Siria ultime notizie: ritrovato il caccia abbattuto, Turchia teme per la sicurezza

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È stato ritrovato il relitto del caccia turco F-4, abbattuto dalla Siria. La vicenda non ha fatto che peggiorare le relazioni tra Turchia e Siria. Tirata dentro anche la Nato. Gli sviluppi della vicenda saranno oggetto di discussione lunedì a Lussemburgo, dai ministri degli Esteri dell’Unione Europea, mentre martedì si svolgerà un vertice della Nato a Bruxelles. Stando a quanto si apprende dalla portavoce Oana Lungescu, la Torchia, appellandosi all’articolo 4 del Trattato di Washington, avrebbe chiesto la consultazione, in base al quale gli alleati possono chiedere consultazioni quando si ha l’impressione che la propria integrità territoriale, indipendenza e politica e la sicurezza, sono a rischio di minaccia.
Il relitto del caccia abbattuto è stato ritrovato nelle acque territoriali siriane, a una profondità di 1300 metri. Continuano senza sosta le ricerche dei due piloti dispersi di cui si pensa si sarebbero salvati.
23 giugno – Caccia turco abbattuto lungo il confine
Forti le tensioni negli ultimi due giorni tra Siria e Turchia, da quando i Siriani hanno abbattuto un caccia turco F-4 in volo al largo delle coste di Damasco. Nel pomeriggio di venerdì Ankara aveva dato la notizia di aver perso i contatti con uno dei suoi caccia, appunto l’F-4, che all’ultimo contatto sorvolava il mare, nei pressi della provincia di Hatay, al confine con la Siria. Poco dopo l’annuncio della Cnn locale di uno schianto nelle acque territoriali siriane. In Turchia sono state lanciate, immediatamente, le operazioni di ricerca e salvataggio dei due uomini a bordo del caccia mentre iniziavano a girare i primi sospetti secondo cui il caccia fosse stato abbattuto dalla difese antiaeree siriane.
Stando a quanto riferito dal portavoce di Damasco, i radar siriani avrebbero individuato, intorno alle 11:40 locali un obiettivo non identificato, penetrato a gran velocità nello spazio aereo siriano che si manteneva a bassa quota. Queste le motivazioni per cui la difesa anti aerea ha ricevuto l’ordine di aprire il fuoco. Ora i due servizi di marina, quella turca e quella siriana, sono a lavoro per rintracciare i due piloti, finiti in mare.
20 giugno – Attentato contro inviato dell’Ansa
Non migliora la situazione in Siria, dove due bombe artigianali sono stati fatti esplodere al passaggio di un convoglio di tre auto a bordo delle quali si trovava l’inviato dell’Ansa, Claudio Accogli, lungo una strada di Daraa, a 100 chilometri a sud di Damasco. Nell’esplosione un poliziotto sarebbe morto e tre sono stati feriti. Fortunatamente il giornalista dell’Ansa, si sarebbe salvato, senza riportare alcuna conseguenza fisica dall’esplosione, se non tanta paura.
Il primo ordigno artigianale, come gli altri, è esploso andando a colpire in pieno la prima auto, in cui si trovava il poliziotto morto. A circa 10 metri di distanza si trovava l’auto su cui si trovava l’inviato dell’Ansa che, immediatamente, si sarebbe allontanato dalla strada, visto la situazione pericolosa.
Infatti, poco dopo, l’esplosione di un secondo ordigno avrebbe colpito la terza auto, a bordo della quale erano presenti gli uomini della sicurezza in borghese, armati con Kalashnikov. Fortunatamente non ci sono state vittime nella seconda esplosione. Dalle ferite presenti sul corpo dell’agente morto, è sicuro che l’ordigno fosse stato riempito di pezzi di ferro.
