Partito Democratico, scontro Renzi-Bersani. Ecco perché la Sinistra non governerà mai

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Si è chiusa ieri la tre giorni alla Stazione Leopolda di Firenze, lasciandoci un Partito Democratico ancora più diviso e lacerato al suo interno: il leader dei Rottamatori Matteo Renzi dice ‘basta al Pd dei burocrati‘, chiedendo spazio a nuove idee e nuovi leader. Secca la replica del segretario Pierluigi Bersani, che definisce ‘idee vecchie, da Anni Ottanta‘, quelle espresse da Renzi e le nuove leve del partito. Pd: un nome, una garanzia, quando si tratta di litigare e perdere consensi fra i suoi elettori.

Vi piace vincere facile?‘ recita uno slogan pubblicitario, e la risposta del principale partito d’opposizione evidentemente è un ‘No‘ urlato a pieni polmoni. Gli ultimi sondaggi danno il centrodestra in ripresa nonostante l’incapacità di affrontare la crisi, e la ragione sta forse nelle continue divisioni che animano il Pd sin dalla sua nascita. Un partito mai nato, una fusione non riuscita tra storie ed ideologie politiche troppo diverse e distanti, che rischia ora di riconsegnare il paese a quel berlusconismo che ha annichilito l’Italia nell’ultimo ventennio. Sembra difficile, eppure quelli del Pd ce la stanno mettendo tutta per perdere nuovamente alle prossime elezioni.

Manteniamo il partito che abbiamo e cambiamo le facce dei politici. Vogliamo un partito che nasce dalle primarie e dai cittadini. Da stasera sanno in rete le cento idee uscite dalla Leopalda su Wiki-Pd‘ ha detto Renzi al termine della convention, affermando che lui ‘non è un asino‘ in riferimento a le parole di Bersani che aveva rimbrottato ‘i giovani che scalciano‘ nel partito. Bersani nega scontri e polemiche, dice che non vuole farsi trascinare in questo gioco, eppure non manca di dare stilettate al sindaco di Firenze parlando di ‘idee vecchie‘, ben spalleggiato da Nichi Vendola, che ritiene Renzi ‘incapace di porre il tema della fuoriuscita dal disastro del liberismo‘ e fondamentalmente un politico ‘con idee di destra‘. Alé. Il centrosinistra appare diviso anche sui nodi strutturali da affrontare per riformare il paese, con il senatore Pd e giuslavorista Pietro Ichino che apre ai ‘licenziamenti facili’ voluti dal Governo per risolvere la crisi, mentre il resto del partito oppone un netto rifiuto. La certezza che si sta facendo strada nei cittadini è che, se anche vincessero le elezioni, questi signori non sarebbero in grado di governare. Senza un governo capace né un’opposizione credibile, uscire dal pantano in cui si trova l’Italia appare sempre più una chimera.

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