Vaccinazioni gatti: costo, obbligatorie e consigliate, ogni quanto farle, effetti collaterali

Vaccinazioni gatti: costo, obbligatorie e consigliate, ogni quanto farle, effetti collaterali
Vaccini per gatti: ecco quelli obbligatori

Anche i gatti necessitano, soprattutto quando sono piccolini, delle cure necessarie per afforntare al meglio la vita adulta e se decidiamo di prendere un micio in casa non possiamo in alcun modo ignorare questo obbligo (prima di tutto morale) nei loro confronti. Uno dei primi modi che possiamo attuare per prednerci cura dei nostri animali e difenderli dall'insorgere di eventuli malatite è proprio la vaccinazione. Esistono, infatti, alcuni vaccini a cui bisogna obbligatoriamente sottoporre gli animali domestici, quando sono ancora piccoli. In questo video si vede una veterinaria che volontariamente sta vaccinando una colonia di gattini randagi, affinché anche loro non siano discriminati.

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Eccoci qua, per par condicio oggi non parleremo di malattie letali per il gatto, bensì delle normali vaccinazioni dei gatti, quelle classiche della panelucopenia felina, della rinotracheite e della calicivirosi e quelle meno comuni della clamidiosi e della leucemia virale. Quindi a dire il vero di malattie parleremo, ma non sotto il profilo patologico, bensì di quello della prevenzione e della profilassi. Come abbiamo sottolineato più volte parlando dei vaccini del cane, è importante sottoporre il nostro micio ad un attento programma vaccinale, anche se sta sempre in casa: le malattie virali dei mici sono spesso a diffusione aerea e potrei comunque portargli io il virus in casa con i vestiti o con le scarpe. Inoltre bisogna anche considerare che è importantissimo stimolare il sistema immunitario del gatto: vivere sotto una campana di vetro non è sempre la soluzione migliore.

  • Gattino sul pc
  • Gatto su cane
  • Stretto strettissimo
  • Steso come i panni
  • La comodità è un'opinione
  • Pisolino in fila indiana

Chi fa il vaccino

E’ il veterinario che deve fare il vaccino al gatto: vaccinare un micio non significa solo fargli un’iniezione, ma anche e soprattutto visitare il gatto, capire se ha l’età giusta per il vaccino, quale vaccino fare, se il suo stato di salute consente una vaccinazione in quel momento o se è meglio curarlo e posticipare la profilassi vaccinale. E tutto questo può farlo solo un medico veterinario, qualcuno che ha studiato una vita queste cose e che sa cogliere anche i minimi segni di malessere, cosa che al proprietario, al vicino di casa o al tizio incontrato al parco che ha sempre avuto animali e queste cose le sa, possono tranquillamente sfuggire.

E il vaccino al gatto non lo fa nemmeno l’allevatore, il negoziante o chi per esso: questo si configura come un reato, si parla di abuso di professione.

Costo del vaccino

Se ci fate caso, quando qualcuno prende un gatto e si parla di vaccinazioni, una delle prime domande che viene fatta, talvolta anche prima di quella che sarebbe più logica, ovvero ‘Quando e per quali malattie vaccinare il gatto’, è invece ‘Quanto mi costa il vaccino?’. Domanda più che comprensibile, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo, ma che ha una risposta assai vaga: dipende dalla città in cui vi trovate e dal tipo di vaccino fatto.

Normalmente il vaccino del gatto costa come quello del cane, al limite qualche euro in meno, ma la tariffa è assai variabile: un vaccino gatto fatto a Milano vi costa il doppio di un vaccino gatto fatto a Torino, per esempio. Questo perché nel capoluogo lombardo la vita è decisamente più cara.

Poi bisogna anche valutare il tipo di vaccino che viene fatto: il trivalente di base costa di meno rispetto a un quadrivalente, a un vaccino per la rabbia o a quello per la Clamidia, perché costano proprio di più dalla ditta produttrice.