17 giugno – Sospesa la missione degli Osservatori
Sempre più terrificante la situazione in Siria, tanto da rendere necessario sospendere la missione degli osservatori che erano stati inviati con il compito di monitorare il cessate il fuoco del 12 maggio scorso. Tra bombardamenti, stupri e stragi di civili innocenti da parte delle truppe del regime, che continuano a infiammare il Paese. il generale norvegese Robert Wood, capo della missione, ha spiegato la decisione con l’intensificarsi delle violenze degli ultimi 10 giorni, segnale della mancanza di volontà delle parti nel trovare una soluzione pacifica. Gli osservatori, pertanto, non effettueranno più pattugliamenti e rimarranno nelle loro basi fino a nuovo ordine, per via dei rischi significativi a cui sono esposti gli esponenti stessi ogni giorno operando sul campo. L’ex presidente del Consiglio nazionale Siriano, Burhan Ghalioun, ha fatto sapere che l’Onu, ora, dopo la sospensione della missione di osservazione, dovrà inviare in Siria i Caschi Blu, capace di proteggersi dalla violenza del regime.
16 giugno – Le ong denunciano stupri continui dei detenuti
Il dramma in Siria, colpita dalla guerra civile da circa 15 mesi, non si arresta nell’aumento delle violenze, le morti e il numero, sempre maggiore, di profughi. Dopo la notizia del numero dei morti, ovvero di 14,400 non si arresta il numero di profughi, circa 31mila, accolti in Turchia. I dati sono stati comunicato dal ministero degli esteri turco. Il numero completo di profughi e disertori che hanno raggiunto i campi della mezzaluna rossa alla frontiera tra Turchia e Siria è di 30.800. Anche l’ong Human Rights Watch denuncia come i soldati fedeli al regime di Bashar Assan praticano violenze sessuali per torturare i prigionieri, sia uomini, donne e minori, detenuti durante la repressione delle rivolte antigovernative. A quanto dichiarato dall’organizzazione i militari avrebbero abusato di donne e ragazzine, di circa 12 anni, durante raid e operazioni militari in aree residenziali. Si tratterebbe di un arma di tortura del governo siriano, come sottolinea Saral Leah Whitson, direttrice della divisione di Human Rights Watch per il Medioriente. A confermare ciò sarebbe stata aggiunta la testimonianza diretta di un uomo trattenuto a Latakia in una cella con circa 70 detenuti tra cui alcuni ragazzini: “Un ragazzo rientrò in cella sanguinante da dietro, non poteva camminare. Era qualcosa che facevano sempre ai ragazzi. Volevo piangere per lui”. Lo stesso destino tocca anche a molte ragazzine minorenni. I bombardamenti non si fermano, diverse zone controllate dai ribelli vengono controllate così, attraverso i bombardamenti, dalle truppe fedeli di Bashar Assad. L’offensiva dell’esercito è in corso ad Adnan, nella provincia settentrionale di Aleppo, dove stando a quanto dichiarato dall’Osservatorio è morta una persona.
15 giugno – Oltre 14mila vittime di crimini contro l’umanità, in 15 mesi
Sono oltre 14.400 le vittime degli ultimi 15 mesi di guerra civile in Siria, stando ai dati riportati dell’ultimo bilancio fornito dall’Osservatorio siriano sui diritti umani. Nel dettaglio, solo nel corso dell’ultimo mese, sono state contate ben 2302 vittime. Da marzo 3022 a oggi 14,476 persone sono state massacrate e uccise, di queste 10,117, quindi più della metà, sono civili, 3552 soldati e 807 i disertori – stando alle dichiarazioni rilasciate dal direttore dell’Ong, Rami Abdel Rahman. Si tratta delle conseguenze “inevitabili” come direbbe qualcuno, delle rivolte contro il regime di Bashar al-Assad, scoppiate in Siria.
Nelle città siriane di Haffe, sotto bombardamento, un convoglio di osservatori delle Nazioni Unite, sarebbe arrivato stando a quanto dichiarato dal portavoce dell’Organizzazione stessa. La paura è grande, soprattutto da quando gli Usa aveva parlato di un altro, potenziale massacro, subito dopo che la Francia aveva chiesto l’applicazione del capitolo settimo della Carta delle Nazioni Unite che implica l’intervento armato, come successo in Libia. Dall’Italia, invece, è arrivato il via libera al decreto legge sulla partecipazione dell’Italia alla missione degli osservatori Onu in Siria. Confermato il viaggio del pontefice, previsto dal 14 al 16 settembre, nonostante le voci circolanti secondo cui il viaggio sarebbe stato annullato.
