Ti senti migliore di Francesco Schettino, il capitano della Costa Concordia?
Non odio Schettino in sé, temo Schettino in me.
Il naufragio della Costa Concordia è un dramma di proporzioni epocali. Una manovra azzardata, insensata, suicida e in pochi istanti sono svaniti nel nulla vite umane, milioni di euro, carriere. E la credibilità dell’Italia all’estero ha subito un nuovo oltraggio. Per non parlare della minaccia ambientale causata da tonnellate di carburante che rischiano di intossicare il mare.
Come spesso accade quando le sciagure si verificano in Italia, tragedia e farsa vanno a braccetto. In queste ore TV, giornali e Internet stanno massacrando, a ragione, il comandante della Concordia Francesco Schettino, l’ “incompetente” che ha causato il disastro, il “vigliacco” che è fuggito invece di prestare soccorso ai naufraghi, alla faccia del codice d’onore secondo il quale il comandante deve essere l’ultimo ad abbandonare la nave. E ancora, il “vile” che ha cercato di giustificare la sua condotta quando un ufficiale della Guardia Costiera l’ha messo con le spalle al muro.
Ed ecco che in queste ore concitate, per una legge della compensazione, la vicenda di Schettino e De Falco, questo il nome dell’uomo della Guardia Costiera, diventa emblematica. L’eterna lotta fra il bene e il male trova due nuovi interpreti. Schettino è il male incarnato, De Falco la luce della redenzione.
Siamo tutti Schettino

Come cambiano i miti. Fino a meno di una settimana fa Schettino era ciò che ogni italiano vorrebbe essere: un uomo di successo nel suo campo, con un discreto potere, ammirato nella cerchia delle sue conoscenze e mediamente ricco. E siccome siamo italici, buttiamola pure sul pecoreccio: chissà quante donne aveva occasione di conoscere in qualità di comandante di una nave da crociera, ogni notte una diversa, ragazze di tutte le nazionalità e donne mature in cerca di un diversivo. Chissà quante bellezze straniere in fuga dalla noia… Si vocifera che un attimo prima del disastro Schettino fosse indaffarato a fare il piacione con una bella russa. Realtà? Maldicenza? Non lo sapremo mai.
Siamo tutti De Falco

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E una settimana dopo la situazione si ribalta: ora siamo tutti il comandante Gregorio De Falco, l’oscuro ufficiale che dal telefono della sua postazione cerca di mettere una pezza alla catastrofe. De Falco l’eroe del momento, De Falco l’uomo della provvidenza. Lode sempiterna. Hallelujah.
Ma a questa rappresentazione da operetta non ci sta nemmeno il diretto interessato: “Non chiamatemi eroe! Io ho fatto solo il mio dovere”. Questa la sintesi del suo atteggiamento.
La domanda sulla quale interrogarsi è semplice: possibile che in Italia il fatto di adempiere al proprio dovere con scrupolo e professionalità trasforma un cittadino in un eroe? Siamo caduti così in basso e siamo così corrotti da considerare eroica quella che dovrebbe essere la regola?
Fame di eroi
Prima di De Falco, l’uomo del momento era un altro, il commissario di bordo Manrico Giampetroni, che nelle operazioni di soccorso ha aiutato decine di persone a salire sulle scialuppe, poi è tornato sui suoi passi per cercare altri dispersi, ma è scivolato a causa dell’inclinazione folle della nave e si è spaccato una gamba. Anche Giampetroni, da vero uomo, ha minimizzato il suo operato: “Ho fatto solo il mio dovere”. Dopo 48 ore Giampetroni non se lo fila più nessuno, è stato archiviato.
La persona che più di tutte si merita l’appellativo di “eroe” però è un’altra: uno dei musicisti che allietavano le serate dei croceristi, il giovane batterista Giuseppe Di Girolamo, chioma folta, volto buono, carattere (dicono) timido e dolce. Giuseppe stava per mettersi in salvo su una scialuppa, ma all’ultimo istante ha ceduto il suo posto ad un bambino. Ora di lui non si sa più nulla. Forse non ce l’ha fatta. Forse invece è al buio e al freddo da 3 giorni, terrorizzato e senza speranza. Giuseppe avrà la mia stima eterna finché vivrò e gli auguro un posto in paradiso, se esiste.
Quei bravi ragazzi
Come spesso accade nei fatti di cronaca nera, le persone vicine ai soggetti coinvolti si trasformano in avvocati difensori, a prescindere. “Mio figlio è un bravo ragazzo”. Quante volte abbiamo sentito ai TG qualche mamma che difende il figliolo baby-stupratore, baby-assassino, baby-deficiente?
E ora la storia si ripete. A Meta di Sorrento tutti difendono il loro concittadino: “Lo stanno linciando… si è comportato bene… e se si è comportato male, ha solo fatto un errore, senza dolo… chi non ne ha mai commessi?”
Sarà…
Così fan tutti
Ora voglio parlare di un’abitudine italica nauseante. Ci sono comportamenti al limite della legalità o del tutto illegali che sono diffusi e socialmente accettati. Ma quando succede il fattaccio siamo tutti onesti, tutti giudici.
