Emofilia di tipo A curabile con un trapianto di midollo: la scoperta di ricercatori italiani

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La ricerca scientifica continua a fare passi da gigante, e l’ultima novità in materia di salute batte bandiera tricolore: dopo il primo trapianto di vena effettuato in Svezia di cui vi abbiamo parlato pochi giorni fa, un’interessante scoperta arriva dal Dipartimento Scienze della Salute di Novara per curare l’emofilia di tipo A. I ricercatori hanno infatti scoperto un legame tra il trapianto di midollo osseo e la produzione di una proteina con effetto terapeutico per la cura di questa grave malattia.

L’emofilia di Tipo A è una malattia ereditaria che provoca l’insufficiente coagulazione del sangue, una patologia derivante dalla carenza di una proteina di coagulazione, il fattore VIII. Si tratta di una malattia rara, con una frequenza di uno o due casi ogni diecimila nuove nascite, diffusa soprattutto tra gli uomini: grazie allo studio dei ricercatori di Novara si aprono nuovi scenari sull’utilizzo delle cellule prelevate dal midollo osseo, cellule così potenti da avere la capacità di generare materiale cellulare per diversi organi. L’esperimento è stato effettuato su dei topi emofiliaci, e ulteriori test di approfondimento sono previsti nei prossimi mesi: se tutto andrà come previsto, la produzione naturale di questo fattore VIII permetterà ai pazienti affetti dalla malattia di migliorare la propria qualità della vita, diminuendo in maniera considerevole il rischio di sanguinamento.

Fino ad oggi la ricerca si era concentrata principalmente sul fegato, dal momento che questo organo è in grado di produrre gran parte della proteina FVIII necessaria per contrastare l’emofilia di tipo A, ma la sperimentazione portata avanti dal Dipartimento Scienze della Salute di Novara, guidato dalla professoressa Maria Giovanna Prat e dalla dottoressa Antonia Follenzi, è riuscita a stabilire una connessione tra questa proteina e il midollo osseo, contenente appunto cellule utilizzabili per diversi organi, definite multipotenti proprio per questa loro virtù intrinseca. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Blood, con il titolo ‘Role of bone marrow transplantation for correcting hemophilia A in mice’, ricevendo anche un positivo commento da parte della dottoressa Chen Miao, la quale ha sottolineato come ‘questi esperimenti eseguiti in modo meticoloso da Follenzi e colleghi fanno luce sulla biologia e sulle cellule che esprimono FVIII‘. A dispetto dei governi che si susseguono e delle risorse sempre più scarse, la ricerca scientifica italiana continua a fare lodevolmente il suo prezioso e insostituibile lavoro.

mer 19/06/2012 da Giulio Ragni in Malattie, Malattie rare, Trapianti.

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