Giornalisti: laurea obbligatoria ed esami di cultura generale

È stata approvata ieri alla commissione Cultura della Camera dei deputati il progetto di riforma riguardante l’Ordine dei Giornalisti: il voto è stato praticamente unanime, con un solo astenuto, e dovrà ora passare all’altro ramo del Parlamento per l’approvazione definitiva. Era dal 1963 che il legislatore non interveniva sulla materia, e i primi commenti dei diretti interessati sembra sostanzialmente favorevole alle novità. Ma la vera domanda inevasa è se abbia ancora senso l’esistenza di questo ordine.
Queste comunque le novità previste dalla riforma: i giornalisti professionisti dovranno avere almeno una laurea triennale, e gli aspiranti pubblicisti dovranno superare un esame di cultura generale che attesti, tra le altre cose, la conoscenza dei principi di deontologia professionale. Prevista anche l’introduzione di un numero massimo dei membri del Consiglio, fissato in 90 contro gli attuali 150, in progressiva crescita dati gli automatismi attualmente vigenti. Rispetto alla prima bozza sono venute meno la commissione deontologica nazionale e il giurì per la correttezza dell’informazione, e sono questi gli elementi che hanno suscitato le perplessità degli addetti ai lavori, espresse dal presidente dell’Ordine Enzo Iacopino: ‘L’uno e l’altro avrebbero consentito di dare risposte in tempi più rapidi alle doglianze dei cittadini su comportamenti ritenuti scorretti di giornalisti‘.
A nostro modesto avviso i problemi del mondo del giornalismo sono ben altri, con una massa di precari che guadagnano paghe da fame e un elite di grandi firme con privilegi assortiti a cui non sembrano voler rinunciare. Così com’è strutturato, l’Ordine dei Giornalisti è completamente inutile, ennesimo emblema di un paese fatto di Caste, in cui l’accesso alla professione è connotato da rapporti di nepotismo e clientelismo, e dove l’iscrizione ad un albo è solo una barriera all’ingresso: pensate davvero che molti di questi ‘professionisti’ supererebbero oggi un test di cultura generale? E che dire di quelle firme celebri che usano il giornalismo come una clava a fini politici, che inventano falsi scoop, senza verifica delle fonti e senza nemmeno chiedere scusa quando vengono smascherati? In altri paesi, ad esempio in Francia, esiste una semplice Carta del giornalista che certifica la correttezza deontologica con cui si esercita la professione, senza iscriversi a nessuna associazione corporativa: qui invece si continua a cianciare sull’abolizione dell’ordine, che, come quella delle province, è una di quelle cose in cui tutti sono d’accordo, ma che nessuno si decide ad attuare. Chissà come mai…
dom 03/08/2011 da Giulio Ragni in giornalisti, Ordini professionali, Parlamento.
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