Torino, uccide prostituta e ci scrive un romanzo: arrestato

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prostituzione in strada

Uccidere una persona e poi raccontare per filo e per segno quanto fatto in un romanzo: sembrerebbe la trama di un film thriller, ed invece è l’accusa piovuta addosso a D. P., 34 anni di Giaveno, arrestato a Torino dai carabinieri per aver commesso l’omicidio di una prostituta di origine nigeriana: secondo le forze dell’ordine sarebbe stato lui a massacrare con numerose coltellate Anthonia Egbuna, gettando poi il suo corpo esanime nel fiume Po.

Dopo l’assassinio la sfida estrema nei confronti degli organi inquirenti: raccontare il delitto in un libro e sperare di farla franca. A confermare la tesi accusatoria ci sarebbe un manoscritto, il quale rivelerebbe l’amore di P. per Anthonia, un amore finito nel sangue e poi annegato nel fiume, quel fiume che ha poi riportato il corpo ormai senza vita della prostituta a San Mauro Torinese, dove qualcuno lo ha ripescato. Il manoscritto, narrerebbe la storia d’amore e il delitto in maniera precisa ed identica alla realtà, fatto salvo che per un particolare, l’arma del delitto, un fucile invece che di un coltello. Quanto basta comunque per i carabinieri del capoluogo piemontese per far scattare le manette nei confronti dell’aspirante romanziere. Secondo indiscrezioni, l’uomo avrebbe ammesso la storia d’amore con la donna, ma avrebbe negato di essere l’autore dell’omicidio: il suo cruccio, o forse dovremmo dire la sua ossessione, era toglierla dalla strada.

Ecco il passaggio chiave del romanzo in cui viene descritto l’evento delittuoso: ‘Salì in macchina e raggiunse rapidamente la vecchia casa di campagna. Rovistò nel fienile in mezzo alla paglia. Afferrò un fucile da caccia insieme alla cartucciera e tornò da Anthonia‘. Ed ora questo libro, pieno di indizi rilevatori secondo gli investigatori, potrebbe essere la prova che inchioda definitivamente il presunto assassino: bisognerà attendere il processo, in cui P. dovrà rispondere delle accuse di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Spesso gli psicologi criminali raccontano come chi commetta un delitto senta il bisogno intimo di essere catturato, di autoaccusarsi: forse è ciò che ha spinto il trentaquattrenne a raccontare in un libro l’orrore di quanto accaduto. Tutta Torino resta con il fiato sospeso, in attesa di conoscere la verità.

mer 22/08/2012 da Giulio Ragni in prostituzione, Torino.

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