I sogni aiutano la memoria: ecco spiegato lo ‘sleep effect’

I sogni aiutano la memoria: non sbagliano dunque gli studenti quando, ormai stufi di tenere la testa sui libri, vanno a letto pensando di ripetere la lezione del giorno tra sé e sé, finendo, puntualmente, per addormentarsi.
Sembra, infatti, che il sonno aiuti il corretto funzionamento del meccanismo della memoria, permettendo di consolidare le informazioni presenti nell’encefalo.
Questo meccanismo, chiamato ‘sleep effect’, dipende da più fattori che si verificano mentre si dorme, ma anche dal ruolo esercitato dai sogni, che cambia a seconda della fase del sonno, come spiegato da Robert Stickgold della Harvard Medical School di Boston.
Il sogno della fase non-REM, ossia quella in cui si dorme più profondamente, servirebbe soprattutto a consolidare la memoria, mentre quello della fase REM riorganizza i ricordi, confrontandoli tra di loro e permettendo di aggiungere nuove esperienze a quelle pregresse, funzione che viene anche attivata nel sogno ad occhi aperti.
Un’ulteriore funzione dei sogni sarebbe, poi, quella terapeutica, ossia sognare ridurrebbe l’impatto emotivo delle situazioni spiacevoli e che comportando sofferenza, facendo perdere loro forza e semplificandone l’accettazione.
Questo meccanismo, però, non è valido per le persone che soffrono di disturbo post-traumatico da stress, ossia che continuano a rivivere l’esperienza traumatica all’infinito nei propri sogni.
Ma chi sono i ‘dottori dei sogni’?
A lavorare sul mondo inconscio dei sogni, sono gli psicanalisti ed i neurofisiologi, attraverso analisi dedicate condotte nei ‘laboratori dei sogni’. Lo strumento utilizzato è la polisonnografia, ossia il monitoraggio di tutti gli aspetti fisiologici che si rilevano durante il sonno come movimenti oculari, movimenti toracici ed addominali, battito del cuore, ritmo del respiro, etc.
Sarebbe il caso di dire: ‘dimmi cosa sogni, e ti dirò chi sei’.
lun 09/05/2011 da Serena Lena in memoria, sogni, Sonno.