12 giugno – l’ONU denuncia: bambini usati come scudi umani
La situazione in Siria è sempre più preoccupante. Mentre continuano le stragi di civili, ogni giorno, purtroppo, il bilancio dei morti deve essere aggiornato, secondo un rapporto dell’Organizzazione delle Nazione Unite le truppe di Assad utilizzano i bambini come scudi umani nelle incursioni contro i ribelli che avversano il regime.
‘Secondo i gruppi a tutela dei diritti umani sono ormai circa 1.200 i bimbi morti nei 15 mesi di rivolta contro il regime di Bashar al-Assad‘, ha dichiarato il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati Radhika Coomaraswamy. ‘Raramente ho visto tanta brutalità come in Siria, dove ragazzi e ragazze sono strati arrestati, torturati, giustiziati e usati come scudi umani. Molti ex soldati hanno parlato di attacchi armati nelle aree abitate da civili e di aver visto bambini, alcuni molto piccoli, uccisi e mutilati. Ci sono testimoni, inoltre, che hanno visto bambini torturati e abbiamo sentito che sono stati messi dei bambini sui tank e usati come scudi umani per evitare che si sparasse contro i carri armati‘, ha continuato Coomaraswamy. Insomma, in Siria, purtroppo, anche i bambini sono protagonisti di questa agghiacciante guerra civile. Sempre secondo l’ONU, infatti, anche l’Esercito libero siriano che combatte contro il regime recluterebbe bambini per mandarli al fronte a combattere e morire.
10 maggio 2012 – due attacchi terroristici a Damasco. Decine di morti e centinaia di feriti [VIDEO]
Non c’è pace per la Siria. Ogni giorno sale il numero dei morti e dei feriti, in quello che si può considerare un vero e proprio bollettino di guerra. Questa mattina nella parte meridionale di Damasco due fortissime esplosioni, veri e propri attentati terroristici compiuti in contemporanea, hanno provocato decine di morti, il bilancio provvisorio parla di circa 40, e centinaia di feriti. Come riferisce la televisione di stato siriana, la zona in cui sono avvenuti gli attentati è molto frequentata, soprattutto a quell’ora del mattino, sia da impiegati diretti al lavoro che da bambini diretti a scuola. Il timore, infatti, è che tra le vittime ci siano diversi studenti. Dalle prime ricostruzioni, sembrerebbe che le due esplosioni siano state causate da due autobombe. Testimoni raccontano che sul luogo delle esplosioni si vedono carcasse di auto bruciate, uomini che raccolgono resti umani da terra e dall’interno delle vetture e un grosso cratere. Insomma, uno scenario davvero apocalittico che alcuni giornalisti hanno paragonato alla strage di Capaci. Sono in molti, però, tra gli attivisti anti regime e i membri del Consiglio nazionale siriano, a ritenere che la strage sia stata opera degli uomini del regime siriano, Bashar al-Assad in testa. ‘Il regime guida gli attacchi per inviare due messaggi: il primo è che gli osservatori internazionali sono in pericolo, il secondo che le sue affermazioni su gruppi armati e Al Qaeda che operano in Siria sono fondate‘, ha dichiarato Samir Nachar, un membro del Cns.
9 maggio 2012 – Bomba colpisce un convoglio dell’Onu. Otto feriti
Una bomba ha colpito un convoglio dell’Onu su cui viaggiavano alcuni osservatori mandati in Siria da Palazzo di vetro per accertare l’effettivo rispetto del cessato il fuoco previsto dal piano dell’ex segretario della Nazioni Unite Kofi Annan. Il convoglio di automobili è stato colpito nei pressi della città di Deraa, nella parte meridionale del paese, in una zona considerata la roccaforte della resistenza al regime di Bashir Assad. Secondo un primo bilancio, nessuno degli osservatori sarebbe rimasto ferito, compreso il capo della missione Onu, il generale Robert Mood, presente su una delle automobili. Sarebbero, invece, 8 i militari siriani di scorta alla missione rimasti feriti. Anche i veicoli sarebbero stati seriamente danneggiati, compresa una vettura dei media di stato siriani. L’esplosione, infatti, è avvenuta proprio davanti al convoglio. Poche ore fa, intanto, l’Osservatorio per i diritti umani con sede a Londra ha reso noto che almeno tre persone sono rimaste uccise in seguito ad alcuni scontri scoppiati alla periferia di Damasco tra l’esercito siriano e gruppi ribelli. Gli attivisti riferiscono di pesanti bombardamenti contro la popolazione civile a Douma. Insomma, nonostante il cessate il fuoco la situazione in Libia è tutt’altro che tornata alla normalità e il rischio della guerra civile è sempre più forte.
