Prescrizione, il presidente della Corte d’appello di Milano: È una malattia della giustizia

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giustizia prescrizione

Nell’arco di tutta la cosiddetta Seconda Repubblica, la riforma della giustizia è stato uno dei temi centrali dell’agenda politica dei governi, senza che sia mai stata affrontata alla radice. Ora la questione potrebbe tornare al centro del dibattito dopo le affermazioni del Presidente della Corte d’appello di Milano Giovanni Canzio, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha attaccato duramente sulla prescrizione, uno degli aspetti più controversi del sistema italiano, affermando che si tratta di una malattia della giustizia italiana.

L’attacco di Canzio arriva alla vigilia di una possibile sentenza sul processo Mills che vede imputato l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per corruzione, processo che tra legittimi impedimenti e lentezza storica della macchina giustizia si avvia alla prescrizione: ma i giudici milanesi stanno facendo letteralmente una corsa contro il tempo per giungere almeno ad una sentenza di primo grado, sentenza di probabile condanna secondo gli esperti. Un sacrosanto bisogno di arrivare ad una verità giudiziaria per i pm, un attacco di natura politica da parte dei giudici secondo il Cavaliere.

La dichiarazione di Giovanni Canzio

Ecco cosa ha affermato il Presidente della Corte d’appello Canzio nel passaggio del suo discorso dedicato alla prescrizione: ‘La prescrizione è agente terapeutico se sollecita maggior rigore ed efficienza organizzativa, restando esito assolutamente eccezionale. Ma diventa agente patogeno quando induce premialità di fatto, scoraggia le premialità legali e trasparenti dei riti alternativi, incentiva strategie dilatorie della difesa, implementa oltre ogni misura il numero delle impugnazioni in caccia dell’estinzione del reato, e sconfigge l’ansia di giustizia delle vittime e della collettività‘. Secondo i dati ufficiali, a livello nazionale la prescrizione ha agito su ben 169mila fascicoli giudiziari.

La replica del Ministro Severino

Sul tema è intervenuto anche il Ministro della Giustizia Paola Severino, che per l’inaugurazione dell’anno giudiziario si trovava alla Corte d’appello di Catania: ‘Il tema della prescrizione non è un tabù. Piuttosto bisogna valutare se il problema della prescrizione rappresenti la causa o la conseguenza della lentezza della giustizia‘. Se la prescrizione è indispensabile per sanare la giustizia da processi troppo lunghi, è evidente, sostiene il ministro, che il problema vada risolto partendo ‘dalle cause e non dagli effetti, dalla testa e non dalla coda, prevedendo come ho già detto misure deflattive e interventi sistemici sulla misura della pena. Limitarsi a dichiarare prescritti i processi da un lato scontenta le esigenze di difesa sociale, e dall’altro non rispetta il sacrosanto diritto di un innocente ad essere riconosciuto tale con una sentenza che non si limiti a dichiarare l’estinzione del reato‘.

Cosa è la prescrizione

La prescrizione è un istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo, ed ha una sua applicazione tanto nel processo civile che in quello penale.
Nel diritto civile indica quel fenomeno che porta all’estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge, e la necessità della norma, quella che tecnicamente viene definita ratio, è individuabile nell’esigenza di certezza dei rapporti giuridici.
Nel diritto penale determina l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo: in questo caso la ratio della norma è da individuare nel fatto che, a distanza di tempo dal fatto, viene meno sia l’interesse dello Stato a punire la condotta del reo, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale dello stesso.

Un commento

Ma davvero il tema prescrizione non è un tabù? Appare del tutto evidente che il Pdl farebbe cadere un secondo dopo il governo appena intravederebbe all’orizzonte un qualsiasi tentativo di intervenire sulla prescrizione, allungandone i tempi o rivedendone dal profondo le norme d’applicazione. Berlusconi e i suoi possono anche votare riforme impopolari e che non piacciono, ma non potrebbero mai accettare di veder lesi quegli interessi che costituiscono l’esistenza stessa del partito personale voluto dal Cavaliere sin dal 1994. Finché Berlusconi sarà in campo, è assolutamente impossibile che possa essere toccata la prescrizione, non in questa legislatura almeno. E pazienza se a rimetterci è il cittadino comune.

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