Debito pubblico italiano: ammontare alle stelle nella Seconda Repubblica

Il debito pubblico italiano è una pesante eredità lasciateci dai governi degli anni Ottanta, ai tempi della Prima Repubblica, a cui oggi tocca porre rimedio anche per far fronte alla crisi economica attuale nella zona Euro. La vulgata corrente è solita ribadire continuamente questa affermazione apodittica, ma un interessante studio del giornalista economico Oscar Giannino, un liberale alla Hayek e non un pericoloso social-democratico, svela ben altra realtà, ovvero che all’incirca il 60% del debito attuale è dovuta all’azione dei governi della Seconda Repubblica.
Il dibattito pubblico in Italia è da circa due decenni immobilizzato da una reciproca delegittimazione: di fronte alle ‘mancate riforme’ e alla necessità di attuarle, si punta il dito sempre contro i politicanti spreconi della Prima Repubblica, mentre gli eroici governanti della Seconda si trovano dover fronteggiare loro malgrado il debito pubblico da loro lasciato. I numeri forniti da Giannino, che ha monitorato l’andamento del debito pubblico italiano dal 1946 ad oggi, debito che si avvicina sempre più ai duemila miliardi di euro, mostrano chiaramente che la maggior parte di esso è dovuto proprio agli ultimi vent’anni di storia repubblicana, e in particolare ai governi Berlusconi, cioè quelli più impegnati nel condannare l’eccesso di spesa pubblica perpetrato dai ‘governi di sinistra degli anni ’70 e ’80‘.
La crescita del debito pubblico in Italia

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- 1946 – 1992 (circa 47.50 milioni di euro al giorno) I Repubblica
- 1992 – 1994 (circa 285.00 milioni di euro al giorno) governi Amato e Ciampi
- 1994 – 1995 (circa 330.10 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi I
- 1995 – 1996 (circa 207.30 milioni di euro al giorno) governi Dini
- 1996 – 1998 (circa 96.20 milioni di euro al giorno) governo Prodi I
- 1998 – 2000 (circa 76.30 milioni di euro al giorno) governo D’Alema
- 2000 – 2001 (circa 124.50 milioni di euro al giorno) governo Amato
- 2001 – 2006 (circa 124.30 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi II e III
- 2006 – 2008 (circa 97.50 milioni di euro al giorno) governo Prodi II
- 2008 – 2011 (circa 217.80 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi IV
Analisi dei numeri
Giannino ha scelto come indicatore l’accumulo medio giornaliero di debito pubblico, espresso nell’equivalente in euro di oggi: ebbene, come potete vedere dallo schema pubblicato in alto, durante l’intera prima Repubblica dal 1946 al 1992 l’Italia ha accumulato giornalmente una media di circa 48 milioni di euro di debito. Questa cifra subisce una forte impennata negli anni bui di Tangentopoli, quelli dei governi di emergenza tra il ’92 e il ’94, quando l’Italia si trovò ad affrontare una gravissima crisi monetaria. Un ulteriore aumento arriva con il primo governo Berlusconi, passando da 285 a 330 milioni di euro, mentre con i governi di centrosinistra targati Prodi e D’Alema il debito scende fino a più di un terzo, per poi risalire con il governo Amato e i successivi governi Berlusconi. Con il ritorno di Prodi fra il 2006 e il 2008 si scende a 97 milioni di euro, mentre l’ultimo governo Berlusconi ha riportato la media giornaliera a 217 milioni di euro.
I numeri dunque non mentono: del debito attuale che grava sull’Italia, più del 60% è stato creato durante la Seconda Repubblica. I nostri ‘salvatori della Patria’ hanno in realtà aumentato a dismisura la spesa pubblica come strumento di creazione del consenso. Questo non vuol dire sminuire la responsabilità di coloro che nella Prima Repubblica hanno creato tale sistema, ma evidenzia come la retorica demagogica della Seconda Repubblica sia stato il vero cancro che ha minato il sistema paese. Se mai ce ne fosse stato bisogno, il lavoro di Giannino svela una volta di più tutti i guasti di questo ‘ventennio breve’: non possiamo che sperare adesso che il governo Monti, oltre a risollevare le sorti del Paese, sia in grado di cambiare la mentalità della politica, rinnovare la classe dirigente e stabilire davvero un nuovo corso nella storia repubblicana, facendo da spartiacque tra un prima e un dopo. Un compito improbo, ma sulla quale vale la pena scommettere: è in gioco il nostro futuro.
Le colpe della politica
Qui potete vedere un video in cui Oscar Giannino spiega dettagliatamente le responsabilità politiche sul debito pubblico italiano
La Cina è vicina. Anche troppo
Quando l’economia di un Paese è in crisi, spesso arrivano altri Stati in soccorso. Motivazioni umanitarie? Nemmeno per sogno. Si tratta di economia e giochi di potere. A inizio 2011 la Cina aveva messo le mani su qualcosa come 600 miliardi di debito pubblico europeo.
E nel corso del 2010 il premier cinese Wen Jiabao manifestava perplessità sulla stabilità dei conti USA: ‘Abbiamo prestato capitali enormi agli Stati Uniti, sinceramente siamo preoccupati’.
Per chi è capace di leggere fra le righe questa dichiarazione era uno schiaffo all’autorità degli USA. Nessuno aveva mai osato mettere in dubbio la solidità del Paese più ricco del mondo. Ma Jiabao parlava così potendo contare sull’investimento di 700 miliardi di dollari in BOT USA.
In pratica la Cina sta comprando i debiti europei e americani. E chi controlla il debito di un paese, ne controlla anche la politica.
La Cina si comprerà anche l’Italia? Possibile: già lo scorso settembre secondo il Financial Times i cinesi avevano iniziato a comprare parte del nostro debito.
mar 22/11/2011 da Giulio Ragni in Cancro, crisi economica, debito pubblico, debito pubblico italiano, governo Berlusconi, Governo Prodi, Prima Repubblica, Romano Prodi, Seconda Repubblica.