Vale come sempre spendere due parole su uno dei fatti base della vita, opinabile finché vogliamo, ma incontrovertibile: il vaccino si paga ogni volta che viene fatto, ogni singola dose ha sempre il medesimo prezzo. Considerate che il veterinario quel vaccino lo paga ogni volta nella stessa maniera alla ditta produttrice. E non mi stancherò mai di ripetere una verità di base: voi pagate il panettiere ogni volta che andate, vero?

Perché vaccinare il gatto

Un po’ ne abbiamo già parlato: è importante vaccinare il gatto, almeno per le malattie per cui esiste il vaccino, per proteggerlo. Ci sono già troppe patologie mortali per cui non si può attuare nessuna profilassi, perché dunque non aiutare il nostro micio?

Andrebbero vaccinati sia i gatti che vivono in casa che quelli che stanno fuori, singoli o in gruppo, non importa. I gatti che vivono solo in casa sono meno a rischio di quelli che possono bighellonare fuori, ma questo non si azzera mai: le particelli virali possono viaggiare nell’aria, potrebbero attaccarsi alle scarpe e ai vestiti e dunque tu potresti essere il vettore passivo di contagio per il tuo micio.

Per i gatti che escono, non c’è bisogno di grandi spiegazioni: uscendo, possono venire a contatto di più con gatti malati e quindi sono più a rischio. Soprattutto quando hai parecchi gatti, anche senza arrivare a una colonia felina vera e propria: ne basta uno malato, che l’infezione si propaga a tutti gli altri e se pensate che sia difficile curare un singolo gatto per tempi lunghi, pensate cosa vuol dire curarne 5, 10 che si contagio continuamente a vicenda!

Bisogna poi fare un’ultima considerazione: il vaccino non è mai protettivo al 100%, c’è sempre la possibilità di incontrare un ceppo virale più cattivo e che questo dia origine alla malattia. Ma se il gatto è vaccinato, allora la malattia sarà più lieve e guarirà prima.

Ogni quanto vaccinare il gatto

La frequenza di vaccinazione del gatto dovrebbe essere stabilita dal tuo veterinario a seconda dello stile di vita del gatto e della sua età. L’importante è dare una buona immunità vaccinale al gatto durante i primi 7-8 anni di vita: poi se il gatto ha la possibilità di uscire di casa, si faranno richiami annuali, se il gatto sta sempre e solo in casa, non viene mai a contatto con altri mici, quando raggiunge i 10 anni potrà fare dei richiami ogni due anni.

Per quanto riguarda le vaccinazioni di un gattino, di solito si fanno due richiami, il primo a due mesi di vita e il secondo a tre mesi di vita, salvo malattie intercorrenti che potrebbero ritardare un po’ questo piano vaccinale.

Portare il gatto dal veterinario: vademecum per non rimetterci le mani

Vaccinare il gatto, poca gioia e tanti dolori: come fare per portare il gatto dal veterinario a fare il vaccino, senza che nessuno ci rimetta le dita? Ecco qualche piccolo consiglio, che però deve tenere conto di una verità di vita fondamentale: stiamo parlando di gatti, creaturine imprevedibili che possono dare tante soddisfazioni, ma che possono essere terribilmente ostinati (e leggerissimamente aggressivi) quando vengono contrariati:

