Ikea cambia nome ai prodotti per evitare i doppi sensi

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Lo store Ikea torna a far parlare di sè per un problema linguistico – culturale. La nota azienda svedese, giunta in Thailandia da un anno, è stata costretta a modificare l’inventario e rinominare molti dei suoi prodotti in vendita, avendo un significato ambiguo, nella lingua tailandese, perché associati alla sfera dei rapporti intimi.
Per citare uno dei tantissimi esempi, la pianta in vaso ikea, chiamata Jättebra tradotto in tailandese indicherebbe i rapporti intimi, o ancora il letto Redalen, tradotto significherebbe letto amplesso. Una serie di ambiguità che fanno ridere ma che allo stesso tempo offendono o che potrebbero mettere in imbarazzo i clienti. Proprio per questo motivo, per evitare fraintendimenti o situazioni imbarazzanti, la società svedese, per il mercato Thailandese, con il punto aperto in Bangna-Trat Road, a Bangkok, è stata costretta a modificare il nome dei prodotti, adattandoli alla lingua locale.
Non si tratterebbe di un lavoro tanto semplice, soprattutto perché le parole svedesi conferiscono una certa unicità ai prodotti Ikea, come ha spiegato in un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, Natthita Opaspipat che ha provveduto alla traslitterazione in alfabeto thailandese dei nomi ambigui dei prodotti. Il suo compito, insieme al suo team, è stato quello, quindi di trovare delle parole che non avessero un significato allusivo in thailandese.
Fu proprio il suo fondatore, Ingvar Kamprad, che negli anni ’50 decise di nominare i prodotti iKea con parole scandinave, inizialmente erano solo nomi di città e i nomi più comuni di persona, perché erano più facili da memorizzare. Successivamente, però, l’aumento dei prodotti ha esaurito il nome delle città a disposizione e si è passati al dizionario svedese per scegliere parole comuni con cui battezzare i mobili del soggiorno, della cucina, della sala da pranzo e di tutta la casa.
Ora il colosso della mobilia low cost sta riscontrando alcuni e seri problemi nello scontro con le culture internazionali che implicano, anche nel commercio, un adattamento dal punto di vista linguistico, come nel caso della Thailandia, dove i nomi dei prodotti ikea producono ambiguità e potrebbero danneggiare i canali di vendita.
Un caso analogo, per esempio, era capitato nel 1927 alla Coca Cola quando raggiunse il mercato cinese dove a seconda delle espressioni dialettali significava “cavalla fissata con la cera” o “mordi il girino di cera”. Ma quello della Coca Cola o dell’Ikea non sono casi isolati. Gli esempi, in tal senso, sono molteplici. In india è stata lanciata nel mercato una salsa al curry dal nome Bundh che nella lingua del Punjab si avvicina ad un termine il cui significato è fondo schiena che non può essere associato ad una salsa al curry. Anche la Microsoft ha avuto un problema linguistico con il suo motore di ricerca Bing in Cina, dove il termine significa malattia o pancake. Al fine di evitare problemi di marketing i capi del colosso sono stati costretti a modificare Bing in Biying che significherebbe cerca e troverai.
mar 06/06/2012 da Luigi Putrino in Ikea, Thailandia.
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