Narcos: messicani nella morsa dei signori della droga

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Narcos: Messico, Colombia e Brasile nella morsa dei signori della droga

I narcos messicani, colombiani e brasiliani tengono sotto scacco intere nazioni del sudamerica, grazie ad una forza economica e militare in grado di influenzare la vita democratica. I narcos controllano inoltre milizie paramilitari e orde di sicari che mettono a ferro e fuoco città, facendo strage di chiunque gli metta i bastoni fra le ruote: politici, giornalisti, giudici, ma soprattutto poliziotti e militari.
Oggi l’ennesimo eccidio: un agente della dogana americana è stato ucciso e un altro è stato ferito in un agguato a sud di San Luis Potosí, sull’arteria che collega la capitale a Monterrey.
Ecco una panoramica sulla condizione del Messico, paese completamente in mano ai narcos.

Mezzi militari
Ci sono i pick up: Ram della Dodge, Chevrolet Cheyenne, Ford Lobo. I suv Chevrolet Traverse e Grand Cherokee, il pullmino Nissan Largo. Auto in gran parte rubate. La strategia dei narcos è quella di assaltare i concessionari o organizzarsi con agguati contro camion che le trasportano. Una volta finite nelle mani delle gang possono subire modifiche per renderle più adatte agli scontri. Alcuni mezzi sono blindati in modo da resistere ai proiettili di Kalashnikov e Ar 15. Trasformarli può costare fino a 70 mila euro. In altri è creata una ‘cellula’ interna protetta dove è montata una mitragliatrice. Una variante è quella che prevede l’uso del micidiale Barrett, un fucile di precisione e di grande potenza. I soldati hanno anche intercettato delle jeep dotate di tettuccio apribile – per poter utilizzare le armi – e un auto simile alla Aston Martin di James Bond. Con un dispositivo per spargere chiodi e olio.

 

L’eccidio di oggi
Un agente della Dogana americana (Ice) è stato oggi assassinato e un altro ferito in un agguato a sud di San Luis Potosí, sull’arteria che collega la capitale a Monterrey. Sembra che i due agenti, a bordo di una vettura con targa diplomatica, siano stati uccisi a un finto posto di blocco militare. Alcuni testimoni sostengono che i killer erano vestiti come soldati.
Per ostacolare l’ingresso di rivali nelle zone controllate o per rallentare i movimenti della polizia i narco-terroristi alle volte indossano indumenti militari e addirittura alcune bande hanno delle loro divise con distintivo di riconoscimento. Diverse le ipotesi degli investigatori sul movente dell’imboscata. Un attacco mirato agli agenti colpiti per il loro lavoro, danneggiare i rivali scaldando la ‘plaza’ e provocando l’intervento delle forze di polizia. Oppure un sequestro finito male.

 

Strage senza fine
Secondo gli organi di polizia i banditi hanno ucciso per ‘sbaglio’ 111 persone. Nelle zone del Messico centro settentrionale, negli ultimi mesi, il conflitto tra le gang è diventato più intenso. La regione è contesa tra i Los Zetas e la ‘Nuova federazione’, sigla che raccoglie parte del cartello del Golfo, la Familia e gli uomini del padrino El Chapo Guzman, leader di Sinaloa. I morti ammazzati cadono a dozzine e il gusto macabro dei narcos ha superato ogni limite: le ultime foto diffuse via web mostrano gruppi di persone fatte a pezzi e poi abbandonate per strada.

 

Omicidi dei narcos dal 2006 al 2010



 

La reazione degli Stati Uniti
Con il piano Merida gli Stati Uniti hanno invitato nel Paese decine di funzionari di rappresentanza all’interno di tutte le principali agenzie investigative. Un grattacielo nella capitale è il quartier generale di una task force importante nella raccolta di informazioni di intelligence. Diversi boss sarebbero stati individuati grazie al supporto tecnologico fornito da New York e dagli Usa in generale. Una presenza comunque discreta e a volte negata. Non è la prima volta che i trafficanti prendono di mira gli americani. In marzo, nella città di confine di Ciudad Juarez, sono stati assassinati un’impiegata del consolato Usa e il marito. Un omicidio eseguito secondo gli agenti dai Los Aztecas, gang che collabora con i narcos sia in Messico che negli Stati Uniti.
Il parco macchine supera quello delle forze dell’ordine. Il governo non ha mezzi blindati a sufficienza da assegnare a funzionari e magistrati, veri bersagli viventi. In un agguato è stata proprio la jeep protetta a salvare Minerva Bautista, una donna responsabile della sicurezza nello Stato di Michoacan. Più dieci minuti è rimasta sotto il fuoco dei gangster che hanno sparato fino a 2.700 colpi, 350 dei quali hanno centrato la vettura. Sopravvissuta, è rimasta in carica per alcuni mesi, poi ha lasciato. Furiosi, i narcos si sono vendicati assassinando un meccanico che aveva migliorato la ‘corazza’. Da alcuni mesi esercito e polizia hanno schierato mezzi più robusti, in grado di incassare il fuoco delle gang. Elaborazione delle Hummer e di pick up statunitensi, così come un furgone simile a quelli adibiti al trasporto valori. Dotate di feritoie, blindato, il veicolo è stato di recente impiegato nel conflitto a fuoco costato la vita al boss Tony Tormenta, uno dei leader del Cartello del Golfo.

 

Sommario
  1. Introduzione
  2. Narcos e giornalisti
  3. Narcos e politica in Messico

mer 16/02/2011 da Carla Incorvaia in Messico.

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