Società controllate dagli enti locali: una casta da 2,5 miliardi di euro l’anno

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societa partecipata

Quando abbiamo parlato dei costi della politica, spesso abbiamo puntato il dito contro gli scandali e gli sprechi dei parlamentari nazionali: oggi, grazie ad un’inchiesta di Repubblica, che riprende una ricerca della Uil, scopriamo un’altra piccola Casta dal costo esorbitante per le casse dello Stato: sono le società controllate o partecipate degli enti locali.

Sono circa settemila queste società gestite totalmente o in parte da Regioni, Province e Comuni, per ottantamila persone che siedono nei Cda e e nei collegi sindacali percependo laute indennità, fornendo consulenze o lavoro spesso inutili: di queste settemila circa cinquecento non svolgono alcuna attività, e stanno in piedi solo per garantire stipendi e posti di lavoro da giocarsi magari in vista delle scadenze elettorali. Il costo di queste società è di almeno 2,5 miliardi di euro l’anno: soldi nostri, inutile ricordarlo.

Il boom di queste società controllate o partecipate va al 2006 al 2008, con una crescita dell’11%: da allora il trend è rimasto costante, pesando su ciascun contribuente italiano 63 euro all’anno di base, cifra che andrebbe almeno triplicata prendendo in considerazione, oltre ai di membri dei cda, i componenti dei collegi sindacali o dei comitati di sorveglianza, e coloro che svolgono incarichi professionali per conto di queste società o hanno consulenze presso di loro. Interessante notare il rapporto tra costi e zone geografiche di queste società, come spiega ottimamente Luigi Veltro, uno dei curatori della ricerca fatta dalla Uil: ‘Il dato sorprendente è che, per quanto riguarda il numero di poltrone, gli enti locali del Sud sono più virtuosi di quelli del resto d’Italia. Il rapporto si inverte, però, quando si parla dei costi di gestione delle società. In questo caso le controllate da enti locali del Meridione determinano una spesa di tre o quattro volte superiore alle altre‘. Come si spiega questo è presto detto: sui bilanci di queste società nel Mezzogiorno pesano soprattutto le assunzioni di personale, quasi sempre senza concorso, riservate generalmente a portatori di voti e parenti eccellenti. Per dirla in breve, più società al Nord e più persone da ‘sistemare’ al Sud. In ogni caso, uno scandalo tricolore che non conosce zone franche.

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