Scoperte archeologiche: trovate in Nepal tombe… per esperti scalatori

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Scoperte archeologiche: trovate in Nepal delle tombe... per esperti scalatori


Le scoperte archeologiche sono qualcosa di affascinante: oltre a raccontarci usi e costumi di civiltà antiche, l’archeologia ci porta alla mente anche affascinanti avventure alla ricerca di tesori nascosti, decifrando testi polverosi e dimenticati, risolvendo enigmi, evitando trappole ingegnose e mortali, una frusta in una mano ed un cappello nell’altra. Ok, quest’ultima descrizione è decisamente molto, troppo, debitrice dei film di Indiana Jones… ma tralasciando il fantasioso, il mestiere di archeologo resta comunque estremamente interessante.

Una delle ultime scoperte riguarda il ritrovamento in alcune caverne dei resti di ventisette persone vissute circa 1500 anni fa, composti secondo un rito funebre finora mai visto. Oltre a questo, l’altro particolare interessante e decisamente curioso riguarda l’ubicazione delle grotte, su un versante montuoso decisamente inaccessibile, se non per gli alpinisti più esperti.

Queste caverne, oltretutto scavate dall’uomo, si trovano a 4.200 metri di quota, nei pressi del villaggio di Samdzong, nel distretto di Mustang, in Nepal. Certo, al tempo di quella sepoltura l’accesso doveva essere molto più facile, ma la roccia che forma questo lato della montagna è molto fragile, e l’erosione dei secoli insieme alle piogge monsoniche devono aver completamente cambiato l’aspetto della parete.

Le tombe che abbiamo trovato sono minacciate. Si trovano all’interno di una matrice di roccia fragile che è già collassata in passato. Non credo che le tombe potrebbero sopravvivere ad un altro monsone‘ dice infatti l’alpinista Pete Athans, alla guida del team di archeologi, e che in passato ha già eseguito ben sette volte la scalata dell’Everest.

Ma in cosa consiste esattamente il rito funebre particolare osservato per la prima volta in questo ritrovamento?
All’incirca il 67% dei corpi è stato smembrato, adoperando utensili di metallo: sono stati rimossi gli organi ed i muscoli, lasciando solamente gli scheletri dei defunti, ritrovati deposti su ripiani di legno. Accanto ai corpi delle persone, sono stati ritrovati anche i resti di capre, mucche e cavalli, probabilmente offerte sacrificali che dovevano accompagnare i defunti nell’aldilà.

Lo stato dei cadaveri, ridotti a scheletro ‘artificialmente’ al momento della sepoltura non deve indurre il sospetto che quelle persone siano in realtà state uccise per mangiare le loro carni: ‘Quando si vuole ottenere della carne, si lavora lo scheletro in maniera diversa – spiega Mark AldenderferNel cannibalismo, troviamo spesso la base del cranio frantumata e le ossa rotte, di solito al fine di ottenerne il midollo. Ma non c’è nulla di tutto questo in nessuna delle ossa che abbiamo ritrovato: tutto è stato fatto con rispetto‘.

In più, un’analisi eseguita sul DNA dei corpi parrebbe rivelare una parentela tra di loro; questo ha portato all’ipotesi che quelle grotte venissero scavate come vere e proprie tombe di famiglia.

Questo particolare rito presenta analogie con altri due diversi usi di sepoltura, e potrebbe dunque diventare così una sorta di collegamento fra di essi: nel rito tibetano di ‘sepoltura a cielo aperto’ è previsto lo scuoiamento del cadavere e la sua esposizione agli elementi e agli animali, mentre in un altro rituale in uso nell’antica Persia si usava smembrare i corpi dei defunti dandone la carne in pasto agli animali.

lun 07/03/2011 da Gea Ferraris in Famiglia, montagna, Sport estremi.

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