ha 170 dipendenti, produce reattori e centrali nucleari di terza generazione, e non ha prospettive di licenziamenti: i motivi della gambizzazione sono ancora da chiarire, ma la triste ricorrenza che ha visto proprio l’Ansaldo di Genova essere uno dei primi obiettivi delle Brigate Rosse negli anni Settanta, non fa presagire nulla di buono. La crisi economica potrebbe rivelarsi terreno fertile per un ritorno ad una stagione di odio e di violenza che credevamo definitivamente trascorsa.

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ven 14/09/2012 da Giulio Ragni in attentati, Cronaca Genova, Genova, terrorismo.

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