26 aprile 2012 – La Francia vuole usare la forza
La Francia alza la voce. Il Presidente Nicolas Sarkozy e il Ministro degli Esteri Alain Juppé premono per un intervento militare contro Damasco se il piano di mediazione predisposto dall’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan non dovesse andare a buon fine. Questo, ha spiegato Juppè, ai sensi di una risoluzione in calce al capitolo 7 della Carta Onu che prevede la possibilità di intervenire con le armi in caso di minaccia alla pace. Il 5 maggio Annan farà il punto della situazione siriana davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu. ‘Se questo piano di pace non funziona, non possiamo permettere al regime di sfidarci, dovremo andare avanti verso un nuovo livello, con una risoluzione Capitolo 7 alle Nazioni Unite per fare un nuovo passo per fermare questa tragedia‘, ha spiegato il Ministro degli Esteri d’oltralpe. In Siria, purtroppo, i massacri non si fermano. Nei giorni scorsi, infatti, secondo quanto riferito dagli attivisti antiregime, i morti sarebbero stati oltre 40.
Motivazioni umanitarie o politiche?
Le motivazioni dietro questa dura presa di posizione francese, però, per molti potrebbero essere più di natura politica che umanitaria. Il 6 maggio, infatti, il giorno dopo il discorso all’Onu di Kofi Annan, si svolgerà il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Che Sarkozy, come secondo molti osservatori francesi era già successo con i bombardamenti in Libia, stia tentando di trasformare la situazione siriana in uno show mediatico per ottenere la rielezione? Insomma, la politica estera potrebbe essere considerata dal Presidente francese in carica come un trampolino di lancio per la politica interna. Non resta che attendere.
19 aprile 2012 – Per il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon Damasco non rispetta la tregua
Il segretario generale delle Nazioni Unite, il coreano Ban Ki-moon, in una lunga lettera al Consiglio di Sicurezza, ha denunciato come il regime di Damasco non abbia adempiuto agli obblighi previsti dal piano redatto da Kofi Annan e non abbia, quindi, proceduto a ritirare le armi e le sue truppe dalle città siriane, provocando un ulteriore escalation di violenze. Questo, nonostante entrambe le parti in conflitto si fossero dette d’accordo ad un cessato il fuoco. Il numero uno di Palazzo di vetro, di conseguenza, ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ad inviare 300 osservatori in Siria per almeno tre mesi con lo scopo di favorire e consolidare il cessate il fuoco tra i ribelli e le truppe governative, di controllare la cessazione delle ostilità e l’applicazione degli altri punti del piano di pace predisposto dal mediatore Kofi Annan. Ban Ki-Moon, inoltre, dichiarandosi ‘molto preoccupato per la situazione in Siria‘, chiede che gli osservatori siano affiancati anche da consiglieri politici ed esperti in materia di diritti umani. Insomma, la situazione in Siria continua ad essere critica.
