Morosini, due medici indagati per la morte del calciatore

Primi passi dell’inchiesta per la morte di Mario Morosini, il giovane calciatore del Livorno, stroncato in campo da un arresto cardiaco nel corso del match contro il Pescara lo scorso 14 aprile allo Stadio Adriatico di Pescara. Secondo le indiscrezioni del quotidiano abruzzese il Centro, riprese all’Eco di Bergamo, ci sarebbbero due avvisi di garanzia nei confronti di due dei quattro medici intervenuti nel disperato tentativo di salvare il giocatore. L’inchiesta dunque si sposta nei momenti del soccorso al centrocampista, deceduto davanti agli occhi dei compagni di squadra e avversari a soli 25 anni.
La morte di Mario Morosini ha lasciato sconvolto il mondo del calcio e non solo. Gli avvisi di garanzia dunque sarebbero rivolti a due dei quattro dottori che cercano di soccorrere il giocatore mentre era riverso a terra. A questa conclusione sarebbe giunta il pm di Pescara Valentina D’Agostino che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, fino a oggi a carico di ignoti.
Il calciatore fu stroncato da una cardiomiopatia aritmogena, come confermato nelle scorse settimane il consulente della Procura, Cristian D’Ovidio, medico legale dell’Università di Chieti.
A uccidere Morosini furono le aritmie ventricolari tipiche di questa patologia che fermarono il cuore del giocatore, e non una miocardite, un’infezione del muscolo cardiaco, come sembrava dall’autopsia eseguita a Roma.
La patologia era allo stato embrionale e, secondo gli esperti, difficile da diagnosticare: l’inchiesta ora punta sui soccorsi, alleggerendo la posizione dei medici curanti su cui in un primo tempo si erano concentrate le indagini.
In particolare la Procura vuole vederci chiaro sul mancato uso del defibrillatore in campo, cercando di capire se il suo utilizzo avrebbe potuto salvare il calciatore. Il defibrillatore venne portato in campo nei primi momenti dei soccorsi senza essere usato.
Ora gli inquirenti stanno puntando l’attenzione sui medici sociali delle due società Livorno e Pescara, presenti sul campo in quegli istanti fatali. Manlio Porcellini, medico sociale del Livorno, era già stato ascoltato dagli inquirenti per confermare il quadro clinico del centrocampista prima del malore e gli attimi successivi all’arresto cardiaco.
Da chiarire anche il ruolo dell’auto della polizia locale, parcheggiata in sosta vietata nei pressi dell’ingresso dello stadio che rallentò l’ingresso dell’ambulanza. Giorgio Mancinelli, l’ufficiale dei vigili urbani che aveva parcheggiato la vettura, era stato sospeso per sei mesi dall’incarico, ma nei giorni scorsi il giudice del lavoro di Pescara aveva deciso che poteva tornare al lavoro.
mer 06/07/2012 da LorenaCacace in Piermario Morosini.
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