Proteste in Egitto: le ragioni delle rivolte contro il Presidente Morsi [FOTO & VIDEO]

Proteste in Egitto: le ragioni delle rivolte contro il Presidente Morsi [FOTO & VIDEO]

Proteste in Egitto

  • Corteo di protesta
  • Rivolta di piazza
  • Manifestazione di donne
  • Sventola la bandiera
  • La folla si riversa nelle strade

Un colpo di Stato si abbatte in Egitto, dopo le roventi proteste degli ultimi giorni a Piazza Tahrir: nella giornata di ieri 3 luglio 2013 il Presidente Morsi è stato destituito dall’incarico e condotto agli arresti, l’esercito ha preso il potere, sospendendo di fatto la Costituzione. Attualmente è stato nominato presidente ad interim il giudice della Corte Costituzionale Adli Mansour, mentre l’annuncio al popolo è stato dato in diretta televisiva da Abdel Fattah al-Sissi, capo delle forze armate egiziane. Notte di gioia e di tumulti in tutto l’Egitto, con gran parte del popolo che ha festeggiato la caduta del presidente eletto Morsi, ma non sono mancati feroci scontri con i sostenitori dei Fratelli Musulmani, che hanno portato ad almeno dieci morti. In manette sono finiti, oltre a Morsi, il leader del partito dei Fratelli musulmani Saad el Katatni e il capo dei parlamentari dello stesso partito al Bayumi, secondo quanto riferisce l’agenzia di Stato. Ma quali sono le ragioni delle proteste in Egitto? Proviamo a vederle insieme.

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  • Rivolta di piazza
  • Manifestazione di donne
  • Sventola la bandiera
  • La folla si riversa nelle strade

Colpo di Stato in Egitto: foto dei festeggiamenti

  • Egitto in festa
  • Piazza Tahrir
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  • Egiziani protestano
  • Festeggiamenti

La cosiddetta ‘rivoluzione dei gelsomini’ che ha generato venti di rivolta in tutto il Nordafrica e parte del Medio Oriente, ha avuto inizio proprio in Egitto nel gennaio 2011, ma come tutti i moti rivoluzionari, il passaggio dalla dittatura alla democrazia non è stato indolore, e dietro la caduta del presidente eletto Morsi ci sono profonde ragioni di natura politica ed economica.

La crisi politica

Soltanto un anno fa il popolo egiziano scendeva in piazza festeggiando la vittoria di Morsi, che sanciva di fatto l’inizio della democrazia nel paese: ma in un anno i Fratelli Musulmani, i vincitori delle elezioni, hanno perso consensi sia nei sondaggi che nel voto universitario che si è tenuto lo scorso marzo. I Fratelli Musulmani costituiscono una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali presenti tra Africa e Medio Oriente, caratterizzati da un approccio di tipo politico all’Islam: in Egitto essi confluiscono nel Partito Libertà e Giustizia. Gli islamisti, che negli ultimi anni sono stati i più perseveranti nella lotta al regime di Mubarak, avevano costruito il loro consenso attraverso opere di carità e impegno sociale in un Paese devastato dalla povertà e dalle ingiustizie, ma oggi gli imam e i ricchi imprenditori sono visti come il simbolo di tutto ciò che non funziona in Egitto. Il popolo chiede un governo competente e capace di risolvere i problemi atavici del Paese: i Fratelli Musulmani non si sono dimostrati all’altezza del compito, i problemi economici hanno preso il sopravvento sul rispetto e l’autorevolezza di cui finora gli islamisti conservatori avevano goduto, e che ha portato 22 milioni di egiziani a firmare per chiedere le dimissioni di Morsi, occupando di fatto Piazza Tahrir.

La crisi economica

Dietro alle rivolte egiziane delle ultime settimane ci sono soprattutto ragioni di natura economica: il traumatico passaggio alla democrazia ha portato il Paese sull’orlo del crack economico. La crisi economica ha portato ad un aumento della disoccupazione e alla fuga degli investitori per le mancate e ineludibili riforme: come si può investire in un Paese che sovvenziona la bolletta elettrica e il costo della benzina? Senza contare che le casse dello Stato si occupano di sfamare anche decine di milioni di poveri, con il risultato che il debito pubblico è alle stelle, mentre la moneta perde potere d’acquisto ogni giorno che passa. Al governo Morsi era stata chiesta l’autorevolezza di riformare in una direzione più moderna e sostenibile l’Egitto, ma secondo i rappresentati dell’opposizione, i Fratelli Musulmani hanno dimostrato scarsa competenza. Nel frattempo è crollato anche il turismo, da sempre una delle maggiori fonti di sostentamento del Paese, dove resistono solo le oasi di pace sul Mar Rosso come Sharm El Sheik, mentre Il Cairo e Alessandria d’Egitto registrano la fuga degli occidentali. L’Egitto è un paese allo sbando, con l’economia a pezzi, benzina e gas in via di esaurimento, e l’ombra del default che si fa sempre più minacciosa: riuscirà il Paese a risollevarsi dopo questo nuovo colpo di Stato?

Emergenze sociali

La povertà e la disoccupazione galoppante sono solo un aspetto delle gravi emergenze sociali che attanagliano l’Egitto dalla caduta di Mubarak. In particolare, da quando è scoppiata nuovamente la rivolta in Piazza Tahrir, sono state registrate centinaia di aggressioni contro le donne, molte sfociate in molestie e stupri, anche con armi da taglio e oggetti contundenti. Joe Stork, vice direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch, che ha documentato quotidianamente quanto accaduto nella capitale, ha dichiarato: ‘Gli attacchi sessuali sfrenati durante le proteste di piazza Tahrir evidenziano il fallimento del governo e di tutti i partiti politici nell’affrontare la violenza che le donne in Egitto sono costrette a subire quotidianamente negli spazi pubblici. Questi sono crimini gravissimi che tentano di dissuadere le donne dal partecipare alla vita pubblica in Egitto‘. Inevitabilmente la crisi politica ed economica ha forti ripercussioni sul piano sociale, ed ancora una volta le donne diventano le vittime privilegiate di una violenza barbara che gode di fatto di un’impunità di Stato, come denuncia Amnesty International.

Le reazioni internazionali

La polveriera Egitto non poteva non avere ripercussioni sul piano internazionale. In particolare a pronunciarsi è stato il Presidente degli Usa Barack Obama, il quale ha chiesto che militari i restituiscano subito il potere a un governo democraticamente eletto: gli Usa si dicono pronti a congelare gli aiuti all’Egitto in caso di continuazione del golpe militare. E probabilmente anche l’Unione Europea seguirebbe a ruota gli Stati Uniti. Obama comunque ha ricordato di aver ammonito più volte Morsi sul rispetto delle minoranze, e ha rivolto un appello ai militari: ‘Mi attendo che in questa fase di incertezza i militari rispettino i diritti di tutti, incluso il diritto a manifestare pacificamente. Li chiamo a restituire l’autorità di governo nella sua pienezza ad un governo civile e democraticamente eletto attraverso un processo trasparente e inclusivo. Ogni arresto arbitrario va evitato, incluso quello del presidente Morsi o dei suoi sostenitori‘.


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gio 04/07/2013 da Giulio Ragni in Egitto.

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