L’ “inchino”, quella pratica scriteriata di passare con una nave immensa vicino alla costa, la fanno praticamente tutti.
Le società navali sanno che viene messa in atto. Decine di comandanti la praticano. I sindaci ringraziano perché così i turisti sono contenti.
A nessuno si è mai acceso un neurone, nessuno ha mai pensato che una cosa simile poteva essere pericolosa?
Guardiamoci in faccia
Se mettessimo il nostro cuore su una bilancia, da quale parte penderebbe il piatto? Quante fra le persone che ora sparano a zero su Schettino si comporterebbero diversamente se si trovassero in una situazione di emergenza?
Schettino è il guidatore che va a zonzo dopo un bicchiere di troppo.
O quello che attraversa col rosso di notte, “tanto a quest’ora non c’è nessuno in giro”.
Schettino è il pirata che fugge dopo avere investito un pedone.
Schettino è il proprietario di casa che soppalca senza autorizzazione, senza pensare che il tetto potrebbe crollare.
Schettino è il gestore della discoteca che fa entrare 400 persone in un locale agibile al massimo per 250.
Schettino è il ristoratore che serve carne scaduta da una settimana, “tanto è ancora buona”.
Schettino è il vigile in servizio nei quartieri difficili, che rinuncia a far mettere il casco ai ragazzini perché ha paura che i genitori lo lincino.
Schettino sono io, quando arrestano qualcuno e io scrivo “Tizio è colpevole” invece di domandarmi “Tizio è colpevole?”
Schettino è l’autista di autobus che risponde a un SMS mentre guida.
Schettino è l’avvocato che usa artifici per allungare i tempi del processo e arrivare alla prescrizione. E nel frattempo la macchina giudiziaria si ingolfa e gli innocenti non hanno giustizia.
Schettino è il politico che non prende provvedimenti giusti ma impopolari perché ha paura di non essere rieletto.
Schettino è più di un uomo, più di un comandante alla Love Boat, più di un Alberto Sordi con la divisa da lupo di mare fighetto. Capitan Schettino è un modo di essere, uno stile di vita. Se hai uno specchio a casa usalo: chissà che la tua immagine non ti appaia con una visiera da marinaio una di queste sere…
mar 18/01/2012 da Mauro Di Gregorio in Disastri navali, Francesco Schettino, Gregorio De Falco, naufragio Costa Concordia.
Bello l’articolo,xò vorrei aggiungere una cosa, magari qualcuno dirà ma cosa sta dicendo….sono stato a roma prima di natale e ho notato e fotografato che su 10 macchine parcheggiate 8 avevano il talloncino dei diversamente abili,ho notato che a fiumicino le auto dell’aeroporto non hanno le targhe, a malpensa si, ho notato che a Napoli si va in moto senza casco e magari anche in tre su 1 scooter da 1 posto, ho notato che nei ristoranti di roma la ricevuta fiscale è 1 semplice foglio di notes con il prezzo (questo in piazza Navona nn in periferia) ho notato che i bagni della maggior parte dei ristoranti di roma non sono attrezzati x i diversamente abili ho notato che quando una squadra di calcio perde tutti sono allenatori, ho notato che quando Luna Rossa ha perso l’American Cup tutti erano dei timonieri professionisti…..tutto questo x dire che le regole ci sono, ma gli italiani sono portati a non rispettare nessuna regola.Quindi ognuno può fare le considerazioni che vuole, colpevolizzare chiunque voglia, ma…se l’italiano nn cambierà mentalità (me compreso) saremo sempre come il comandante Schettino della situazione.
concordo con quello che dicono altri, cioè articolo che fa riflettere. soprattutto concordo sul punto della questione che oggi, fare il proprio dovere, sembra quasi fare gli eroi. mentre non è così. pienamente d’accordo su discorsi di questo tipo. Ma… c’è un ‘ma’. Un comandante, come tutti gli ufficiali (x chi ha VERAMENTE il codice impresso addosso come la propria anima) non DEVE E NON PUò PERMETTERSI errori di questo tipo, come non deve permettersi il pirata della strada di scappare via. Ma ancor più di tutti noi lui non doveva commettere un errore del genere, perchè ne aveva la competenza x evitarlo. è come il prete, quando si dice che è un essere umano.. eh ho capito, ma allora perchè hai scelto di farlo?! così il suo comportamento assume rilevanza differente, differente da un marito/donna che tradisce. quindi.. per me è colpevole. sotto ogni punto di vista. non ha avuto un minimo di onore, è scappato come un cane… no, imperdonabile. quantomeno x la sua coscienza, dopo il danno fatto COME MINIMO doveva restare lì ed essere il 1° a rischiare la vita fino alla fine……
Vero, ma Schettino ha scelto di essere responsabile della vita di 4.200 persone, di un bene del valore di molti milioni di euro, di un possibile disastro ambientale e inoltre dell’onore di una categoria e di un’intera nazione. Equiparare la posizione di Schettino a chi non fa la raccolta differenziata o getta carta e cicche per terra non è logico ne accettabile. Chi stà in alto deve dare esempio, non essere parte della massa di male educati. Equiparando Schettino alla massa significa accettare e incentivare che chi stà al comando sia autorizzato a portarci al non cambiamento e al disastro.
