Manovra Monti: tagli alla politica e liberalizzazioni rinviate. Le Caste italiane salve ancora

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Mario Monti

Il governo Monti ha illustrato ieri l’emendamento alla manovra finanziaria che dovrebbe essere approvata in via definitiva prima di Natale con un voto di fiducia: le novità più eclatanti riguardano penalizzazioni più morbide per chi va in pensione anticipata, rivalutazione delle indicizzazioni al 100% per le pensioni fino a 1400 euro per il 2012, super prelievo per le pensioni d’oro oltre i 200 mila euro come contributo di solidarietà, detrazione per la nuova Imu sulla prima casa che sale da 200 euro fino ad un massimo di 400 euro, tassa sui capitali scudati che sale dall’1,5 al 2%. Variazioni che sembrano andare in direzione di quella maggiore equità richiesta a gran voce dall’opinione pubblica, ma restano perplessità per i rimandi al 2013 di due capitoli importanti: liberalizzazioni e costi della politica.

Riguardo ai costi della politica, si era già ampiamente dibattuto sulle proteste degli onorevoli riguardo i tagli alle indennità, tagli che comunque ci saranno secondo i Presidenti di Camera e Senato, solo che dovranno essere gli stessi parlamentari a legiferare in materia, come da regolamento. Ma sono state rimandate anche le abolizioni delle Province alla loro scadenza naturale nel 2013, così come sono stati salvati i compensi dei consiglieri di circoscrizione e delle comunità montane fino a fine mandato. Anche sul fronte liberalizzazioni marcia indietro del governo: niente da fare per i taxi, ed anche le farmacie annunciano serrate se verrà attuata la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli a carico dell’utente su prescrizione medica. Degli ordini professionali, non c’è ne era traccia nemmeno prima.

Dunque ancora una volta le Caste salvano i loro privilegi, grazie a continui rimandi: gli ordini professionali e delle categorie produttive di fatto rappresentano da anni un blocco dello sviluppo economico del paese, ma possono contare sempre su appoggi politici trasversali a loro protezione. Le proteste di tassisti e farmacie sono un triste déjà vu del secondo governo Prodi, quando l’allora Ministro Bersani proponeva le celebri ‘lenzuolate’: ma anche quel governo si guardò bene dal toccare avvocati, notai, giornalisti, etc, insomma le grandi professioni. Quanto ai costi della politica, purtroppo questi signori continuano a non capire che, ammesso e non concesso che nel computo generale siano briciole, i tagli alle loro spese sono la chiave d’accesso per poter far accettare i sacrifici al resto della cittadinanza. Inutile recitare la parte dei salvatori della pensioni o dei ceti bassi se per primi non si è disposti a dare il buon esempio.

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Giorgio K.
Giorgio K. 14 dicembre 2011, 11:55
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“I tagli alle loro spese sono la chiave d’accesso per poter far accettare i sacrifici al resto della cittadinanza. Inutile recitare la parte dei salvatori della pensioni o dei ceti bassi se per primi non si è disposti a dare il buon esempio” è la più bella frase mai azzeccata di questi tempi! Aggiungo: continuiamo così… finchè c’è qualcosina ancora da rosicchiare. Tanto poi sparicono tutti visto la briciole della torta presto finiranno e la colpa sarà dell’operaio o dell’impiegato.

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