Bossi manda a quel paese Fini per l’attacco alla moglie. Ma il Presidente della Camera ha ragione

La rissa scoppiata ieri alla Camera tra deputati finiani e leghisti ha avuto un prevedibile epilogo con una dichiarazione di Umberto Bossi, la cui moglie era stata tirata in ballo dal Presidente della Camera Gianfranco Fini durante la puntata di Ballarò, che ha mandato a quel paese la terza carica dello Stato. Ma a guardare bene i fatti, il Senatùr e i leghisti hanno poco da recriminare.
Le questioni della sortita di Fini sono essenzialmente due, una di carattere formale ed una di contenuti. La prima può anche avere una sua ragione: il Presidente della Camera dovrebbe sorvolare di esprimere giudizi politici per una questione di etichetta, che però nel recente passato è già stata violata da altri capi di partito che hanno assunto la carica, da Bertinotti a Casini. Di fatto un Presidente della Camera si giudica per i comportamenti in aula, e sotto questo profilo il comportamento di Fini è ineccepibile, facendo scontenti parimenti maggioranza e opposizione. Segno che è assolutamente imparziale nell’applicazione dei regolamenti. Fa specie poi che a farsi giudice dei comportamenti costituzionali sia un partito come la Lega Nord, che tra usi impropri della bandiera italiana, trasferimenti arbitrari e ridicoli di ministeri, nonché per l’appoggio incondizionato all’anomalia politica per eccellenza rappresentata da Silvio Berlusconi, non è proprio nella condizione di poter impartire lezioni di civiltà costituzionale. E sorvoliamo sulle dichiarazioni di Cicchitto e altri berlusconiani di ferro sulla ‘anomalia Fini’ per carità di patria.
Ma veniamo al merito: cosa ha detto Fini? Che la moglie di Bossi è una baby pensionata, una di quelle persone che di fatto gravano enormemente alle casse dello Stato, e che hanno pregiudicato il sistema pensionistico italiano. La giustificazione di Bossi lascia alquanto perplessi sull’argomento: ‘Quando uno va in pensione ci va con le regole che ci sono in quel momento‘. Non ci sembra che lady Bossi abbia avuto la pistola puntata alla testa per andare in pensione anticipata, senza contare che si è messa ad insegnare in un istituto privato, ricevendo anche 800mila euro di contributi dallo Stato per la gestione di una scuola. Mettendo in conto pure il ‘lauto’ stipendio del marito, la signora potrebbe anche fare il nobile gesto di rinunciare al vitalizio, gesto che sarebbe gradito da parte di tutti i baby pensionati vip, appartenenti a qualsivoglia partito o simpatia politica. Ma Bossi, con il suo dito medio alzato e le parolacce che coprono uno spaventoso vuoto di contenuti e proposte, è il segno più eloquente del tramonto di una stagione politica buia, i cui danni saranno calcolabili solo nel prossimo futuro.
gio 27/10/2011 da Giulio Ragni in Camera dei deputati, Gianfranco Fini, Monza, Umberto Bossi.