é giusto sentire delle voci fuori dal coro, ma il fatto che ognuno nel suo piccolo o grande sia colpevole non vuol dire che gli altri non lo siano più! Io una settimana prima ero su quella nave con quel comandante e con me mio marito e mio figlio, La sensazione è terribile, il pensiero che avrei potuto essere lì e vivere la sensazione devastante di impotenza nei confronti della prima persona al mondo che dovrei proteggere (mio figlio) mi toglie il fiato. Ma la verità è che io con tutti miei sbagli e con tutti i miei errori onestamente mi sento migliore di Schettino perchè mi sento di affrontare sempre le responsabilità che scelgo di prendermi e se nel farlo sbaglio non mi nascondo ma ne pago le conseguenze a viso aperto. Perchè se scegli di fare una determinata professione non puoi evidenziarne solo il prestigio che questa porta ma devi abbracciare tutti i suoi doveri e responsabilità. Vale per tutti a tutti i livelli ovviamente ma in questo caso non può essere mal comune mezza colpa! Se poi posso dire anche io una cosa fuori dal coro vorrei evidenziare questo: sulla nave c’erano tanti piccoli Schettino che invece di preoccuparsi di aiutare nella gestione di una situazione di emergenza avevano premura di riprendere tutto con il telefonino, ma non gli è venuto in mente che la loro lucidità poteva essere utile agli altri? Che in quel momento dare anche solo la mano ad una persona che ti era accanto potesse essere utile? Ma il senso civico delle persone dov’è? Se vuopi sapere se io mi sento meglio di loro ti dico anche in questo caso di sì, anche perchè penso che peggio sia davvero difficile!
P.s. non posso non pensare a tutti quei ragazzi del mini club che proprio la sera a quell’ora giocavano con mio figlio!
Sono d’accordo con Nome e penso che il titolo di questo articolo sia di un cattolico……..
Ma non solo la responsabilità e la coscienza di ciò che facciamo, vale anche “Prevedere per Agire”!
Non mi metto neanche in discussione con quel comandante; se fosse mi autocostituirei per pagare,
dato che non potrei vivere in pace con me stessa.
Sono MOLTO daccordo che il Sig. Schettino merita l’atto piu grave di condanne per la sua negligenza verso il suo dovere di essere in comando di una nave, ma sopratutto di essere responsabile per la vita di tante persone, e di averne abbreviato quelle di tanti.
Che grande disastro, e che Peccato. Le mie preghiere sono con tutte le famiglie che anno sofferto e con loro che questo dolore sara`a vita.
Non è il primo errore che Schettino commette.L’inchino l’ha fatto una infinità di volte ed altri sapevano e conoscevano.Bastava che qualcuno di comando gli avesse fatto un richiamo ufficiale con dovuta ammenda e verbale per evitare la tragedia ma lasciamo perdere ,siamo Italiani.
Schettino non è uomo di mare ma pericoloso si.COLPEVOLE ed IRRERSPONSABILE.
Il nostro problema , e non solo in questo caso, è che siamo sempre convinti che le cose, disgrazie, malattie, incidenti succedano sempre agli altri (questo in parte dovuto al fatto che siamo per molte ore al giorno spettatori davanti a mezzi di comunicazione, tv , rete etc) per cui ci convinciamo di essere al di fuori del mondo reale (in questo caso quello che vediamo davanti agli schermi) e quasi intoccabili da qualsiasi evento. Invece…… dovremmo sempre essere presenti a noi stessi e forse riflettere qualche secondo di più su eventuali conseguenze dei nostri gesti.
In totale accordo con l’articolo, tra l’altro di una profondità ammirevole.
Francesco Schettino non è colpevole .
gli altri ufficiali che sono in plancia.
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Un articolo che pone degli interessanti spunti di riflessione….
Io rimango comunque dell’idea che se nella vita quest’uomo ha scelto di intraprendere la carriera di comandante di una nave, sapeva a cosa andava incontro. Ha scelto di accaparrarsi onori ma anche oneri. Quindi non ce n’è: COLPEVOLE.
Completamente daccordo con Marzia nel dire che il Sig. Schettino merita tutte le accuse fatte. Non è forse il caso di mettere in piazza ogni evouluzione del caso, ma si meriterà tutte le condanne che gli infliggeranno.
Lasciamo perdere gli eroi, perchè chi ha fatto il suo lavoro va’ si ringraziato, ma si beca anche i suoi bei soldini per le responsabilità a cui va’ in contro in casi come questi. Ma diamo peso alle colpe di chi il suo dovere non lo fa’ come deve e poi scappa dal momento che deve rispondere delle sue responsabilità. 1) perchè ha fatto una manovra che sia le norme glielo vietano, sia il buon senso (poi per cosa? salutare la gente sull’isola? ma scherziamo?) 2) per essere tornato a cas (meglio, in albergo) lasciando la SUA nave e i SUOI passeggeri di cui LUI ha la responsabilità, ad affondare. Ragazzi… per me: COLPEVOLE!