Una nuova classe di stelle: una scoperta anche italiana

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nuova classe di stelle

Ci sono novità in cielo: non è una battuta, ma una straordinaria scoperta che si deve a un team di studiosi internazionali tra cui spicca anche l’Università di Pisa. Ora l’uomo conosce una nuova classe di stelle, individuata grazie all’osservazione di un piccolo astro ma con un nome un po’ difficile da ricordare: OGLE-BLG-RRLYR-02792. La storia evolutiva di questa stella si è rivelata inaspettata: i ricercatori si aspettavano di trovare qualcosa di molto simile alla classe di variabili pulsanti, come le RR Lyrae, e invece si sono dovuti ricredere presto.

Ogle in realtà è quello che rimane di una stella molto più grande, anche perché il suo stadio evolutivo sta raggiungendo quello della nana bianca, con nucleo di elio, cioè quello finale, la morte naturale di questi corpi celesti. La differenza con le “classiche RR Lyrae? Ha un’unica sorgente di energia nucleare nel guscio, mentre le sue “parenti” prossime prendono la loro energia dal nucleo e dal guscio sottile.

Come l’hanno studiata? Grazie a due grandi telescopi in Cile, rispettivamente il Magellan Clay, dell’osservatorio di Las Campanas, che è dotato di uno specchio di 6.5 metri di diametro, e il Very Large Telescope dell’Eso (European Organisation for Astronomical Research in Southern Hemisphere), con un diametro di circa 8.2 metri. Siamo di fronte quindi a una nuova categoria di stelle variabili pulsanti: “si comporta apparentemente come una RR Lyrae, le stelle variabili pulsanti che presentano variazioni periodiche della luminosità, ma che in realtà è profondamente diversa” afferma Pier Giorgio Prada Moroni, uno degli autori che pubblicherà i risultati della ricerca sulla rivista Nature. Sempre il fisico pisano dichiara (fonte Ansa): “L’astro risulta molto meno massiccio (2-3 volte) delle RR Lyrae comuni: la sua massa è infatti 0.26 masse solari, invece di 0.5-0.7 masse solari”.

Continuano quindi le scoperte del nostro misterioso universo, dopo le ultime nuove informazioni sull’energia oscura, pubblicate pochi giorni fa. Alcuni scienziati hanno infatti catalogato il momento in cui questa forza, ancora incompresa, ha superato quella di gravità che teneva unite le prime galassie. Lo studio è stato effettuato attraverso il Baryon Oscillation Spectroscopic Survey (Boss), un telescopio del New Mexico, lo Sloan, e grazie al coordinamento dei ricercatori americani del Lawrence Berkeley National Laboratory.

lun 05/04/2012 da Simona Buscaglia

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