Omicidio Garlasco ultime notizie, depositate le motivazioni della sentenza d’appello

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Omicidio Garlasco, Alberto Stasi torna in aula per il processo d'appello

I giudici della Corte d’Assise d’appello di Milano hanno depositato le motivazioni della sentenza che, nel dicembre dello scorso anno, ha assolto Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi. E il quadro non è certamente confortante per la giustizia italiana. Secondo i giudici, infatti, dopo anni e anni di indagini, ‘la realtà è rimasta inconoscibile‘. Insomma, com’è scritto anche nella motivazione, si tratta di una situazione ‘certamente non appagante per qualsiasi indagine penale ed a maggior ragione nel presente caso che ha ad oggetto un efferato omicidio‘. Per quanto riguarda quello che l’accusa aveva definito uno degli indizi più forti a carico dell’ex bocconiano, ossia l’assenza di macchie di sangue sotto le suole delle scarpe nonostante fosse stato lo stesso Alberto a rinvenire il cadavere nella villetta di Via Pascoli a Garlasco, i giudici sottolineano che: ‘Mentre il rinvenimento della traccia ematica sotto la suola della scarpa avrebbe dimostrato che è stato calpestato il pavimento macchiato di sangue, nelle specifiche condizioni nelle quali è stato possibile esaminare le scarpe dell’imputato l’assenza di imbrattamenti ematici non prova il mancato passaggio sul pavimento‘. Insomma, le tracce potrebbero essersi cancellate per vari motivi. ‘Nulla si può affermare riguardo a ciò che effettivamente si è verificato nella realtà. Realtà che quindi è rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori rilevanti‘, è scritto ancora nella motivazione. Anche con riferimento agli altri punti della decisione, i giudici d’appello non hanno ritenuto che la sentenza di primo grado fosse viziata e hanno, quindi, deciso di confermarla.

6 dicembre 2011 – Alberto Stasi assolto anche in appello

Assolto anche in appello. Alberto Stasi, unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, trovata morta nell’agosto di quattro anni fa, è stato assolto in appello dalla Corte d’Assise di Milano dall’accusa di aver ucciso la ragazza, all’epoca sua fidanzata. La pg Laura Barbaini aveva chiesto nuovamente una condanna a 30 anni sostenendo che “le deviazioni sessuali di Stasi e la natura dei rapporti intimi tra Alberto e Chiara sono evidentemente alla base dell’elemento scatenante” dell’omicidio. La pg aveva anche aggiunto che Alberto avrebbe mentito costruendosi un alibi e ha indicato l’arma del delitto in un martello. La Giuria, però, non è stata convinta dalle argomentazioni del pg e ha assolto per la seconda volta l’imputato.
I giudici sono entrati in camera di consiglio nel pomeriggio e ne sono usciti alle 17.30.

Dopo la deposizione delle motivazioni della sentenza, ci sarà il probabile ricorso in Cassazione da parte della pubblica accusa. Entro la primavera del 2012 si potrebbe porre la parola fine a questo processo.

25 novembre 2011 – Per i difensori di Stasi non ci sono prove ma solo opinioni

Dopo che l’accusa ha richiesto per Alberto Stasi una pena di 30 anni per omicidio aggravato, nel processo d’appello per l’omicidio di Chiara Poggi la parola è passata alla difesa. E i legali di Stasi hanno subito contrattaccato. ‘Non si può articolare una richiesta di condanna solo su opinioni, supposizioni o ipotesi, ma ci vogliono prove e qui le prove non ci sono‘, ha dichiarato il professor Angelo Giarda, difensore dell’imputato insieme al collega Giuseppe Colli. In una vera e propria maratona difensiva, gli avvocati si sono soffermati su tutti i punti controversi e non ancora risolti del caso: dall’ora della morte, alle modalità di esecuzione dell’omicidio, fino alla veridicità dell’alibi di Stasi. E hanno ribadito la loro richiesta di assoluzione. Non resta che attendere gli sviluppi delle prossime udienze e la decisione dei giudici d’appello.

22 novembre 2011 – L’accusa chiede 30 anni di carcere per Alberto Stasi

Alberto Stasi è tornato in tribunale per il processo d’appello. Al termine dell’udienza il sostituto procuratore generale Laura Barbaini ha chiesto per il giovane di Garlasco una pena di 30 anni di carcere per omicidio aggravato dalla crudeltà. Il pg Barbaini ha richiesto inoltre nuove perizie in merito all’essiccabilità delle macchie di sangue, per capire se, al momento del ritrovamento del cadavere da parte di Stasi, sarebbe stato plausibile per lui calpestarle senza sporcarsi le suole delle scarpe. Si indagherà inoltre su un sms inviato da Stasi a un amico di Loano circa 31 ore prima dell’assassinio di Chiara e poi cancellato da entrambi: perché? E perché nessuno ne aveva finora mai parlato? Il sospetto della pg è che il messaggio possa contenere degli indizi utili.

I prossimi 24 e 25 novembre la parola passerà ai legali di Stasi, mentre la successiva udienza del 6 dicembre sarà dedicata alla camera di consiglio, per stabilire se riaprire il dibattimento o emettere una sentenza.

8 novembre 2011 – Alberto Stasi torna in aula per il processo d’appello

Si riaccendono i riflettori sull’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto del 2007. A due anni dall’assoluzione, infatti, Alberto Stasi, unico imputato dell’omidicio, è tornato in aula stamattina a Milano per prendere parte alla prima udienza del processo d’appello. Stasi si è presentato davanti alla Corte d’Assise d’Appello con oltre trenta minuti di ritardo e, scortato dai carabinieri, è stato fatto entrare da un ingresso posteriore del Palazzo di Giustizia, per evitate l’assembramento di cronisti e curiosi.

In aula sono presenti anche i genitori di Chiara che si sono detti fiduciosi sull’esito del processo. ‘Siamo tranquilli e fiduciosi, spero si trovi il colpevole‘, ha dichiarato ai giornalisti la madre Rita. E a chi le ha chiesto se guarderà Alberto Stasi negli occhi, la donna ha risposto: ‘Vedremo, non lo so‘.

Anche l’avvocato che rappresenta la famiglia Poggi, Gianluigi Piccioni, si è detto fiducioso e ha rivelato che i familiari erano favorevoli alle riprese televisive del dibattimento. La Procura generale, invece, per garantire la serenità dei lavori e del giudizio, ha disposto che il processo si svolga a porte chiuse. Telecamere e fotografi, quindi, non potranno entrare nel Palazzo di Giustizia. Davanti all’aula della seconda Corte d’Assise d’Appello, sono ammessi, salvo altri provvedimenti, solo i giornalisti con taccuini e registratori.

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