12 aprile 2012 – Entrato in vigore il cessate il fuoco
Come previsto dal piano redatto, dopo una lunga mediazione, dall’inviato dell’Onu e della Lega araba Kofi Annan, in Siria stamattina all’alba è entrato in vigore il cessate il fuoco tra le forze del Presidente Bashar al-Assad e i ribelli. C’è da dire che le truppe governative avrebbero dovuto deporre le armi già nella giornata di martedì, come era previsto dal primo punto del piano di mediazione di Kofi Annan. Nella giornata di ieri, invece, alcuni bombardamenti a Rastane hanno provocato la morte di altri 25 civili. Mentre da molte parti si leva la richiesta di inviare a Damasco degli osservatori per accertare l’effettività della tregua, il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, ha dichiarato che questa mattina si sono udite solo ‘sporadiche esplosioni‘ nella città di Zabadan, non lontano dalla capitale. L’attivista, però, ha anche aggiunto che ‘non c’e’ stato alcun movimento che indicasse anche un ritiro dei carri armati‘. Insomma, in un paese dove in un anno hanno trovato la morte più di 10.000 persone, soprattutto civili, la speranza è che, questa volta, si giunga davvero ad un cessate il fuoco definitivo.
17 marzo 2012 – Esplosioni a Damasco, diverse vittime tra civili e forze dell’ordine
Come riferisce la tv siriana, due esplosioni, attribuibili ad attacchi terroristici suicidi, sono avvenute questa mattina nel centro di Damasco. Ad essere colpiti sono stati gli uffici dell’intelligence e la sede della polizia criminale. Nelle esplosioni hanno perso la vita alcuni civili e agenti delle forze dell’ordine. Inoltre, sono almeno 40 i feriti, alcuni in condizioni critiche. Dalle prime informazioni sembra che due attentatori si siano fatti esplodere a bordo di due autobombe. La Cnn, citando alcuni testimoni, riferisce di una terza esplosione avvenuta a bordo di un autobus appartenente a un campo dell’Esercito di liberazione della Palestina. I media siriani, però, fino a questo momento non hanno ancora confermato la notizia.
15 marzo 2012 – Più di 1000 profughi si rifugiano in Turchia
Fonti turche parlano di più di 1000 profughi siriani che, nelle ultime 24 ore, avrebbero attraversato la frontiera per trovare rifugio in Turchia. La mattanza in Siria portata avanti dai sostenitori del regime di Assad, infatti, non accenna a placarsi. Nelle tendopoli turche sono già alloggiati circa 13 mila rifugiati siriani, ma le autorità di Ankara si aspettano nel prossimo futuro almeno altri 50 mila profughi.
L’Italia chiude l’ambasciata a Damasco
Intanto l’Italia, per motivi di sicurezza, ha deciso di sospendere l’attività della propria ambasciata a Damasco e di rimpatriare tutto il personale. Questa decisione, naturalmente, ha anche motivazioni politiche. ‘Anche in considerazione delle gravi condizioni di sicurezza, insieme ai principali partner dell’Unione Europea, abbiamo inteso ribadire la più ferma condanna verso le inaccettabili violenze attuate dal regime siriano nei confronti dei propri cittadini‘, ha dichiarato la Farnesina in una nota. ‘L’Italia continuerà a sostenere il popolo siriano e a lavorare per una soluzione pacifica della crisi, che ne garantisca i diritti fondamentali e le legittime aspirazioni democratiche. Sosteniamo pienamente gli sforzi dell’Inviato Speciale dell’ONU e della Lega Araba, Kofi Annan, per ottenere uno stop immediato alla violenza e per consentire l’accesso degli operatori umanitari e l’avvio del dialogo politico‘, ha concluso la nota.
13 marzo 2012 – Sono più di 8.000 i morti dall’inizio della rivolta
Il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Nassir Abdulaziz Al-Nasser, in un discorso al Parlamento europeo di Strasburgo, ha diffuso un dato agghiacciante: dall’inizio della rivolta in Siria le vittime sono state più di 8.000. E, purtroppo, molte sono donne o bambini. ‘Le condizioni in Siria sono spaventose, più di 8.000 persone sono state uccise finora, tra cui molte donne e molti bambini. Le violazioni dei diritti umani sono diffuse e sistematiche. E la comunità internazionale ha una sua responsabilità‘, ha dichiarato Al-Nasser. Secondo gli oppositori del regime di Assad, il numero delle persone che hanno perso la vita sarebbe ancora più grande: si parla di più di 9.000 vittime. Insomma, nessuno sembra riuscire a fermare questo mattatoio.