  • procurarsi un trasportino: se prendete un gatto, procuratevi istantaneamente un trasportino. Non serve spendere 50 euro, ce ne sono anche da 10 euro che svolgono egregiamente il loro lavoro. Questo ve lo consiglio caldamente, perché non si possono proprio vedere quei gatti, sia piccoli che adulti, portati in braccio dal veterinario: è tanto carina questa immagine, almeno fino a quando il gatto non vi scappa (e lo farà, prima o poi lo farà) e finisce sotto una macchina, fino a quando non entra un cane che odia i gatti e comincerà una lotta senza quartiere, con il cane che aggredisce il gatto, questo che non sa dove nascondersi e si arrampicherà sulle pareti, proprietari con ferite da morso e da graffio varie, veterinari esasperati di fronte a proprietari che non hanno neanche le minime nozioni di base su come si gestisce un micio. Dovrebbe essere inutile dirlo, ma il trasportino deve essere a misura di gatto e per i gatti: tante volte si vedono mici nelle gabbiette per gli uccelli, mi spiegate come diamine dovrebbe fare un veterinario a tirarlo fuori per visitarlo senza farlo scappare? E’ un po’ come se voi andaste a farvi visitare dal vostro medico intrappolati in uno scafandro da cui è impossibile tirarvi fuori!
  • come mettere il gatto nel trasportino: adesso avete il trasportino del colore preferito, come fare per infilarci un riottoso gatto dentro? Beh, ovviamente ci va un po’ di psicologia felina. Se prendete una gabbietta e nuova di zecca cercate di infilare a forza il gatto dentro, il minimo che potrete aspettarvi sarà un gatto arrampicato sul lampadario, dai 3 ai 10 graffi per mano, un paio di morsi per buona misura e qualche soprammobile rotto. A voi farebbe piacere essere infilati a forza in una trappola del genere? No, quindi ecco come fare. Si va a prendere la gabbietta qualche giorno prima di portare il gatto dal veterinario per la prima visita o il vaccino. Si lascia la gabbietta aperta in un angolo tranquillo della casa, con un panno dentro che abbia l’odore del gatto e magari un po’ di cibo e un giochino dentro: questo serve affinché il gatto si abitui a questa gabbietta come se fosse una cuccetta o un cestino normale. Se lo fate abituare per gradi vedrete che non avrete difficoltà a farcelo entrare
  • come mettere il gatto nel trasportino 2: non è tutto rose e fiori però. Se il gatto è particolarmente ostico, la soluzione di cui sopra potrebbe rivelarsi comunque inefficace. A questo punto bisogna fare delle prove: c’è il gatto che preferisce entrare di testa e quello che vuole essere messo dentro di coda. Quello che entra solo se calato in alto, quello che entra solo se nel fondo della gabbietta c’è il suo cibo preferito, quello che ti costringe a smontare la gabbia e a rimontargliela intorno, tutto sta nel trovare il sistema giusto. Ma si parte a fare le prove per tempo, non 5 minuti prima di partire per andare dal veterinario: così alla fine arriverete tutti quanti stressati

Detto questo, possiamo esemplificarlo meglio con questo video dove i proprietari del gatto Eddy tentano invano di farlo entrare nel trasportino:

Avete visto i loro errori? In realtà la padrona è riuscita diverse volte ad introdurre mezzo Eddy nella gabbietta, ma lo sportellino era per terra, separato dal trasportino: se si è da soli, come in questo caso, bisogna lasciare lo sportellino attaccato da un lato. In questo modo, quando Eddy è mezzo dentro, con una mano lo tieni fermo, con l’altra gli dai una spintarella più o meno decisa sul posteriore e a questo punto sfili velocemente le mani, chiudendo la gabbietta. Da notare anche l’elegante forma di resistenza passiva di Eddy: con nonchalance, quando è metà dentro e metà fuori, tira fuori subdolamente una zampetta, vanificando gli sforzi fatti finora. Anche la scatoletta non funziona (forse aperta sarebbe servita a qualcosa), finché si arriva all’apertura completa della gabbietta: a volte funziona, ma bisogna essere rapidissimi a richiudere il tutto, magari avendo un aiuto. E avete notato una cosa divertente? Eddy mica se ne è andato, ha continuato a ronzare intorno alla sua proprietaria per tutto il tempo, beffandosi silenziosamente dei suoi sforzi. Questo solo per sottolineare quanto sia difficile a volte lavorare con i mici.

Detto ciò, per i gatti molto aggressivi conviene di munirsi di un asciugamano: si avvolge dentro il gatto e lo si infila nella gabbietta di corsa. Qui però bisogna essere in due: uno che sacrifichi le proprie mani e l’altro che sia pronto a chiudere la gabbietta velocissimamente.

