Dimissioni Berlusconi, festeggiamenti in piazza dividono l’opinione pubblica
Le dimissioni di Berlusconi fanno ancora discutere l’opinione pubblica italiana: non si è ancora infatti spenta l’eco sui principali quotidiani italiani riguardo i festeggiamenti in piazza che hanno accompagnato la (presunta) fine politica del Cavaliere. Molti stigmatizzano, qualcuno minimizza: ma davvero non era prevedibile una reazione del genere dopo un dominio politico-mediatico durato diciassette anni?
In prima linea contro i festeggiamenti, tralasciando i lacché governativi alla Minzolini, c’è il Corriere della Sera, con il direttore De Bortoli e l’opinionista Cazzullo che, pur professandosi ‘antiberlusconiani’, parlano di ‘brutta aria‘, rievocando la solita Piazzale Loreto di cui gli italiani ciclicamente avrebbero bisogno per chiudere una pagina. Altri, come Repubblica o Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano, in un certo qual modo giustificano le esultanze di quella parte di Italia che proprio Berlsuconi non lo sopportavano più. Molti hanno voluto fare un parallelo, a causa del lancio di monetine contro l’auto su cui viaggiava il premier dimissionario, con l’uscita di Bettino Craxi dall’Hotel Raphael, eppure le due vicende ci sembrano profondamente diverse. Attorno a Craxi e all’epoca buia di Tangentopoli c’era rabbia, indignazione, un clima davvero esasperato, intriso di tensione e nervosismo. Al contrario, a parte qualche momento concitato e l’inutile cliché del lancio di monetine, l’uscita di Berlusconi è stata accompagnata da gioia, da un senso di sollevazione forse prematura, ma tutt’altro che incomprensibile.
Diciassette anni in cui ci si è divisi tra chi era con Berlusconi e chi no, tra il Partito dell’Amore contro quello dell’Odio, tra il Bene e il Male: tutto questo l’ha voluto Berlusconi stesso, e invece di ‘essere amareggiato‘, il Cavaliere dovrebbe riflettere sulle sue responsabilità, sull’aver diviso il Paese in un infinito, estenuante derby, su un eterno referendum su se stesso e la sua popolarità. Certo ai lanci di monetine, in questo caso fuorvianti perché il berlusconismo e Tangentopoli sono due cose diverse, noi preferiamo le parodie sul web, e prima di intonare un Alleluja in piazza ci piacerebbe prima avere la conferma che l’Italia uscirà dal disastro in cui si trova oggi.
Ma le condanne a posteriori puzzano di ipocrisia: come se gigantesca corruzione, brutte figure, perdita di credibilità, Bunga Bunga, ironie ogni volta che si viaggia all’estero, risatine accompagnate da inequivocabili gesti con la mano da qualunque straniero in possesso di un quoziente intellettivo nella norma, prese per i fondelli persino dai giornali del Madagascar (del Madagascar!), il circo di nani e ballerine, anzi di vecchi laidi ed escort, e tutto il resto di ciò che ci ha accompagnati in questi diciassette anni non potessero generare un minimo di esultanza a chi ha sopportato e masticato amaro per tutto questo tempo. Più che altro c’è da temere che non sia finita qui: le dimissioni di Berlusconi non significano necessariamente la fine del berlusconismo. Il tempo dei festeggiamenti forse è stato troppo prematuro.
mer 16/11/2011 da Giulio Ragni in dimissioni Berlusconi, Silvio Berlusconi.
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