12 marzo 2012 – Video amatoriale mostra i cadaveri mutilati
Non si ferma la violenza in Siria: sul web sono comparsi video amatoriali che documentano l’orribile massacro di Homs in maniera estremamente cruda, mostrando senza censure le decine di cadaveri (forse 51) delle donne e dei bambini avvolti nelle coperte ed accatastati gli uni sugli altri, sfigurati da ferite, sfregi, bruciature.
Il massacro sarebbe stato perpetrato dalle forze lealiste penetrate nei quartieri di Adawiy e Karm az Zeitun alla ricerca di superstiti degli attacchi di artiglieria; il regime non smentisce, dichiarando in un comunicato che la responsabilità dell’attentato è da attribuirsi a dei non meglio identificati ‘terroristi‘, i quali avrebbero a loro volta cercato di dare la colpa al governo.
Dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon è arrivata una condanna all’operato del governo siriano, che in alcune città starebbe facendo un ‘uso sproporzionato della forza‘, rendendosi altresì responsabile di ‘operazioni vergognose‘. Richiesta urgenza assoluta per le condizioni dei civili anche da Kofi Annan, inviato speciale dell’Onu, e dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu di Ginevra.
Intanto, da Daraa gli attivisti comunicano la notizia, per il momento non ancora confermata ufficialmente, dell’esplosione nel centro della città di un’autobomba, che avrebbe ucciso una ragazza e ferito 25 studenti.
Durante la notte sono state invece sequestrati dalle brigate dell’esercito siriano 35 civili, tra cui anche donne e bambini, allo scopo di scambiarli con la consegna spontanea nelle loro mani dei soldati disertori.
28 febbraio 2012 – l’Unione Europea impone nuove sanzioni
Dopo che la situazione in Siria non accenna a migliorare, con decine e anche centinaia di morti a settimana, l’Unione Europea ha deciso di imporre nuove sanzioni a Damasco. I Ministri degli Esteri dei paesi dell’Unione, riuniti a Bruxelles, infatti, hanno deciso di congelare i beni di alcuni alti ufficiali del governo siriano e di vietare il volo sui cieli dell’Ue agli aerei cargo di Damasco, così come di acquistare oro e metalli preziosi e diamanti dal paese. Per ora, invece, un embargo totale sui voli passeggeri provenienti dalla Siria è stato escluso, per non impedire ai cittadini stranieri ancora presenti di lasciare il paese. L’Unione Europea era già intervenuta in precedenza con pesanti sanzioni, ma, per ora, questi provvedimenti non hanno sortito effetti contro la repressione condotta dal regime di Assad. Il nostro Ministro degli esteri Giulio Terzi, intanto, si è detto nettamente contrario ad un intervento militare. ‘Si tratta di un momento estremamente critico. Ma dopo la conferenza di Tunisi, venerdì scorso, la coalizione politica dei paesi che sostegno la Lega Araba si è estremamente rafforzata. Quindi esiste una condizione di carattere generale che va sempre più nella direzione dell’abbandono del potere da parte di Assad, ma è ancora tutto da vedere‘, ha dichiarato Terzi che ha espresso anche l’intenzione di insistere con i colleghi ministri affinchè si arrivi ad una tregua umanitaria così come richiesto dalla Croce Rossa.
22 febbraio 2012 – Uccisi due giornalisti occidentali
Secondo l’emittente televisiva satellitare araba al-Jazeera, alcuni reporter, tra cui una giornalista americana e un giornalista francese, avrebbero perso la vita a Homs in conseguenza del bombardamento dell’edificio in cui si trovavano nel quartiere di Bab Amr e nel quale era stato allestito un centro stampa. Secondo quanto riferito dalle fonti della tv araba, i giornalisti in questione sarebbero Marie Colvin del Britain’s Sunday e il fotografo francese Remi Ochlik che, il 10 febbraio, è stato tra i vincitori del World Press Photo, il prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto ripresa in Libia durante la rivoluzione. Altri reporter occidentali sarebbero rimasti feriti.
