Schiavitù moderna: colf a Londra lavora per due fette di pane

La schiavitù è stata abolita? Questa bella frase non è affatto vera. Anche ai giorni nostri infatti esistono moltissimi casi di persone che lavorano un sacco di ore per paghe da miseria, e che magari nel contempo sono anche costrette a subire altre angherie degne di un libro di Dickens. E un’altra cosa, che aggiunge gravità a questi fatti già vergognosi, è che spesso questi schiavi moderni non possono lasciare il loro lavoro: perché nella povertà, poco è pur sempre meglio di nulla.
La signora Mwanahamisi Mruke, quarantasettenne originaria della Tanzania, si era trasferita in Gran Bretagna alcuni anni fa, perché con il suo reddito non riusciva a mantenere gli studi della figlia e sperava di riuscire a trovare un lavoro che le desse uno stipendio migliore. Pensava di averlo trovato quando la signora Saeeda Khan, ex direttrice di un ospedale, l’aveva assunta come collaboratrice domestica.
Ma la povera signora Mruke si sbagliava, e di parecchio: l’iniziale paga di cinquanta sterline al giorno più (piccolo) bonus mensile per le spese si è presto ridotta ancora di più, fino ad arrivare a consistere unicamente in due fette di pane.
E non solo: l’orario di lavoro della donna andava dalle sei del mattino fino alla mezzanotte, e la signora Mruke era stata costretta ad indossare addirittura un campanellino al collo e a dormire per terra.
Fuggire? La signora Khan (un nome un programma, effettivamente) si era ben premunita contro questa evenienza, gettando il passaporto della sua schiava e arrivando perfino a minacciarla di far del male ai suoi cari.
Paradossalmente, la salvezza per la signora Mruke è arrivata dall’aggravarsi dei suoi problemi di salute, perché in questo modo è potuta venire in contatto con il mondo dell’assistenza agli immigrati. Tramite loro la donna ha potuto denunciare la sua aguzzina, che è stata condannata per sfruttamento a nove mesi di carcere e a pagare alla sua ex schiava un risarcimento di venticinquemila sterline.
La vicenda è finita bene? Sì, certo. Ma è comunque un finale amaro, perché quello che la signora Mruke ha patito non è stato di sicuro cancellato. ‘Non la perdonerò mai, mi ha privata di ogni forza, anche quella di reagire‘.
lun 21/03/2011 da Gea Ferraris in Lavoro, Londra.


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