Augusta Iannini all’Authority sulla privacy: la moglie di Bruno Vespa scatena polemiche

Non sono state accolte con entusiasmo le nomine dei componenti delle Authority eletti ieri dal Parlamento, frutto ancora una volta di compromessi politici che fanno storcere il naso. E in queste ore una nomina più di altre è finita sotto la lente di osservazione dell’opinione pubblica, quella di Augusta Iannini all’Authority sulla privacy: nominata in quota Pdl, l’ex gip, oltre che essere stata assistente di ben sei ministri della Giustizia, confermata anche dall’attuale Guardasigilli Paola Severino, è soprattutto nota come la moglie di Bruno Vespa, il giornalista più potente dell’intero sistema radiotelevisivo italiano. Poteva la nomina non suscitare ombre e sospetti? Certo che no…
Al grido di ‘Viva la trasparenza’ e ‘Rinnoviamo il sistema con facce nuove’, non poteva esserci scelta più idonea di Lady Vespa, e già ci si chiede come si comporterà il nuovo Garante della privacy in caso di violazioni della stessa nella trasmissione del marito, che tra un plastico e l’altro si muove sempre ambiguamente sui limiti imposti dalla legge, specialmente quando Porta a Porta affronta i casi di cronaca nera. E non succede raramente, come è noto. Ma lei, la ‘zarina’, la ‘signora delle inchieste’, come è conosciuta nell’ambiente, ostenta tranquillità, e d’altronde come non potrebbe? Grazie ad un emendamento al ddl anticorruzione che sta per essere approvato, Lady Vespa non sarà costretta ad indossare di nuovo la toga come prevedeva la precedente formulazione del testo, poiché adesso anche il magistrato che occupa una poltrona nelle autorità indipendenti può rimanere sine die fuori ruolo. Anche quella vecchia volpe del marito Bruno allontana le polemiche con una battuta: ‘Siamo laureati entrambi con una tesi sul diritto alla riservatezza. Ma all’università mia moglie era più brava di me‘.
Una bel risultato pieno per Augusta Iannini no? Ma Lady Vespa replica con sdegno a chi insinua alla solita leggina ad personam per salvarla: ‘E pensare che io sarei voluta tornare in magistratura‘. Povera stella, lei proprio non ci teneva a stare altri sette anni in una poltrona istituzionale con un bello stipendio, ma sono stati quei cattivoni del Pdl che sadicamente l’hanno imposta contro la sua volontà. Ci tocca consolare la povera signora Iannini: a volte nella vita bisogna sapersi accontentare…
sab 07/06/2012 da Giulio Ragni in Paola Severino, Parlamento, pdl, Privacy.
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Ma non c’è limite all’ingordigia ma non si vergogna questa gente tutto in famiglia facciamo, io non conosco questa signora sicuramente sarà una persona valida ma lo doveva sapere che avrebbe dato alito a polemiche il buon senso dové, chi è figlio di gente comune o moglie nemmeno se sono passati con 110 e lode riescono ad avere dei posti decenti, la maggior parte dei laureati lavorano per 5 euro l’ora pur di sbarcare il lunario.
Che schifo mi viene da vomitare .