La Croce Rossa chiede una tregua umanitaria
Intanto, in tutta la Siria, da Damasco a Homs, proseguono i bombardamenti e le stragi di civili. Nella sola giornata di ieri, secondo i rappresentanti dell’opposizione, le truppe governative e le forze lealiste hanno ucciso un centinaio di persone nella regione di Idlib e Homs. La Croce Rossa, quindi, ha chiesto a gran voce alle autorità e ai ribelli di accordarsi per una tregua umanitaria di almeno due ore al giorno, per permettere ai soccorsi e al personale medico di raggiungere e portare aiuto alle popolazioni colpite. ‘La situazione attuale richiede una decisione immediata di osservare una pausa umanitaria nei combattimenti‘, ha spiegato Jacob Kellenberger, presidente del Cicr, il Comitato internazionale della Croce Rossa. ‘A Homs e in altre zone colpite, intere famiglie sono bloccate da giorni nelle loro case. Non possono uscire per ottenere pane, altro cibo o acqua, o cure mediche‘, ha continuato Kellenberger. Potrebbe essere un primo passo verso la soluzione della crisi.
10 febbraio 2012 – Tre attacchi terroristici ad Aleppo. Almeno 25 vittime
La crisi siriana continua a mietere vittime. Questa volta ad essere attaccata non è stata la città ribelle di Homs, che comunque è ancora cinta d’assedio dalle forze governative e in sei giorni sono morte più di 400 persone, ma la città più popolosa del paese: Aleppo, che, con i suoi quasi 3 milioni di abitanti, è detta la capitale del nord. Tre esplosioni, infatti, hanno devastato il centro cittadino provocando almeno 25 morti e quasi 200 feriti. Anche il quartier generale della polizia militare è stato colpito da quelli che sono stati definiti dall’agenzia di stato Sana veri e propri attacchi terroristici.
7 febbraio 2012 – Le forze governative bombardano la città ribelle di Homs
Non si ferma il massacro in Siria. Le forze governative del presidente Bashar al Assad continuano i bombardamenti sui ribelli. Negli ultimi giorni, in particolare, è stata presa di mira la città roccaforte della protesta di Homs. Secondo gli attivisti della rivoluzione l’esercito presidenziale ha ‘sigillato’ la città in vista di un attacco che vuole annientare la resistenza e sterminare i ribelli. Le vittime dell’ultimo bombardamento sarebbero più di 50, che si vanno a sommare ai 250 morti dell’attacco avvenuto nella notte tra sabato e domenica. Insomma, si tratta di un vero e proprio bagno di sangue che preoccupa molto la comunità internazionale.
Gli Stati Uniti chiudono l’ambasciata a Damasco
Gli Stati Uniti, intanto, hanno deciso di chiudere l’ambasciata a Damasco. Il Presidente Obama è molto preoccupato per l’evolversi della situazione e si è detto convinto che la strada per risolvere il problema siriano sia quella delle sanzioni, in modo da fare pressione sul regime di Assad e favorire la costituzione di un governo di transizione. Per ora Obama ha escluso categoricamente che la comunità internazionale possa optare per un intervento militare stile Libia. Anche i paesi dell’Unione Europea, a detta del nostro Ministro degli Esteri Giulio Terzi, stanno valutando la possibilità di espellere i diplomatici siriani e di ritirare i propri ambasciatori da Damasco.
mar 24/06/2012 da Autori Vari in crisi siriana, Siria, ultime notizie.
Dejà vu….
….in Iraq ed in Libia.
Stessi scenari, stesse menzogne.
Ma in Siria (ed in Iran) non c’è quello “sprovveduto” di Saddam, o quel “sognatore” di Gheddafi….
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Che interesse ha un capo di stato a “bombardare” il proprio popolo, che lo approva e lo ama e che quindi non è contro di lui?
La verità è che contro la Siria si sta combattendo una sporca guerra, fatta di attentati-cecchinaggio-diffamazioni mediatiche ad opera dei Servizi di USA, Inghilterra e Israele, ben appoggiati dalla stampa internazionale in maggioranza sottomessa ai detti Stati-canaglia!
L’aiuto “fraterno e democratico” che vogliono dare al popolo Siriano è lo stesso che hanno dato al popolo Irakeno, al popolo Afghano ed al popolo Libico, che sommati hanno causato milioni di morti tra vecchi donne e bambini…e non solo.