Operai morti nelle fabbriche colpite dal terremoto in Emilia Romagna

Sono quattro gli operai dei capannoni che hanno perso la vita nel cuore della notte, in seguito alla forte scossa di terremoto in Emilia Romagna lo scorso weekend. I quattro operai, Naouch Tarik, Gerardo Cesaro , Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni , non sono riusciti a mettersi in salvo mentre si trovavano a lavorare nelle aziende.
Se solo avessero sentito la prima scossa, forse gli operai sarebbero riusciti a correre ai ripari, ma tra i rumori dei macchinari è stato impossibile per i quattro turnisti in fabbrica distinguere il terremoto, che non gli ha lasciato scampo, questo è il commento di uno degli operai turnisti che si trovavano a lavoro con le quattro vittime ma che per fortuna sono riusciti a salvarsi.
La prima vittima, rimasta schiacciata dalle macerie, la notte del terremoto in Emilia, si chiamava Naouch Tarik, aveva 29 anni e viveva in Italia dal 1994, dove era arrivato dal Maracco insieme ai suoi genitori. Da sei anni lavorava come operaio presso un’azienda di polistirolo, la Ursa di Bondeno, nella stessa azienda dove si trovava sabato notte, non riuscendo a sfuggire al crollo del capannone. Dopo la forte scossa di terremoto, il giovane operaio che proprio in quel turno sostituiva il suo capoturno, era rientrato velocemente per chiudere il gas o per recuperare alcune cose. È stato proprio in quel momento che la struttura è crollata. I suoi genitori, disperati, si sono raccolti nella loro abitazione dove sono stati raggiunti dal console del Marocco a Bologna, che si aspetta delle risposte chiare, per capire come mai la struttura di un’azienda non abbia retto.
Il giovane operaio, regolarmente assunto, aveva chiesto da poco la cittadinanza italiana, così da permettere a Widad, sua moglie marocchina, di venire a vivere con lui in Italia.
Gerardo Cesaro
Aveva 55 anni ed era uno degli operai più esperti della Tecopress di Dosso, dove a ciclo continuo vengono prodotti e lavorati lamiere per macchine. Al momento del terremoto, Gerardo si trovava al centro del capannone, a bordo del muletto intento a caricare alcune lastre di alluminio. L’uomo si trovava in azienda insieme ad un altro operatore, Ghulam Murtaza, che si è fortunatamente salvato. Ma proprio mentre i due correvano verso l’uscita, Gerardo non è riuscito a raggiungere l’esterno, ed è rimasto schiacciato dalle lamiere.
Nicola Cavicchi, quella notte si trovava a lavorare nella fabbrica Ceramiche Sant’Agostino, per sostituire un collega che non poteva andare a lavoro. L’uomo, trentacinquenne lavorava come perito elettrotecnico in azienda. È stato trovato morto sotto una trave del reparto altoforni, crollato con la seconda scossa di terremoto, avvenuta alle 4 del mattino. Aveva la passione per il mare e per il calcio, infatti, aveva giocato per una squadra locale, quella del San Carlo.
Il quarto operaio, Leonardo Ansaloni, si trovava alla sua prima notte in fabbrica, Ceramica Sant’Agostino, dove lavorava come addetto agli altoforni. Nel tentativo di fuggire insieme al collega Nicola Cavicchi, Leonardo è stato colpito dal crollo di un tetto. Leonardo aveva 51 anni, era sposato e padre di due figli, di 8 e 18 anni. Rispetto alle altre vittime, Leonardo non è morto immediatamente, ma a distanza di poche ore, il cedimento inevitabile, avrebbe dato il colpo di grazia. L’unico sopravvissuto del crollo, sarebbe l’operaio Giovanni Grosso, presente anche lui nell’ala vecchia del colosso industriale del piccolo centro di Sant’Agostino.
Fonte Foto: Twitter
sab 21/05/2012 da Luigi Putrino in Terremoto, terremoto Emilia Romagna.
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