Metodo Boffo, cos’è e perché parlarne sulle dimissioni di Berlusconi

Metodo Boffo, cos’è e perché parlarne sulle dimissioni di Berlusconi

Il metodo Boffo

Si torna a parlare del metodo Boffo, cioè il trattamento mediatico per alcuni personaggi che possiamo riassumere nel riversare fango in quantità contro chi critica o manifesta dissenso politico . Il metodo prende il nome dal direttore di Avvenire, Dino Boffo, preso di mira dal Giornale diretto allora da Vittorio Feltri a causa dei suoi attacchi contro gli eccessi di Silvio Berlusconi. Boffo fu accusato di essere un noto omosessuale attenzionato dalle forze di polizia. Venne pubblicata anche un’informativa di polizia, che poi si rivelò essere solo un foglio informale che girava fra le curie. Boffo, per la verità, aveva avuto guai giudiziari a causa di un presunto triangolo amoroso. Il direttore dell’Avvenire, accusato di essere omosessuale, avrebbe infastidito la moglie del suo amante, per vari mesi, con pedinamenti e telefonate minatorie, affinché lasciasse libero il marito. Dino Boffo subì poi una vera e propria persecuzione mediatica, da parte del giornale diretto da Feltri, fino a dare le dimissioni dalla direzione del giornale.

Il metodo Boffo torna in auge anche sul caso delle dimissioni di massa dei parlamentari e soprattutto dei ministri del PdL del governo Letta volute da Silvio Berlusconi. A parlarne apertamente sono proprio gli ex titolari dei cinque dicasteri che hanno dato l’addio all’esecutivo in piena polemica con il Cavaliere, puntando il dito contro il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, autore di un editoriale alla “Boffo”.

Il caso dei ministri dimissionari del PdL

Dopo le dimissioni di massa dei parlamentari del PdL, sono arrivate quelle irrevocabili dei ministri Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello. Non sono bastate le firme e le dimissioni per placare i dissidi interni al partito: già nella serata di domenica 29 settembre, il segretario del PdL e ora ex ministro dell’Interno Alfano aveva detto di non volersi riconoscere nella nuova Forza Italia dei falchi e che sarebbe stato “diversamente berlusconiano”. Come lui, il dissenso arriva anche dagli altri ministri che hanno sì lasciato il governo ma in aperta polemica con Berlusconi. Tanto basta perché dalle colonne del Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, il direttore Sallusti li accusi di non voler appoggiare l’ex premier, di volerlo affondare e augura loro di fare la fine di Gianfranco Fini, cacciato dal PdL dallo stesso Berlusconi.

Con noi il metodo Boffo non funziona. Non ci facciamo intimidire“, scrivono gli ex ministri in una nota congiunta diretta a Sallusti. “Noi non abbiamo paura.  Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgò la l’informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994“.

Il caso Boccassini

Ultima a cadere nella trappolo mediatica, è Ilda Boccassini, uno dei giudici accusatori di Berlusconi sul caso Ruby. Be anche lei aveva scheletri nell’armadio da nascondere. Nel 1982 fu infatti sorpresa in atteggiamenti amorosi con un giornalista di Lotta Continua.
Strano che queste cose saltino fuori solo ora che la Boccassini è uno dei tre Pm che hanno intercettato Berlusconi nell’ambito dello scandalo Ruby.
Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, è poi il primo ad essere informato sui fatti e a pubblicare notizie contro la Pm. Certo una biricchina che accusa un biricchino è poco credibile, e quindi il discreto, dal punto di vista morale, è garantito.

Il metodo Boffo contro Fini

Stessa sorte tocca al presidente della Camera, nonché leader di Futuro e Libertà, Gianfranco Fini. Che dopo essersi schierato contro il Pdl e aver formato il nuovo partito politico che si scinde dalla formazione berlusconiana, ha iniziato a subire questi linciaggi mediatici, essendo attaccato su varie cose, e specialmente sul sesso.
Esistono, secondo quanto pubblicato dal Giornale, 13 minuti di racconti dettagliati su presunti incontri sessuali che vedono come protagonista il presidente Fini.
La protagonista, di questi minuti raccontati in un video, è una prostituta di nome Rachele, che racconta appunto 3 incontri di sesso con l’onorevole Fini.
Il mercato del sesso è molto usato per implementare gli scandali, e queste giovani prostitute, in cerca di notorietà e di facili guadagni, non solo per prestazioni sessuali, sembrano non disdegnare i media, per usarli nei loro racconti a luci rosse.
Strano e che il tutto si uscito proprio quando Gianfranco Fini è andato in rotta con Berlusconi. Sarà forse un nuovo tentativo del quotidiano di Feltri per infangare un nuovo oppositore?
Per la verità l’affare sexy di Fini si sgonfiò nel giro di poco tempo, per cui i soliti picchiatori mediatici cominciarono ad attaccare il presidente della Camera con la storia della casa di Montecarlo.

Il metodo Boffo con Emma Mercegaglia

Sorte migliore non ha avuto Emma Mercegaglia. Un’intercettazione fra Nicola Porro del Giornale e il portavoce della Marcegaglia Arpisella ha messo in evidenza intenzioni bellicose del quotidiano di Paolo Berlusconi.
Il vice direttore del Giornale dice all’interlocutore: ‘Spostàti i segugi da Montecarlo a Mantova’.
Arpisella ride e chiede: ‘Vale a dire?’.
Porro risponde: ‘Adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo’. Alla richiesta di un ‘perché’, il giornalista incalza: ‘Perché secondo me non vuole avere… le facciamo un favore così… come dicevi tu, non sembra berlusconiana’.

Una cosa è sicura, quando non si vuole sottostare a certi dictat, si viene presi di mira’, mediaticamente si intende.

1040

lun 30/09/2013 da Christian Vannozzi in pdl.

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