Egitto ultime notizie: eletto il nuovo presidente, Mohammed Morsi

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Egitto ultime notizie I Fratelli Musulmani raggiungono il 69 per cento dei consensi

Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, è il nuovo presidente dell’Egitto, eletto dagli elettori con il 51,7 per cento dei voti. Un testa a testa con il suo avversario, l’ultimo candidato del presidente uscente Hosni Mubarak, Ahmed Shafik, che ha perso con il 48,3 per cento dei voti. Poco fa, alle 16:30, la commissione elettorale egiziana, rappresentata da Faruk Sultan, il presidente, al termine della conferenza stampa, ha annunciato i risultati ufficiali del secondo turno delle elezioni presidenziali. Erano giorni ormai che i Fratelli Musulmani avevano iniziato a festeggiare l’ipotetica vittoria. L’affluenza alle urne è stata del 51 per cento dei cittadini aventi diritti al voto, in cui 12 milioni si sono espressi favorevoli ad Ahmad Shafik e 13 milioni favorevoli a Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani.

  • Manifestanti in rivolta
  • Camionetta presa di mira dai copti
  • Manifestazione dei copti a Il Cairo
  • Rivolta a Il Cairo

23 giugno – manifestazioni a Piazza Tahrir contro i militari

Piazza Tahrir de Il Cairo, uno dei simboli delle rivoluzioni nordafricane degli scorsi mesi, torna a riempirsi di gente per manifestare contro la riforma costituzionale varata la scorsa settimana dal Consiglio militare. Sono stati i Fratelli Musulmani e le altre forze politiche a richiamare la folla in piazza per disinnescare un tentativo di golpe militare, come lo hanno definito loro: in centinaia hanno dormito all’addiaccio, accampati in attesa dei risultati definitivi delle elezioni presidenziali.

L’esercito ha dichiarato attraverso un comunicato ufficiale che utilizzerà il pugno duro contro chi, dicono, minaccia la stabilità del paese: ‘Affronteremo tutti i tentativi di mettere a rischio il paese con la più grande fermezza e forza. La dichiarazione costituzionale è una necessità imposta dalle condizioni della gestione del Paese in questo periodo critico‘. I militari se la prendono anche con quelle forze politiche che hanno annunciato prematuramente la vittoria alle presidenziali, con evidente riferimento ai Fratelli Musulmani, un atteggiamento ritenuto ‘una delle ragioni della divisione attuale‘ nel paese.

18 giugno 2012 – I Fratelli Musulmani annunciano la vittoria

È terminato lo spoglio delle schede presidenziali egiziane e sebbene il risultato del vincitore sarà ufficializzato non prima del 21 giugno, sembra proprio che il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, è quello che ha ottenuto più voti.
Al Cairo, in Piazza Tahrir sono già in corso i festeggiamenti tra gli elettori del candidato dei Fratelli Musulmani, il primo presidente della Repubblica egiziana eletto direttamente dal popolo. subito dopo la chiusura delle urne, lo stesso Morsi aveva convocato una conferenza stampa per ringraziare tutti quelli che lio avevano votato e supportato.
Alla fine, nella sfida decisiva contro l’ex premier Ahmed Shafiq, l’esponente dei Fratelli Musulmani, ha ottenuto 13 milioni e 320 voti. Morsi avrebbe ottenuto, secondo i primi dati comunicati, il 52,5 per cento dei consensi, contro il 47,5 per cento ottenuti dal suo avversario.

17 giugno 2012 – I militari manterranno il potere legislativo

Il consiglio militare dell’Egitto manterrà il potere legislativo fino all’elezione del nuovo Parlamento: questa, secondo alcune fonti locali, sarà l’integrazione della dichiarazione costituzionale, in base alla quale il nuovo presidente nominerà il premier e i ministri, integrazione che verrà pubblicata prima dei risultati definitivi delle presidenziali, ad urne ormai chiuse. Nelle intenzioni, la nuova dichiarazione conterrà criteri rinnovati per la formazione dell’assemblea costituente, in modo da assicurare la rappresentanza di tutte le forze del paese, ed evitare sbilanciamenti troppo filo-islamici come nel recente passato. Si prevedono dunque ancora forti tensioni nel paese nordafricano, giacché i Fratelli Musulmani sono ostili all’intervento dell’esercito, ritenendo che le forze armate vogliano controllare politicamente il Paese. Un muro contro muro che la decisione di mantenere il potere legislativo da parte dei militari non allenterà affatto.

