Suicidio assistito o omicidio del consenziente? Il caso Magri scuote l’opinione pubblica

La notizia della morte di Lucio Magri, il leader politico comunista e fondatore del Manifesto che ha deciso di ricorrere all’eutanasia a causa di una forte depressione, ha scosso l’opinione pubblica nel nostro paese, con dibattiti intellettuali che partono dal gesto di Magri per riflettere su etica, vita, morte, deontologia medica e legislazione. In particolare sulle pagine de Il Fatto Quotidiano si sono contrapposte le opposte tesi di Marco Travaglio, che parla di ‘omicidio del consenziente’, riflettendo soprattutto sulla deriva che si avrebbe su una legislazione che aprisse a delle norme sul cosiddetto suicidio assistito, e di Paolo Flores D’Arcais, che rivendica la suprema libertà di una vita che appartiene solo a noi stessi.
Il tema è per sua natura controverso, ed è certamente stimolante il dibattito che si è aperto, sfrondato dal dogmatismo religioso che c’è stato ad esempio intorno alla legge sul testamento biologico e in particolare al caso di Eluana Englaro. Entrambe le posizioni, tanto quella di Travaglio che quella di Flores D’Arcais, hanno aspetti condivisibili ed altri meno, e certamente aiutano a porre l’accento su dove debba finire la libertà individuale, dove e in che modo un medico debba intervenire in una situazione che non è legata ad una malattia terminale o ad uno stato patologico irreversibile come nei casi previsti dal testamento biologico, e su quali limiti debba avere una legislazione su un tema così delicato. Tuttavia ci chiediamo quanto sia giusto innescare un dibattito del genere strumentalizzando un fatto privato.
Tutta la marea di chiacchiere, a volte illuminante, spesso superflua, che si fa intorno a queste vicende non tiene mai in considerazione il dolore che c’è dietro un fatto privato. Ok, la depressione è uno stato transitorio da cui si può guarire, ma è un male oscuro di cui sono preda milioni di persone nel mondo, e di cui ancora oggi ne viene sottovalutata la portata nella ‘società’. Vanno bene i dibattiti, ma si può evitare di tirare in ballo il caso personale di un individuo, che merita comunque rispetto, si approvi o no la sua scelta? E soprattutto, si può tentare di non cadere nell’infido tranello di giudicare le posizioni contrarie alla propria ‘roba da matti’ come fa Travaglio? Ci piacerebbe che di questo tema, come di altri, se ne parlasse con maggior frequenza e liberi da condizionamenti e preconcetti, possibilmente senza aspettare il caso eclatante da cui strappare brandelli, come una carcassa sbranata da sciacalli, solo per supportare la propria tesi.
Volutamente non ho riportato nulla del ‘caso Magri’. Ognuno potrà cercare il resoconto dettagliato della sua dipartita e farsene l’idea che ritiene giusta. Basta che non diventi oggetto di commenti nello stupidario quotidiano.
mar 03/12/2011 da Giulio Ragni in depressione, Eutanasia, suicidio, Testamento biologico.
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