Un altro dettaglio: non andate dal veterinario convinti di fare il vaccino, se avete il gatto che ha diarrea, vomito o il raffreddore da qualche giorno. Il vaccino va fatto con l’animale sano: andate dal veterinario per curarlo da questi sintomi e solo dopo per il vaccino. Questo va detto perché molti proprietari, convinti di risparmiare tempo, aspettano a fare il vaccino al gatto quando lui sta male: in questo modo lo portano dal veterinario una volta sola. Peccato che non funzioni così.

Principali malattie contro cui vaccinare il gatto

Siamo finalmente arrivati dal veterinario, abbiamo medicato le nostre ferite, ma quali sono in realtà le malattie per cui normalmente si vaccina il gatto? Andiamo subito a vedere la panleucopenia virale, la rinotracheite e la calicivirosi:

  • Panleucopenia virale felina: chiamata anche gastroenterite, è la corrispondente felina della Parvovirosi del cane. Come dicevamo, si tratta di una forma di gastroenterite, provoca grave vomito, diarrea e prostrazione che possono portare a morte sia i gattini piccoli che i gatti adulti non vaccinati. Causa un alto tasso di mortalità, soprattutto nei soggetti importati e allontanati troppo precocemente dalla madre. Il virus tende a persistere parecchio nell’ambiente ed è una malattia contagiosa. L’unico modo per prevenire questa letale malattia è la vaccinazione, fatta a due e tre mesi di età e poi con richiami annuali
  • Rinotracheite infettiva: eccolo qua il virus più conosciuto da tutti coloro che hanno avuto gatti, l’Herpesvirus, responsabile del classico raffreddore con congiuntivite dei gattini. I sintomi della rinotracheite iniziano come quelli di un raffreddore, quindi abbiamo febbre, starnuti, scolo nasale, congiuntivite che ben presto si complica a causa dei batteri e lo scolo diventa mucopurulento. Il gatto non mangia, può avere tosse e alla fine compaiono anche ulcerazioni in bocca e sul naso. Si tratta di una malattia molto contagiosa, il virus persiste parecchio nell’ambiente. Anche qui l’unico modo per contrastare questa malattia è vaccinare il gatto, il vaccino si fa insieme a quello della Panleucopenia, con un primo richiamo a due mesi, poi a tre e infine annuale
  • Calicivirosi felina: come nel caso della Rinotracheite, si tratta di un virus molto contagioso che colpisce l’apparato respiratorio e che rimane nell’ambiente per parecchi tempo. Può dare sintomi molto simili a quelli descritti sopra, con starnuti, congiuntivite, ma tipiche sono le ulcere che compaiono anche precocemente su lingua, naso e bocca in generale. Se la malattia evolve, può trasformarsi in una forma di polmonite. Anche in questo caso il vaccino si associa ai precedenti, con un primo richiamo a due mesi, uno a tre mesi e poi richiami annuali

Vaccinazioni particolari del gatto

Adesso andiamo a vedere quali sono le vaccinazioni che si fanno al gatto solo in casi particolari, sono quelle per la Clamidiosi, quella per la leucemia virale felina e quella per la rabbia:

