Ricci di mare: la pesca illegale può minacciare la specie

Le uova dei ricci di mare vengono utilizzate in tante gustose ricette e sono considerate una vera delizia del palato da tantissime persone. Ed è proprio in questo periodo che ne vengono pescate le quantità maggiori per rifornire i ristoranti italiani. Purtroppo però i ricci sono spesso vittima di pescatori di frodo che, utilizzando strumenti vietati, pescando nelle riserve marine o in periodi di fermo biologico hanno fatto sì che la specie sia sempre meno presente nei nostri mari. La crescente scarsità dei ricci di mare ha fatto aumentare a dismisura il loro prezzo di mercato, in un circolo vizioso che si alimenta ai danni dell’animale. Pesanti le sanzioni previste nei casi di violazioni delle leggi nazionali e regionali in materia.
In estate i ricci di mare sono lo spauracchio degli incauti bagnanti che si avventurano a piedi nudi sulle distese rocciose o di poseidonia. I loro aculei infatti, si spezzano con facilità penetrando la nostra pelle e rendendo difficile l’estrazione. In inverno invece, avviene la vendetta degli esseri umani: è in questo periodo dell’anno, da Novembre a Marzo, che ne vengono pescate le maggiori quantità.
Spesso si usa distinguere i ricci di mare in ricci maschi, ossia con lunghe spine nere e privi di uova, quindi senza interesse culinario, e ricci femmina, ovvero con aculei più corti e colorati. In realtà si tratta di 2 specie differenti: l’Arbacia lixula, il cosiddetto riccio maschio e il Paracentranthus lividus. I ricci fanno parte del gruppo degli Echinodermi, al quale appartiene anche uno dei loro più ghiotti predatori: la stella di mare. Di ricci si nutrono anche diversi tipi di pesci, come i labridi e alcuni sparidi. I ricci a loro volta si nutrono prevalentemente di alghe e microorganismi.
La loro pesca è rigidamente regolamentata da leggi regionali, che variano soprattutto in base al periodo in cui i ricci possono essere raccolti.
Spesso dal pescivendolo e nei mercati vengono venduti dei piccoli bicchieri contenenti le prelibate uova di riccio, con un prezzo che varia dalle 10 alle 15 euro. Per riempire un bicchiere di uova servono almento 20 esemplari e da ciò possiamo capire come la pesca sia divenuta sempre più agguerrita nelle coste italiane.
In accordo con il decreto ministeriale decreto ministeriale del 12 gennaio 1995, in tutta Italia è comunque vietato pescarli nel periodo della loro riproduzione, da Maggio a Giugno, quando si effettua il fermo biologico. La pesca è consentita a pescatori professionisti e sportivi. Il pescatore professionista, iscritto quindi negli appositi registri, non può catturare giornalmente più di 3000 esemplari e, nel caso di pescatore subacqueo, può utilizzare le bombole di ossigeno.
Mentre il limite giornaliero per chi pratica la pesca sportiva è fissato in 50 ricci, da prendere in apnea. Ricordiamo che la taglia minima di cattura del riccio di mare: non inferiore a 7 cm di diametro totale compresi gli aculei.
Per chi viola queste norme, sono previste sanzioni pesanti come la multa fino a 12 mila euro e il sequestro dell’attrezzatura.
lun 28/02/2011 da Nicola Figlioli in animali selvatici, mare, Pesci.

















