Trapani, donna incinta uccisa: le analisi del Ris incastrano il marito

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piccone

Le analisi eseguite dai carabinieri del Ris di Messina sembrano incastrare S. S., il marito di M. A., uccisa al nono mese di gravidanza con un colpo di piccone alla testa e poi bruciata. I tecnici hanno infatti trovato delle microtracce di sangue sui pantaloni e sulle scarpe indossati dall’uomo la sera dell’omicidio. I reperti biologici confermerebbero quindi la versione dell’amante dell’uomo, G. P., che aveva accusato S. di essere l’autore del tremendo delitto. I due amanti si trovano al momento in carcere con l’accusa di concorso in omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà. A uccidere la casalinga di Trapani, prossima al parto, sarebbe stato il marito che, nelle ore successive al delitto, aveva denunciato la scomparsa della moglie per coprire la sua morte.

L.C.

Fermata anche l’amante del marito

Continuano i colpi di scena sulle indagini per l’omicidio di M. A., la casalinga incinta al nonio mese, brutalmente uccisa e poi carbonizzata a Trapani. In seguito alle ultime dichiarazioni è stato disposto il fermo per l’amante del marito della vittima, G. P. 39enne che viveva nella stessa casa della coppia e che, pare, si trovasse sul luogo del delitto. L’accusa dei magistrati è quella di “Concorso in omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà“.
Una svolta nelle indagini sarebbe arrivata in seguito all’interrogatorio di S. durante il quale l’uomo, arrestato con l’accusa di omicidio, aveva dichiarato che l’amante non era stata solo una spettatrice del delitto ma pare che la responsabilità fosse stata la sua. Rimangono dunque valide le accuse contro S. per aver ucciso e dato alle fiamme la moglie nelle campagne di Trapani. Stando a quanto si apprende dalle sue dichiarazioni l’amante: “Avrebbe colpito mia moglie con un piccone o poi ha cosparso il suo corpo di benzina appiccando il fuoco“. L’amante che già era stata interrogata, aveva dato un’altra versione dichiarando che era stato l’uomo l’artefice di tutto, senza negare la sua presenza sul luogo del delitto: “Ha fatto tutto lui e io sono rimasta impietrita mentre la colpiva e poi le dava fuoco“. L’uomo aveva denunciato solo la scomparsa della donna, sperando di riuscire a farla franca. Ma a smentire le dichiarazioni dei due amanti sarebbero state le dichiarazioni dei figli della coppia che hanno spiegato la loro versione di una terribile situazione familiare, dove il padre maltrattava la mamma e da tempo aveva imposto anche la presenza dell’amante.

LP

Marito accusa l’amante

Nuove rivelazioni sul caso di M. A., la donna incinta al nono mese uccisa a Trapani: mentre l’autopsia afferma che la donna è stata freddata con otto colpi di piccone, il marito S. S., principale sospettato degli investigatori per l’omicidio, fornisce la sua terza versione sulla faccenda, puntando il dito contro la sua amante.

Nella mattinata di ieri S., iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà, ha accusato Giovanna P., sua amante e convivente in casa con moglie e figli, quale autrice del delitto. In questa ennesima versione dei fatti l’uomo ha raccontato di aver accompagnato le due donne perché dovevano chiarirsi: prima ha udito delle grida, poi l’amante è ritornata alla macchina e dal portabagagli ha preso il piccone, colpendo ripetutamente Maria Anastasi. Salvatore Savalli ha detto di non aver fatto nulla, compreso aver dato fuoco al cadavere, perché come impietrito: l’autopsia deve ancora accertare se Maria era ancora viva o già morta quando il suo corpo è stato bruciato. L’amante di Savalli, Giovanna P., è stata iscritta nel registro degli indagati.

Sommario
  1. Le analisi del Ris incastrano il marito
  2. Maria Anastasi bruciata viva?
  3. Donna incinta uccisa, fermato il marito
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