16 giugno 2012 – I Fratelli Musulmani raggiungono il 69 per cento dei consensi

Sebbene ci troviamo solo al primo giorno di elezioni per le presidenziali in Egitto, lo staff del candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, ha dichiarato il raggiungimento del 69 per cento dei consensi nella prima giornata di ballottaggio, stando ai dati comunicati da al-Ahram. Il ballottaggio, fra Morsi è l’ultimo premier sotto Mubarak, Ahmad Shafiq, continuerà domenica. L’affluenza alle urna durante il ballottaggio in Egitto sembra essere piuttosto bassa rispetto a quanto ci si aspettava. La notizia viene fornita da Hatem Begato, segretario della commissione elettorale, non in grado, ancora, di fornire cifre precise. In previsioni di un’eccezionale affluenza alle urne era stato comunicato il prolungamento di un’ora, quindi fino alle 21, delle urne, dalla commissione elettorale. I movimenti pro rivoluzione hanno dichiarato il boicottaggio del voto, mentre in alcuni seggi sarebbero state vendute penne a inchiostro invisibile, a rapida scomparsa.

15 giugno 2012 – Sciolto il nuovo Parlamento

È caos in Egitto: il capo della Corte costituzionale egiziana, Farouq Sultan, ha ufficialmente dichiarato lo scioglimento di tutto il Parlamento egiziano, dopo una valutazione sulla costituzionalità della legge elettorale con cui si è votato alle ultime elezioni. Con questa decisione il potere torna di fatto nelle mani dell’esercito, come ha dichiarato lo Scaf, il Consiglio delle forze armate egiziane. Una grande folla si è radunata prima fuori la sede della Corte, poi in piazza Tahrir, per protestare contro la decisione dei giudici.

Se le forze che sostenevano l’ex premier Ahmed Shafiq in qualche modo si aspettavano l’esito della sentenza, a gridare al golpe sono i partiti islamici, come ha scritto su Twitter il candidato musulmano moderato sconfitto alle presidenziali egiziane, Abdel Moneim Abul Fotouh: ‘Mantenere il candidato militare, rovesciare il Parlamento eletto e dare alla polizia militare la facoltà di arrestare i civili è un colpo di Stato completo‘, mentre Mohammed Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani alle presidenziali, inneggia alla rivoluzione se ci saranno irregolarità al ballottaggio di sabato e domenica alle presidenziali.

4 maggio 2012 – Nuovi scontri tra manifestanti e polizia

Continuano gli scontri al Cairo. Ad Abbasseya le violenze tra manifestanti e polizia avrebbero provocato almeno 8 feriti, secondo i dati del ministero della difesa egiziano, anche se alcuni testimoni hanno riferito alle agenzie di averne visti molti di più. Le persone scese in piazza verso il Ministero hanno lanciato sassi, proseguendo anche dove c’era il filo spinato, tagliandolo. Da parte loro la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Al Cairo 500 persone sono rimaste intossicate dai gas lacrimogeni. La polizia militare schiera i carri armati.

Sono centinaia le persone che stanno chiedendo alla giunta militare di lasciare il potere, soprattutto dopo gli scontri che hanno provocato 11 morti. I fatti di mercoledì avevano spinto diversi partiti politici a boicottare l’incontro con i militari al potere, dove si sarebbe dovuto discutere della nuova Costituzione da mettere in atto. A partecipare alla marcia verso il Ministero hanno partecipato salafiti, simpatizzanti dei Fratelli musulmani, giovani della Coalizione della Rivoluzione e movimentisti del 6 Aprile.

SB

3 maggio 2012 – Nuovi scontri al Cairo, decine di morti e centinaia di feriti

Ancora scontri e morte al Cairo. Durante una protesta dei salafiti che, davanti al Ministero della Difesa, chiedevano la fine del governo cosiddetto dei generali, ignoti aggressori hanno attacco con armi da fuoco, rocce e spranghe di ferro i manifestanti che ormai da giorni erano accampati nella zona. Secondo alcune fonti ospedaliere le vittime degli scontri sarebbero almeno venti, mentre i feriti sarebbero un centinaio. Secondo la polizia e le autorità governative egiziane, invece, i morti sarebbero 11. La maggioranza dei manifestanti erano sostenitori dello sceicco Hazem Abu Ismail, il candidato islamico ultraconservatore escluso dalle elezioni presidenziali a causa della doppia cittadinanza, egiziana e statunitense, della madre. Questa decisione aveva scatenato molte proteste in quanto aveva fatto nascere il sospetto che il gruppo militare al potere volesse controllare e indirizzare le elezioni presidenziali. Insomma, la situazione in Egitto è ancora molto calda e lontana dalla normalizzazione.