  • Clamidiosi: la Chlamydia Psittaci provoca una serie di sintomi sovrapponibili a quelli dell’Herpesvirus della rinotracheite. Di solito provoca una chemosi più pronunciata, inizia da un solo occhio e raramente dà complicazioni polmonari. Il problema della Clamidiosi è che spesso i gatti rimangono portatori cronici, riacutizzando periodicamente la malattia e che è una zoonosi, si trasmette facilmente anche all’uomo, causando una fastidiosa congiuntivite. Il vaccino per la Clamidiosi si trova associato al trivalente classico, facendolo diventare un quadrivalente, ma visti i costi maggiori e visto che non copre al 100%, si preferisce usarlo solo negli ambienti a rischio, come i gattili o gli allevamenti
  • Leucemia Virale Felina: di questa malattia virale ne avevamo già abbondantemente parlato in questo articolo. Di solito la vaccinazione per la FeLV viene riservata a gatti che escono di casa e che sono effettivamente a rischio, anche perché prima di farla bisogna effettuare un esame del sangue per sapere se il gatto ce l’ha già o meno. Si fanno due vaccinazioni, a distanza di un mese una dall’altra e ci sono poi richiami annuali che possono essere o meno associati al classico trivalente
  • Rabbia: funziona esattamente come per il cane. Il vaccino per la rabbia nel gatto va effettuato a minimo tre mesi di vita, prima per legge non si può fare. La vaccinazione antirabbica prevede prima l’inserimento del microchip: il gatto a cui faccio il vaccino deve essere obbligatoriamente identificato. I richiami hanno una frequenza di 11 mesi per essere validi ai fini dell’espatrio. Si tratta di un vaccino spento che non dà nessun problema al gatto

Effetti collaterali dei vaccini nei gatti

Fortunatamente nei gatti, a differenza dei cani, ci sono meno effetti collaterali ai vaccini: difficile che un gatto abbia febbre o che manifesti uno shock anafilattico o un gonfiore diffuso sul corpo. Però qualche effetto c’è:

  • abbattimento: è rarissimo, ma può capitare che a seguito di un vaccino, un gatto sia mogio. Al gatto di solito non viene la febbre dopo il vaccino, per cui l’anno successivo sarà bene cambiare marca di vaccino
  • perdita di pelo nel punto di inoculo: in realtà capita anche con altre iniezioni, il micio perde il pelo nel punto della puntura, un circoletto tondo come una cicatrice, in cui il pelo non ricresce più
  • fibrosarcoma da iniezione: ed eccoci arrivati all’unica nota dolente del vaccino dei gatti. Nei mici esiste il sarcoma da iniezione, ma sgombriamo il campo da ogni dubbio: non è il liquido del vaccino, bensì l’azione meccanica dell’ago che perfora la pelle a scatenare questa patologia che è un vero e proprio nodulo tumorale, che può diventare anche di considerevoli dimensioni. E’ stato infatti provato a bucare semplicemente la pelle, senza iniettare nulla: se il gatto ha la predisposizione genetica a sviluppare il sarcoma, lo sviluppa anche dopo una sola puntura, indipendentemente da quello che viene inoculato. Se il gatto non ha la predisposizione genetica, gli puoi fare venti iniezioni al giorno e non svilupperà mai nulla. Qui si tratta di scegliere il male minore: è meglio non vaccinare il gatto così non gli viene il sarcoma da iniezione, ma magari mi muore di gastroenterite o è meglio rischiare, proteggerlo dalle malattie di cui abbiamo parlato prima, sperando che non sia predisposto geneticamente?

Piano vaccinale

In linea generale, un ideale piano vaccinale per un gattino sarebbe questo:

  • 2 mesi: vaccino trivalente per Panleucopenia, Herpesvirus e Calicivirus (opzionale il vaccino per la Clamidia)
  • 3 mesi: richiamo del vaccino trivalente per Panleucopenia, Herpesvirus e Calicivirus (opzionale il vaccino per la Clamidia)
  • 5 mesi: vaccino per la FeLV (come ricorderete dal nostro articolo precedente, questa è l’età minima perché il test per la FeLV abbia senso)
  • 6 mesi: richiamo vaccino per la FeLV

Successivamente i richiami saranno a scadenza annuale, così come concordato col proprio veterinario.

Una pillola di buonumore: come dormono i gatti?

Gatti che dormono in posizioni assurde

  • Gattino sul pc
  • Gatto su cane
  • Stretto strettissimo
  • Steso come i panni
  • La comodità è un'opinione
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dom 08/04/2012 da Manuela Bertoli in Gatti, Leucemia, Milano, virus.

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