22 novembre 2011 – Si dimette il governo Sharaf dopo i violenti scontri del Cairo

La situazione in Egitto è sempre più incandescente e preoccupante. Dopo i violenti scontri in piazza Tahrir, nel centro della capitale, che hanno provocato decine di morti e quasi duemila feriti, il governo del Primo Minsitro Essam Sharaf ha rassegnato le dimissioni rimettendo il suo mandato nelle mani del Consiglio supremo delle forze armate. Dopo la notizia delle dimissioni del governo in carica, la folla si è subito riversata in piazza per festeggiare. Ma le proteste non sembrano destinate a fermarsi. ‘La gente vuole la cacciata del maresciallo da campo e continuerà a lottare e protestare fino a che ciò non avverrà‘, riferiscono fonti locali. Il riferimento è a Hussein Tantawi, capo del consiglio dei generali al governo dalla caduta dell’ex presidente Hosni Mubarak. E piazza Tahrir si è trasformata, per il terzo giorno consecutivo, in un campo di battaglia tra manifestanti e forze di sicurezza.

Questa situazione preoccupa molto gli osservatori occidentali, in quanto il 28 novembre è la data prefissata per lo svolgimento delle prime elezioni parlamentari dopo l’era Mubarak e si teme che questo clima di violenza possa fare saltare questo storico appuntamento o, comunque, influire negativamente sul suo regolare svolgimento.

GP

10 ottobre 2011 – I copti si ribellano, la polizia spara. Morti e feriti

Rivolta dei copti in Egitto, foto degli scontri a Il Cairo

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Finisce con 24 vittime accertate, molte dei quali tra i manifestanti, la protesta dei cristiani copti in Egitto, che ieri si sono ritrovati a Il Cairo a seguito dell’incendio di una chiesa, e per chiedere la rimozione del governatore della regione, Mostafa el-Sayyed, il quale aveva affermato che l’edificio era stato costruito senza il permesso delle autorità, suscitando la reazione gruppi integralisti musulmani, che hanno poi incendiato la chiesa

Secondo le testimonianze, il corteo dei cristiani copti sarebbe stato attaccato con bottiglie molotov, lanci di pietre e anche armi da fuoco: a quel punto i manifestanti avrebbero reagito lanciando pietre contro i militari schierati in assetto antisommossa, e la situazione sarebbe degenerata quando centinaia di persone hanno assalito e incendiato alcuni blindati militari. Altri scontri fra cristiani e musulmani sono stati registrati in pieno centro, davanti all’ospedale dove sono stati portati i corpi dei manifestanti uccisi. Ricordiamo che i cristiani copti rappresentano il maggiore gruppo fra le minoranze religiose del paese, circa il 10% della popolazione.

La nazione è in pericolo a seguito di questi eventi, che ci hanno riportato indietro invece di andare avanti, per costruire uno Stato moderno su delle sane basi democratiche. La cosa più pericolosa che possa minacciare la sicurezza della nazione è di giocare con la questione dell’unità nazionale e di provocare la sedizione tra cristiani e musulmani… e anche tra il popolo e l’esercito. È questo lo scopo di queste violenze, ma noi non cederemo a questi complotti perniciosi e non accetteremo un ritorno indietro‘ ha dichiarato il primo ministro egiziano Essam Charaf in un discorso trasmesso dalla televisione pubblica, esortando il popolo egiziano ‘alla coesione e all’unione‘. Il governo ha annunciato di voler approvare una legge di revoca delle restrizioni in vigore per la costruzione di nuove chiese, proibendo inoltre di tenere manifestazioni davanti ai luoghi di culto. A poca distanza dai luoghi degli scontri comunque, circa tremila musulmani e copti insieme si sono radunati insieme in piazza Abdel Moein Ryad, per scandire slogan sull’unità del popolo egiziano, come ai tempi della rivoluzione della scorsa primavera.

 

La svolta democratica dell’Egitto

Fra le varie forze in campo in Egitto serpeggia una lotta per il potere. Dopo la fine di Mubarak, l’ala conservatrice della politica, l’esercito e i religiosi temono che il Paese prenda la via dell’Islam moderato sul modello turco. L’eventuale democratizzazione dell’Egitto minerebbe il loro potere. Per questo il Paese è in bilico e si temono nuove repressioni.

lun 24/06/2012 da Autori Vari in Egitto, Proteste.

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